Diano Marina
Riviera dei Fiori
Secondo alcuni studi effettuati dagli storici si è potuto apprendere che l'origine di Diano Marina è certamente assai antica, risalente al Paleolitico superiore e all'Età del Ferro. Sul territorio sono stati trovati vari reperti quali urne cinerarie facenti parte di una necropoli suffragando pertanto le tesi di una probabile origine preistorica del borgo.
L'Impero romano attorno al 200 a.C., impegnato nella conquista della regione ligure, qui costituì un piccolo borgo di sosta chiamato Lucus Bormani, "raduna sacra all'interno di un bosco" originariamente dedicata al dio Bormo o Borman. L'attuale denominazione di Diano deriverebbe proprio grazie ai Romani che vollero educare la popolazione locale al culto di Diana, dea della caccia, estirpando il dio preistorico Bomano precedentemente venerato. Dell'antica presenza romana rimangono ancora oggi costruzioni di un agglomerato urbano, scoperte durante alcuni scavi adiacenti il campo sportivo.
Secondo alcune fonti la primitiva educazione al Cristianesimo si ebbe intorno al I secolo ad opera dei santi Nazario e Celso, ai quali la popolazione dianese dedicherà in seguito una piccola chiesa vicino al campo sportivo. Tra il IX e il X secolo subì come altri paesi costieri le invasioni dei pirati Saraceni.
Un nuovo impulso all'economia del borgo, specie il settore agricolo, si ebbe nell'XI secolo quando i Benedettini - provenienti dal Piemonte - introdussero la coltivazione dell'ulivo e la conseguente produzione di olio di oliva. In questo secolo il territorio divenne dominio feudale dei marchesi di Clavesana fino al 1177 quando si eresse comune libero e autonomo. Nel 1228 diverrà parte integrante della Repubblica di Genova stringendo con il capoluogo ligure una duratura alleanza.
A seguito dell'invasione delle truppe francesi di Napoleone Bonaparte, che causerà la caduta della repubblica genovese nel 1797, fu dichiarata la Municipalità ufficiale nel 1798. Nel 1815 verrà inglobato nel Regno di Sardegna, così come stabilirà il Congresso di Vienna del 1814 anche per gli altri comuni della Repubblica Ligure, e successivamente nel Regno d'Italia dal 1861.
Nel 1887 un violento terremoto (Terremoto di Diano Marina) distrusse molte località del ponente ligure e a Diano Marina causò la distruzione dell'antico abitato storico causando numerose vittime.
L'edificio fu costruito verso la metà del XIX secolo è ad oggi sede della Biblioteca Civica e del Museo Civico Archeologico, website. Dalla sua costruzione cambiò più volte destinazione d'uso.
Anticamente fu un convento dei frati Domenicani, costruito nel XVI secolo, lungo la strada che conduce a Diano Castello. A seguito dell'invasione napoleonica nel 1798 furono soppressi gli ordini monastici, pertanto il convento fu dapprima soppresso e in seguito venduto. Durante gli anni del Ventennio l'immobile fu sede della Colonia Marina di Alessandria "Dalmazio Birago" - (Ente Opere Assistenziali). Acquistato dalla famiglia Roggeri l'immobile fu trasformato in una villa nobiliare. Dagli anni settanta è sede di una scuola primaria statale.
L'edifico, eretto al titolo di parrocchiale, è uno dei luoghi più importanti del territorio dianese. La storia della sua edificazione, ubicata adiacente il mare, è stata ricostruita dagli storici grazie a diversi scavi archeologici condotti tra il 2002 e il 2004 dall'Istituto Internazionale di Studi Liguri.
Le sette fasi edilizie sembrerebbero iniziare dal XIV secolo fino ai giorni nostri; nel particolare è stato scoperto un antico sagrato del Seicento realizzato con ciottoli bianchi - neri marini, il classico rissêu tipico di molte chiese ed edifici di culto liguri. Lo scultore Giuseppe I Gaggini entro il 1694 completa l'altare maggiore e la balaustra. Il suo interno è composto da tre navate e scandito da colonne con capitelli di ordine corinzio in stile neoclassico.
La navata centrale e il catino absidale sono stati affrescati dal pittore Raffaele Resio. Conserva al suo interno alcune tele di scuola pittorica ligure quali la Morte di san Giuseppe di Luca Cambiaso, la Deposizione di Gian Battista Casone e santa Elisabetta di Giovanni Agostino Ratti; sulle pareti del presbiterio sono presenti due opere di Luigi Morgari. Il pulpito in marmo nella quale sono scolpite le raffigurazioni di santa Chiara, sant'Antonio abate e sant'Erasmo sono opera dello scultore genovese Gio Maria Augustallo.
La chiesa fu eretta nel XVII secolo dalla famiglia Casalmiglia come cappella gentilizia. Lo stile architettonico barocco, con pianta centrale, è preceduto da un piccolo portico e una cupola con tetto in ardesia. Al suo interno l'altare in marmo è risalente al 1675.
L'edificio, ad oggi sconsacrato, è situato nella zona archeologica di Prato Fiorito ove sono stati rinvenuti gli insediamenti romani dell'antica Lucus Bormani. Fu costruito sopra ad altre costruzioni di epoca romana presentando un intricato stile architettonico di murature delle diverse epoche.
Sito adiacente il porto, è una costruzione risalente molto probabilmente al Medioevo, ma i numerosi restauri effettuati nei secoli successivi ne hanno alterato o modificato la struttura originaria; ad esempio la primaria facciata posta a settentrione fu spostata dall'altra parte. L'interno - ad unica navata - presenta oltre ad un confessionale in legno e alcuni sedili, un altare in marmo sovrastato da alcune statue lignee poste in tre nicchie. Sono presenti inoltre alcuni affreschi dei pittori Tommaso e Matteo Biasacci di Busca, già autori di alcune opere del santuario di Montegrazie ad Imperia. Gli affreschi, del 1478, raffigurano scene di vita della Vergine Maria quali la Presentazione al tempio, il Matrimonio e la Natività di Gesù.
La città è dotata della stazione ferroviaria che la collega alla vicina Imperia, sulla linea Genova - Ventimiglia.
Il casello più vicino è San Bartolomeo al Mare sulla A10 (E80) Genova - Ventimiglia o AutoFiori.
La Riviera Trasporti assicura i collegamenti verso la provincia di Imperia.
Una pista ciclopedonale di 2 km collega Diano a Imperia.

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