André Kertész. Un grande maestro della fotografia del Novecento

Palazzo Ducale . orario 11:00 - 19:00
   

Una grande retrospettiva, curata da Denis Curti, su uno dei maggiori fotografi del XX secolo: André Kertész. Orari della mostra: da martedì a domenica 11-19 (chiuso il lunedì). Biglietti: intero 10 euro; ridotto 8 euro e scuole 4 euro. Biglietti della mostra acquistabili su HappyTicket.

Oltre 180 fotografie ripercorrono, suddivise in sezioni, l'intero percorso artistico del maestro ungherese, che in più di cinquant’anni di carriera ha sempre utilizzato la fotografia come se fosse un suo diario visivo, atto a rivelare la poesia dietro le semplici e anonime cose quotidiane, catturate attraverso prospettive uniche e rivoluzionarie. La mostra è organizzata dal Jeu de Paume di Parigi, in collaborazione con la Mediathèque de l'Architecture et du Patrimoine, Ministère de la Culture et de la Communication - France, con diChroma photography e con la partecipazione di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura.

Ci lascia immagini che prediligono gli attimi, le emozioni passeggere. Foto che vivono nel ricordo e che evocano ricordi. Il profilo dei comignoli sullo sfondo del cielo. Il gioco di doppi creato dall’ombra di una forchetta in un piatto. Tutto con una capacità modernissima di reinventare il reale. Nel 1984, per preservare l’intero lavoro della sua vita, dona tutta la sua collezione di negativi e di documenti al Ministero della Cultura francese. André Kertész muore nella sua casa di New York il 28 settembre del 1985.

Considerato da Henry Cartier-Bresson il padre della fotografia contemporanea e da Brassai il proprio maestro, Kertész ha dimostrato come qualsiasi aspetto del mondo, dal più banale al più importante, meriti di essere fotografato. Tra i pionieri della fotografia straight, con i suoi costanti mutamenti di stile, temi e linguaggio, se da un lato ci impediscono di collocare il lavoro del fotografo ungherese in un ambito estetico esclusivo, dall’altro ne dimostrano la versatilità e la continua ricerca comunicativa.

Nonostante la strada sia stata il soggetto principale delle sue fotografie, non era interessato alla cronaca o agli eventi mondani, quanto alla possibilità di mostrare la felicità silenziosa dell'intimità quotidiana. Kertész ha mantenuto una linea poetica che lo tenne distante tanto dallo sperimentalismo di Man Ray, quanto dall'impegno sociale e politico che avrebbe avuto la sua definitiva consacrazione con la Guerra di Spagna del 1936.