Ronco ScriviaRonco ScriviaRonco Scrivia
28.08.201728.08.2017
orario 17:30
   

Anche quest'anno il 28 agosto, Ronco Scrivia ricorderà con una rievocazione storica, il giorno della sua "nascita" ufficiale. Fra Genova e la pianura padana, alla fine del dodicesimo secolo si sono formati i feudi imperiali, territori posseduti dalle più importanti famiglie nobili genovesi ma con un rapporto di sudditanza verso il Sacro Romano Impero. Sovente questi territori, che potevano venire suddivisi in lotti vendibili (detti carati), erano posseduti e governati da più di un signore creando difficoltà amministrative.

Il 28 agosto 1382, due cugini Spinola, Carlo e Damiano che avevano in comune il territorio di Ronco e Isola, anche se, di fatto, governavano separatamente, decidono di dividere con un atto notarile i possedimenti:"Il Partimento dei feudi". Carlo ottiene Ronco dando origine ad una "dinastia" che, quasi sempre, di padre in figlio, amministrerà fino alla soppressione dei feudi imperiali decretata da Napoleone Bonaparte.

Da una quindicina di anni, il gruppo storico Contea Spinola, con ricchi costumi dei secoli sedicesimo e diciassettesimo, fa rivivere l'epoca d'oro del feudo. La parte più corposa del gruppo rappresenta il feudatario Napoleone Spinola, che ha avuto dall'imperatore il titolo di conte di Ronco e marchese di Roccaforte e il privilegio di battere moneta in Ronco.

Per la rievocazione del 28 agosto, utilizzando la corposa documentazione fornita dall'archivio degli Spinola di Ronco, si è immaginato che, ogni anno, il feudatario organizzasse una festa per il suo popolo proprio a ricordo del "Partimento" del 1382. Ai piedi della collina del castello, il borgo antico conserva ancora ben leggibile, la struttura quattrocentesca. L'attuale amministrazione comunale ha cominciato un attento e puntuale restauro intorno al cinquecentesco palazzo Spinola, oggi sede del Comune.

Nel borgo, verso sera, si animano i "caroggi" con i popolani che aprono abitazioni e botteghe, mentre i nobili passeggiano aspettando che il marchese si affacci alla finestra del palazzo per lanciare monete al popolo affinché "faccia allegrezza".

Avendo avuto di che spendere il popolo si avvia verso le botteghe per gustare cibi, allietarsi con buon vino e assaggiare l'ippocrasso, tipica bevanda delle feste. I cambiavalute accoglieranno ai due ingressi del borgo gli "stranieri" che, per fare acquisti, dovranno munirsi delle monete in uso nel feudo.