Complesso di Porta Soprana e Casa di Colombo, Riviera ligure di Levante, Liguria
Complesso di Porta Soprana e Casa di Colombo

Porta Soprana

Porta Soprana (da Superana) era un tempo la principale porta d'accesso alla città di Genova.

La porta rimase inghiottita dallo sviluppo edilizio a cominciare dal XIV secolo e, sull'arco di entrata tra le due torri, venne costruita una casa ad un piano (aumentata poi di un altro nell'Ottocento), nelle cui stanze abitò il figlio di Samson (il boia che aveva ghigliottinato Luigi XVI al tempo della rivoluzione francese).

Le due torri, sempre nell'Ottocento, furono adibite a carcere così come avvenne per il vicino convento di Sant'Andrea (la prigione "della Torre"), ed in essa trovava posto anche l'abitazione dei carcerieri.

Il monumento, ridotto a fine secolo in una serie di edifici, una volta scomparsi i merli dai suoi spalti venne restaurato a cominciare all'incirca dal 1890 ad opera dell'architetto Alfredo d'Andrade, direttore della Sovrintendenza di Belle Arti.

Sempre a cura del laboratorio di d'Andrade venne ripristinata in questo periodo la torre settentrionale e, con essa, anche l'arco che sovrasta l'entrata della porta; furono integrate pure le sculture dei capitelli (le aquile di stile romanico pisano).

La torre meridionale rimase invece racchiusa nel perimetro di un edificio di civile abitazione sino agli anni 1930 quando, con la demolizione del quartiere di Ponticello, la struttura venne restaurata sotto la direzione di Orlando Grosso.

Casa di Colombo

Oggi adibita a polo museale storico del Comune, la casa è situata a breve distanza dalla Porta Soprana, appena al di fuori delle antiche mura medievali. Documenti storici hanno consentito di accertare che il navigatore vi ha abitato nel lasso di tempo compreso, indicativamente, fra il 1455 e il 1470.

L'edificio ha subito nel corso dei secoli molti cambiamenti, il principale dei quali dovuto al bombardamento del 1684 su Genova, allora repubblica marinara, disposto dal Re Sole.

Tali mutamenti furono contestuali a quelli apportati alla zona di Ravecca, un tempo detta di Ponticello (Pontexello in lingua originale) dal nome della piccola arteria denominata Vico Dritto Ponticello, ora non più esistente, situata poco al di fuori dell'antica Porta Soprana, al Piano di Sant'Andrea, dove sorge la casa.

La gestione della casa museo è affidata all'Associazione Culturale Genovese "Porta Soprana".

La casa che si presenta al visitatore contemporaneo è molto probabilmente una ricostruzione, effettuata nei primi anni del Settecento dell'originario edificio medioevale.

La casa fu quasi certamente colpita e distrutta, al pari di altre nella stessa zona, dal bombardamento della flotta navale di re Luigi XIV di Francia nel 1684, come notava lo storico Marcello Staglieno.

Secondo Staglieno, la costruzione al tempo di Colombo aveva due o forse tre piani e fu nel tempo restaurata sulla base dei resti originali. Documenti d'archivio attestano essere stata quella l'abitazione della famiglia di Colombo. Le ricerche di Staglieno sono state in tempi più recenti confermate dallo storico Paolo Revelli (dei cui scritti tuttavia esistono poche ed antiche edizioni), e da un altro studioso di cose colombiane, Paolo Emilio Taviani, che ha affrontato ampiamente l'argomento.

All'epoca di Colombo la casa si trovava a rientrare nell'ampliamento della cinta muraria del XIV secolo e la zona era divenuta oggetto di un intenso sviluppo edilizio, con case prevalentemente popolari. Faceva parte della parrocchia di Santo Stefano.

E' possibile che dopo la ricostruzione resasi necessaria per via del bombardamento, si siano anche aggiunti dei piani a quelli presenti nell'edificio originale, per arrivare ad un totale di cinque piani alla fine del XVIII secolo.

La casa sorge quindi nel tessuto urbano revisionato in epoca rinascimentale, ovvero fuori dalle mura medievali. L'antico vico Diritto di Ponticello è rimasto per secoli come era al tempo di Cristoforo e così pure la struttura della casa: il piano terreno ha una bottega e, a sinistra di questa, rispetto al prospetto principale, si trova la porta d'ingresso.

Un solaio a travatura in legno lo divide dal piano superiore e probabilmente così era al principio (come è possibile desumere dall'atto di cessione della famiglia Colombo alla famiglia Bavarello).

Nel 1887 la casa venne acquistata dal Comune di Genova (durante il secondo mandato del sindaco Andrea Podestà) in modo da dare una prova tangibile sulla veridicità del luogo natìo del navigatore.

Sulla facciata principale dell'abitazione è esposta una lapide con su scritto:

«Nulla Domus Titulo Degnior Paternis In Aedibus Christophorus Columbus Pueritiam Primamque Juventam Transegit»

Ovvero: "Nessuna casa è più degna di considerazione di questa in cui Cristoforo Colombo trascorse, tra le mura paterne, la prima gioventù".

Accanto alla casa di Colombo sorge il chiostro del XII secolo della chiesa e del convento di Sant'Andrea, demolito nel 1904 al momento dello sterro del colle omonimo: le pietre che costituiscono l'architettura, salvate dall'architetto Alfredo d'Andrade, vennero ricomposte in un secondo tempo nell'attuale sito.

Con la demolizione del lato nord di vico Dritto Ponticello attorno all'anno 1900, nell'ambito dei lavori che portarono all'edificazione di via XX Settembre, la casa di Colombo, che era stata costruita ponendo i suoi travi sui muri portanti delle case affiancate, non poteva rimanere in piedi una volta demolite le due laterali ad essa, per cui vennero eliminati i tre piani superiori, riducendola all'assetto attuale.