Dolceacqua, Riviera ligure di Ponente, Liguria

Dolceacqua

   

II toponimo Dolceacqua deriva quasi certamente dalla presenza di un borgo di epoca romana chiamato Dulcius trasformatosi in seguito in Dulciàca, Dusàiga e Dulcisaqua. Altri studi rivelano però anche la possibilità dell'origine celtica, dal nome Dussaga, modificato poi in Dulsàga e infine in Dolceacqua. Altre testimonianze storiche sono rappresentate dai castellari dell'età del ferro, rozze fortificazioni in pietra a secco.
Studi archeologici confermano che queste fortificazioni del territorio furono presidiati dagli intemeli dal IV secolo a.C. al IV secolo d.C in età romana, a protezione dei villaggi, dei pascoli e dei campi.
Nel XII secolo i conti di Ventimiglia fecero costruire il primo nucleo del castello controllando così gli accessi nelle valli circostanti. Il castello verrà poi acquistato nel 1270 dal genovese Oberto Doria e ampliato nei secoli successivi.
Durante l'aspro conflitto tra le fazioni guelfe e ghibelline e la rivalità fra la famiglia Doria e i Grimaldi di Monaco, nel corso del 1524 Dolceacqua si mise sotto la protezione della casata Savoia che lo eresse successivamente in marchesato nel 1652.
Nel 1815 fu annesso al Regno di Sardegna e nel 1860 al Regno d'Italia.

Il castello, costruito nel XIII secolo con torre difensiva venne poi ingrandito nel XIV secolo, chiuso tra possenti mura. Durante il Rinascimento diventò una residenza signorile fortificata, con nuovi locali affrescati e arredati. Il 27 luglio 1744 durante un episodio della guerra di successione austriaca viene parzialmente distrutto dalle truppe Francesi e Spagnole. Subì ulteriori danneggiamenti nel terremoto del 1887.
Originariamente la struttura fu composta nel XII secolo da una torre circolare, tuttora esistente al centro del complesso, e da un edificio minore dove risiedeva l'ufficio di guardia. Il castello fu ampliato nel XVI secolo dall'allora signore locale Stefano Doria, alla quale aggiunse alla precedente struttura un bastione speronato nel settore orientale e le due torri quadrate identiche.
Oggi la struttura appare come divisa in due blocchi, la parte anteriore era destinata infatti al controllo e alla sicurezza del borgo nonché locali di servizio, prigioni e magazzini; la parte retrostante, collegata con il corpo anteriore tramite un ampio cortile, era invece il luogo ove erano ubicati gli ambienti di rappresentanza e di accoglienza degli ospiti e dove risiedevano i signori locali.

Chiesa parrocchiale di Sant'Antonio abate, A Terra del XV secolo. All'interno custodisce il polittico di Santa Devota di Ludovico Brea del 1515.

Chiesa di San Giorgio del XI secolo. Nella cripta della chiesa sono ancora conservate le tombe di Stefano Doria (1580) e di Giulio Doria (1608).

Santuario dell'Addolorata del 1890.

Rovine del Convento dei Padri Agostiniani del XVI secolo.

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