Porta Soprana, Genova
   

I piccoli panini dolci preparati con un impasto a base di farina di frumento, di lievito di birra, zucchero, burro, uova, olio extravergine di oliva e la scorza grattugiata di un limone, da 7 secoli sono una vera istituzione del borgo di Dolceacqua tanto da meritarsi un giorno a loro dedicato: il 16 agosto.

La michetta di Dolceacqua rievoca un episodio in cui storia, tradizione e leggenda si intrecciano e si legano ai soprusi del tiranno Imperiale Doria, risalendo al XIV secolo.
Il crudele marchese in quegli anni reintrodusse l'uso dello jus primae noctis. Lucrezia, bellissima fanciulla diciannovenne e promessa sposa, decise di comune accordo con il suo fidanzato, un giovane di cui si conosce solo il cognome Basso, di sposarsi in segreto per sfuggire all'odioso editto. Nonostante tutte le attenzioni i due sposi furono scoperti e le guardie del marchese rapirono Lucreazia per portarla al Castello. L'incrollabile rifiuto della ragazza di concedersi al tiranno costrinse il marchese Doria a piegare la sua volontà facendola rinchiudere nelle segreta senza cibo e acqua. A nulla valse la tortura e Lucrezia preferì lasciarsi morire di fame.
Il giovane fidanzato e la gente di Dolceaqua venuti a conoscenza dell'orrendo destino riservato alla ragazza meditarono vendetta.
Il ragazzo, nascosto in un fascio di fieno, riuscì nella notte tra il 14 e il 15 agosto a entrare nelle scuderie del marchese e con la complicità di una guardia raggiunse la stanza di Doria, dove armato di pugnale costrinse il tiranno ad abolire l'editto dello jus primae noctis.
Le donne di Dolceacqua, in ricordo del sacrificio di Lucrezia per la loro libertà, decisero di preparare un dolce a perenne ricordo dell'avvenimento. Nacque così la michetta al grido "Omi, au a michetta a damu a chi vuremu nui!" "Uomini, adesso la michetta la diamo a chi vogliamo noi".

Ancora oggi ogni 16 agosto il borgo celebra la sua eroina con una grande festa tra i caruggi, bevendo Rossese di Dolceacqua e gustando le prelibate michette.