Vigneti Liguri

Vini della Liguria

   

Coltivati sulle impervie colline liguri a picco sul mare, i vitigni autoctoni sanno regalare profumi e sensazioni al palato uniche.

Riviera Ligure di Ponente Vermentino

Il Riviera Ligure di Ponente Vermentino è un vino DOC la cui produzione è consentita nelle province di Genova, Imperia e Savona.
Ha un colore paglierino; un odore delicato, caratteristico, fruttato; un sapore asciutto, fresco, armonico, delicatamente fruttato.

Riviera Ligure di Ponente Pigato

Il Riviera Ligure di Ponente Pigato è un vino DOC la cui produzione è consentita nelle province di Genova, Imperia e Savona.
Ha un colore giallo paglierino più o meno carico; un odore intenso, caratteristico, leggermente aromatico; un sapore asciutto, pieno, lievemente amarognolo mandorlato.
Particolarmente indicato con le trofie al rosmarino.

Riviera Ligure di Ponente Rossese

Il Riviera Ligure di Ponente Rossese è un vino DOC la cui produzione è consentita nelle province di Genova, Imperia e Savona.
Ha un colore rosso rubino chiaro; un odore delicato, caratteristico, vinoso; un sapore asciutto, delicato, morbido, amarognolo.

Riviera Ligure di Ponente Ormeasco

Il Riviera Ligure di Ponente Ormeasco è un vino DOC la cui produzione è consentita nella provincia di Imperia.
Ha un colore rosso rubino vivo; un odore vinoso, gradevole, caratteristico; un sapore: asciutto, gradevole, leggermente amarognolo, di discreto corpo.

Rossese di Dolceacqua

Il Rossese di Dolceacqua è un vino prodotto nel ponente ligure, ed esattamente in val Nervia, in provincia di Imperia.
Questo vino prende nome dal borgo di Dolceacqua. Pare che Papa Paolo III Farnese fosse un suo estimatore.

Il Rossese di Dolceacqua si produce con la qualità d'uva Rossese: è un vino di colore rosso rubino, dal sapore sapido, morbido, fragrante e corposo e profumo intenso. Può essere abbinato sia alle carni bianche sia a quelle rosse, ma può essere gustato anche in altri momenti del pranzo (primi, formaggi ecc.) o con alcuni tipi di pesce.

Data l'esiguità della produzione, le bottiglie di Rossese di Dolceacqua sono reperibili quasi esclusivamente in zona. Le richieste del mercato locale si orientano ad un prodotto giovane, leggero, da consumare nell'arco dei 2-3 anni, senza farlo eccessivamente invecchiare. Tuttavia le migliori selezioni vengono nobilitate dal medio e lungo invecchiamento: si ha infatti la prova di degustazioni verticali a ritroso nel tempo sino a vini di oltre 15 anni: il patrimonio dei profumi evolve in questi casi sino a dare impagabili sensazioni olfattive che vanno dal rabarbaro al cuoio, passando dal pepe all'incenso. Si serve ad una temperatura tra i 16 e 18 gradi, alcuni amano berlo, se giovane, anche fresco.

La qualifica Superiore si deve ad un invecchiamento minimo di 1 anno e ha una gradazione alcolica non inferiore a 13 gradi.

Il vino Rossese di Dolceacqua, quando pienamente espresso, ha alcune caratteristiche visive, aromatiche e tattili che lo accostano al Pinot Noir, con cui l'uva non è geneticamente imparentata. Con l'evoluzione in bottiglia questa contiguità espressiva diventa via via più affascinante.

Il profumo è lieve, fragrante e floreale da giovane, se giustamente affinato si fa intenso e persistente, con sentori complessi di rosa leggermente appassita e di fragola di bosco matura.

In bocca è poco tannico, di notevole ed elegante sapidità, con caratteristico fondo amarognolo. Nelle realizzazioni più semplici può avere struttura molto leggera, mentre le migliori selezioni esprimono volume e morbidezza in bocca unite ad un tenore alcolico piuttosto sostenuto.

Abbinamento gastronomico tipico: con l'antico e tradizionale stufato di capra con i fagioli, capretto ripieno, agnello al forno, coniglio all'erbette, vitella all'uccelletto, terrina di fagiano, faraona alla crema con funghi, tordi in casseruola e formaggette dell'alta val Nervia.

Abbinamento gastronomico alla tavola di tutti i giorni: se giovane con pesce azzurro, salumi rossi di media stagionatura persino sashimi di tonno; se invecchiato, con tutti quei piatti dotati di discreta materia grassa o dolce, coi quali la sapidità e la speziatura naturale del Rossese di Dolceacqua si fondono splendidamente.

Colli di Luni

Colline di Luni è una Denominazione di Origine Controllata che comprende vini bianchi e rossi, prodotti in Provincia della Spezia.

Colline di Levanto

Colline di Levanto è una Denominazione di Origine Controllata che comprende vini bianchi e rossi, prodotti in Provincia della Spezia.
Per i bianchi i vitigni sono gli autoctoni Bosco e Albarola di antiche origini, col tempo si è unito anche il Vermentino
Per i rossi i vitigni sono il Sangiovese per almeno il 40% e il Ciliegiolo per almeno il 20%. Come integrazione si possono comunque utilizzare anche altri vitigni a bacca nera dal 20% al 40%.

I bianchi si dividono poi in cru a seconda dell'esposizione della vigna al sole e della collina.
Si produce anche un ottimo passito che non è da meno dello Sciachetrà prodotto nelle Cinque Terre.

Sciachetrà

Lo sciachetrà è un vino passito, dolce e liquoroso, prodotto nelle Cinque Terre da uve che provengono dai celebri terrazzamenti. Oltre a vantare una storia millenaria e ad essere conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, ha ottenuto la Denominazione di Origine Controllata ed è stato riconosciuto come presidio Slow Food.

Nei luoghi di origine questo vino è spesso chiamato col nome tradizionale di «rinforzato» o «vino dolce», rispettivamente refursà e vin dùse nei dialetti locali della lingua ligure. Il termine "sciachetrà", con cui il rinforzato è commercializzato e ormai ovunque conosciuto, sembra essere invece piuttosto recente, essendo attestato soltanto verso la fine dell'Ottocento. Pare che uno dei primi a utilizzarlo sia stato il pittore macchiaiolo Telemaco Signorini, il quale, nel suo scritto di memorie Riomaggiore,ricordando le tante estati trascorse nel borgo delle Cinque Terre, afferma che «in settembre, dopo la vendemmia, si stendono le migliori uve al sole per ottenere il rinforzato o lo sciaccatras».

L'etimologia del vocabolo è incerta. La più probabile è quella che lo fa derivare dal verbo «sciacàa» (schiacciare), utilizzato per indicare l'operazione di pigiatura dell'uva. Se questa ipotesi fosse vera, se ne potrebbe allora dedurre che la denominazione più antica e originaria sia proprio quella di «sciachetrà», sostituita poi in tempi più recenti da «refursà». Accade spesso, infatti, che le parole dialettali più antiche e più lontane dall'italiano vengano via via sostituite, a causa del predominio sociale e culturale della lingua nazionale, dai corrispodenti vocaboli toscani, se pur sottoposti a un processo di assimilazione fonetica alla lingua locale. D'altro canto, vi è da osservare che mentre il termine «refursà» indica una caratteristica propria del vino passito, il vocabolo "sciachetrà" rimanda invece a un'operazione, quella della pigiatura, compiuta per qualsiasi tipo di vino.

Quel che è certo è che la presenza del suono /k/ lungo - ossia della doppia "c" - è dovuta all'erronea comprensione del toscano Signorini, come dimostra la circostanza che nello scritto del pittore macchiaiolo si trovano frequentemente simili errori di trascrizione e soprattutto come conferma il dato di fatto che nei dialetti locali della lingua ligure non esistono consonanti doppie. La stessa Cooperativa Agricoltura delle Cinque Terre è incorsa nel medesimo errore, mutando la denominazione «sciachetrà» che compariva originariamente sulle sue bottiglie in «sciacchetrà» e venendo seguita sulla stessa strada dal Parco Nazionale delle Cinque Terre e da altri produttori.

Lo sciachetrà viene prodotto con le qualità d'uva Bosco (60%), Albarola e Vermentino (40%). Si tende comunque a preferire l'uva Bosco in quanto la buccia degli acini è più resistente e quindi si presta meglio all'appassimento senza rompersi.

Ha un colore da giallo dorato a giallo ambrato; un odore gradevolmente profumato; un sapore da dolce a quasi secco, gradevole.

Particolarmente indicato in abbinamento a formaggi o al dolce.

Vino DOC Cinque Terre

Il Cinque Terre è un vino DOC la cui produzione è consentita esclusivamente nell'omonimo territorio della provincia della Spezia. Si produce con i vitigni Bosco, Albarola e Vermentino.
Ha un colore giallo paglierino più o meno intenso; un odore delicato; un sapore secco, caratteristico, gradevole.

Accompagna la cucina di mare dall'antipasto al secondo. Acciughe salate, acciughe ripiene impanate e fritte, torte salate, focacce liguri, pasta con crostacei, risotto alla marinara, pesce nobile di mare al forno (rombo, spigola, orata, san pietro).

Golfo del Tigullio Bianchetta Genovese

Il Golfo del Tigullio Bianchetta Genovese è un vino DOC la cui produzione è consentita nella provincia di Genova.
Ha un colore giallo paglierino più o meno carico; un odore fine, delicato, discretamente persistente; un sapore secco, sapido, pieno, caratteristico.

Golfo del Tigullio Ciliegiolo

Il Golfo del Tigullio Ciliegiolo è un vino DOC la cui produzione è consentita nella provincia di Genova.
Ha un colore da rosso cerasuolo a rosso rubino; un odore fruttato, intenso, persistente; un sapore sapido, di buon corpo, armonico.

Lumassina

Il Lumassina è un vino che viene prodotto dal vitigno omonimo in un'area abbastanza circoscritta della provincia di Savona, tra l'entroterra di Noli e quello di Finale Ligure (particolarmente nei dintorni della frazione di Varigotti), dove viene chiamata Mataòssu.

Nel comune di Quiliano questo vitigno viene chiamato anche Buzzetto, dalla consuetudine di vendemmiare le uve leggermente acerbe (buzze in lingua ligure).

Il Lumassina è un vino dal colore giallo paglierino, con sapore secco ed acidità generalmente spiccata; ha un profumo delicato di susina gialla. Va servito fresco tra 10 e 11 gradi e consumato nei primi due anni di vita. Non va fatto invecchiare eccessivamente.

Può essere abbinato al pesce: in particolare spigola alla ligure con olive taggiasche e patate, ma anche con le fritture.

Una curiosità, il termine lumassina in lingua ligure significa anche lumachina.

Golfo del Tigullio Moscato

L'Oasi del Monte Dente, nome completo Oasi provinciale di Protezione della Fauna del Monte Dente è un'area faunistica gestita dal 1997 da Lipu che si estende tra le province di Genova e Savona nell'area del Parco naturale regionale del Beigua ed è compresa tra i comuni di Genova, Tiglieto e Masone.

L'oasi tutela il Monte Dente, un monte di grande importanza per l'avifauna migratoria e non; sono, infatti, segnalate ben 110 specie di uccelli, dei quali 45 nidificanti. Vanno citati il codirossone, la tottavilla, il calandro, il corvo imperiale e la pernice rossa tra i passeriformi, vi sono anche numerosi rapaci. Tra i mammiferi sono presenti il cinghiale, la lepre e in particolar modo il capriolo.

A rappresentanza della flora selvatica vi sono piante del genere Drosera ma anche fiori particolari come il tulipano selvatico e il giglio martagone. Sono presenti anche alberi come il faggio, il rovere e il sorbo.

Bianco di Coronata

Il Bianco di Coronata è un vino a Denominazione di Origine Controllata (sotto-denominazione della DOC Vino Val Polcevera), prodotto nella zona di ponente del comune di Genova, e più esattamente sulle colline di Coronata e di Morego, ed in località Belvedere, Sestri Ponente, Fegino e Borzoli.

Di questo vino, apprezzato durante il suo soggiorno genovese, parlò Stendhal nel suo celeberrimo resoconto di viaggio intitolato Viaggio in Italia.

Il Bianco di Coronata si produce con le uve dei vitigni Bianchetta Genovese, Vermentino ed Albarola da soli o congiuntamente per almeno il 60%; possono inoltre essere utilizzate le uve dei vitigni Pigato, Rollo e Bosco per un massimo del 40%.

E' un vino dal colore giallo paglierino scarico, con lievi riflessi dorati, ha sapore secco, vivo e delicato con una sfumatura di gusto sulfureo che ne è la caratteristica. Deve avere una gradazione alcolica non inferiore a 11 gradi. Va consumato entro un anno dalla vendemmia. Va servito ad una temperatura tra i 10 e gli 11 gradi.

Può essere abbinato a diversi piatti della cucina ligure, dai primi, al polpo e al pesce, alle fritture, ma anche a molti altri piatti tipici regionali come focaccia e torte.

Granaccia di Quiliano

Vino rosso asciutto di colore rosso intenso con orli violacei da giovane, si fa rubino vivace con tonalità tendenti al granato, dopo un giusto affinamento (3-4 anni), se più affinato assume un colore rubino scarico con orlo aranciato (6-8 anni).
Odore vinoso e fragrante da giovane, si fa ampio, persistente con sentori di piccoli frutti boschivi e di resine.
Il sapore è asciutto, caldo, morbido e vellutato, di straordinario equilibrio e personalità quando è all'apice.

Viene prodotto per l'85% con uve provenienti dal vitigno Alicante (localmente denominato Granaccia), mentre per il restante 15% possono concorrere uve dei vitigni a bacca di colore analogo, non aromatici, raccomandati e/o autorizzati per la Provincia di Savona.

Viene servito ad una temperatura di 18°C, in bicchieri a forma di grande ballon, per meglio apprezzare l'intenso bouquet e a stelo alto.
Dà il meglio di se nel periodo che va dai 3 ai 5 anni, sebbene le grandi annate possono superare tale limite, migliorando le caratteristiche del vino. Deve essere conservato in posizione coricata negli scomparti più bassi della cantina, ad una temperatura costante tra i 10 e i 14°C.

Adatto ad accompagnare portate come tordi al ginepro, pasticcio di lepre in salmì, filetto tartufato in crosta, faraona alla crema di funghi, pernice in terrine e formaggi lievemente stagionati.
Il vino con il suo intenso profumo, unito ad uno straordinario velluto, valorizza ed esalta gli aromi complessi e i sapori composti dei piatti elencati.

Nostralino

Vino di colore rosato che deriva dalla sapiente miscela di diversi uvaggi della zona, a base di Trebbiano, Vermentino, Rossese, Sangiovese e Madera. Tipico dei territori di Finale Ligure, Ranzi e Pietra Ligure.

Val Polcevera

Val Polcevera è una Denominazione di Origine Controllata che comprende vini bianchi e rossi, prodotti in provincia di Genova, in particolar modo dalle colline intorno ai paesi di Coronata, Rivarolo, Murta, Fegino e da Sant'Olcese. Per i bianchi vengono utilizzati i vitigni Bianchetta Genovese, Vermentino e Lumassina. Per i rossi e i rosati, invece, si utilizzano i vitigni Barbera e Ciliegiolo.