Vigneti in Val Bormida
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La Val Bormida

Riviera delle Palme

Cairo Montenotte

Cairo Montenotte è l'unica vera città dell'entroterra ligure.
Le principali attrazioni artistiche sono contenuto nel suo ottimamente conservato centro storico, come Porta Soprana e via dei Portici.

Il Santuario di Nostra Signora delle Grazie è sorto sui ruderi o nelle immediate vicinanze di un tempio pagano; l'attuale struttura nasconde i resti di una cella di San Donato dei monaci Benedettini già citata nel 992 e che divenne pieve nel 1014.

L'Abbazia di Ferrania, o Ferranica secondo la tradizione medievale, è uno dei più antichi insediamenti della zona. La struttura, sita nel borgo di San Pietro, ha conservato l'impianto originale, trasformando in abitazioni quelli che erano gli immobili del convento.

Nell'area sorgono tre castelli.
Il Castello di Cairo costruito nel XI - XII secolo viene posto sotto il controllo di Ottone I Del Carretto, venduto poi a Genova, e infine abitato dagli Scarampi dal XIV al XVII secolo. Nel XVII secolo viene distrutto durante le guerre dei Savoia, mentre nel 1627 l'esercito sabaudo attacca e bombarda nuovamente la città di Cairo, il cui castello viene ridotto ad un rudere.
Il Castello di Rocchetta di Cairo, citato per la prima volta il 5 novembre 1235, venne ceduto dai Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni a favore di Ottone I. Fra le sue rovine fu trovato un sigillo papale di Paolo IV nella quale invitava a scacciare il nemico spagnolo.
Il Castello di Carretto, risalente alla seconda metà del XIII secolo. Dal castello è possibile vedere gli altri manieri locali di Rocchetta, Cairo e Dego.

Millesimo

La storia di Millesimo inizia il 9 novembre 1206, quando il marchese Enrico II Del Carretto, apud pontem Millesimi, fa redigere l'atto di fondazione del Comune, accompagnandolo a tutta una serie di franchigie e immunità per chi avesse scelto di abitare all'interno del borgo.

Il nome del paese è tuttora oggetto di disputa.
Tra le ipotesi formulate la più affascinante è quella che prende spunto da un diploma imperiale del 917, in cui gli abitanti del luogo sono definiti plebs melosina (dal greco mélos), per indicare la loro indole dolce e la loro attitudine al canto.
Un'altra ipotesi è invece quella derivata dal nome dialettale del paese "Mrésciu", collegando la sua radice al termine locale mré, che designa le aree soggette alle inondazioni del fiume Bormida; in seguito il nome sarebbe passato, per estensione, a identificare l'intero borgo.
Infine vuole la leggenda che Millesimo sia stata fondata in epoca romana da un soldato della legione di Pompeo che, stanco per le lunghe marce che lo vedevano sempre ultimo della fila, e quindi miles imus, al ritorno dalla Spagna non volle più proseguire e si fermò qui.

La caratteristica forma triangolare del centro storico di Millesimo, avente come vertice il castello e come base il palazzo dei Del Carretto, è ben visibile dall'alto, e in tutte le carte d'epoca ed è sicuramente l'attrazione turistica principale del paese.

Ponte della Gaietta o "ponte vecchio" è il simbolo del borgo ligure è uno dei pochi esempi in Italia di ponte fortificato. Il corpo originario risale al XII secolo e si trova citato nell'atto di fondazione del borgo. La torretta serviva come porta sorvegliata per l'accesso a Millesimo dal lato occidentale.

Poco distante dal ponte si trova la casa presso la quale il marchese Enrico II del Carretto firmò nel 1206 l'atto di fondazione del borgo.

Il Castello, edificato da Enrico II a difesa dell'abitato, con i castelli di Cengio, Cosseria e Roccavignale costituiva un quadrilatero a protezione della via tra Piemonte e Liguria attraverso le Langhe. La torre in pietra, il maschio e la parete est sono le parti più antiche, risalenti alla seconda metà del XIII secolo. Nel 1989 fu acquistato dal Comune che dieci anni dopo ne iniziò l'opera di restauro e recupero funzionale.

Villa Scarzella, circondata da un magnifico giardino ai piedi del castello, fu edificata nel 1855 da Giuseppe Scarzella che quattro anni prima aveva acquistato i ruderi del castello e il relativo lotto di terreno per costruirvi una residenza estiva. La villa venne ampliata dal figlio ingegnere Alberto Scarzella, sindaco di Millesimo dal 1888 al 1913.
Acquistata dal Comune nel 1989, è ora sede del Museo Napoleonico e del Centro visitatori del Bric Tana e della Valle dei Tre Re.
Nell'atrio spicca un arco di pietra arenaria perfettamente conservato. Nel 1882 i Del Carretto lo cedettero al Comune di Millesimo.
Nella sala consiliare, oltre a pregevoli armature, si trova l'altare presso il quale, il 17 agosto 1809, Papa Pio VII, prigioniero di Napoleone, assistette alla Messa. Nella sala della Giunta, al piano superiore, il 15 o 16 aprile 1796 il Bonaparte ricevette le bandiere strappate ai Piemontesi dopo la presa del castello di Cosseria.

Chiesa parrocchiale, di proprietà dei monaci di S. Antonio Abate, era uno dei tre monasteri esistenti in Millesimo. Fu consacrata nel 1467 da Pietro del Carretto, primo Vescovo di Alba. Nell'interno si trovano opere pregevoli: l'acquasantiera in marmo bianco del 1484, l'altare maggiore (eretto nel 1723, quando la chiesa fu prolungata con il coro) e la statua della Madonna del Carmine, che viene portata in processione alla festa patronale il 16 luglio, e il crocifisso, opera barocca della scuola del Maragliano.

Santa Maria extra muros è situata come dice il nome stesso appena al di fuori del centro storico. E' un edificio a pianta basilicale del XII secolo, di stile romanico, diviso in tre navate da archi a tutto sesto e dotato di un campanile a cinque ordini del XV secolo. Questa pieve si trova citata su un documento del 998 con la denominazione di S. Petri de Melesino. Dopo secoli di incuria e di abbandono durante i quali è stata anche cimitero del paese, a partire dal 1960 è stata restaurata e restituita al culto. L'interno presenta una pregevole vasca battesimale risalente alle origini della chiesa e interessanti affreschi in stile gotico, oggetto di una recente campagna di recupero.

Monastero di S. Stefano, di proprietà dei monaci del Monastero di S. Pietro di Savigliano, fu acquistato dal marchese Enrico II del Carretto e donato nel 1216 alle monache dell'ordine cistercense di Santa Maria de Betton (in Savoia).
Accanto all'originale chiesa romanica, trasformata nel '600 in forme barocche, nel XV secolo fu aggiunto il chiostro con eleganti capitelli in pietra arenaria. In un cortile adiacente alla chiesa si trova un interessante affresco del XIV secolo, rappresentante la Madonna, S. Stefano e la famiglia del Carretto. Nel 1802 il monastero venne soppresso e da allora è proprietà privata. Durante i primi anni del '900, per volontà del proprietario, il marchese Carlo Centurione Scotto, i Coppedè ne curarono la ristrutturazione secondo i modelli del revival gotico-rinascimentale.

Altare

Altare è famosa per la sua lunghissima tradizione vetraria che pare risalire all'anno 1000, quando alcuni maestri fiamminghi importarono quest'arte nel borgo medievale ligure.
Il vetro di Altare era un prodotto largamente apprezzato tanto da essere esportato in tutta Europa.
Questa tradizione è viva ancora oggi e può essere ammirata nel Museo del Vetro, dove sono esposti centinaia di oggetti prodotti dal 1889 a oggi tra cui molti capolavori in stile liberty.

Piana Crixia

Al confine con il Piemonte, all'interno dell'area comunale di Piana Crixia, si trova una zona protetta il cui paesaggio naturale è caratterizzato da singolari fenomeni erosivi.

A 3 km dopo Dego si trova il famoso fungo. Un enorme masso alto 14 metri e con un gigantesco cappello del diametro di 4 metri.

Proseguendo sulla strada principale dopo due chilometri, in direzione Alba, si incontra un'altra zona ricca di formazioni argillose e rocciose. Numerosi percorsi escursionistici attraversano questo affascinante paesaggio.

Roccavignale

Il toponimo Roccavignale deriverebbe, secondo le fonti locali, da Rocca Vineale per l'abbondanza dei vigneti sul territorio comunale.

Il territorio era già abitato in epoca neolitica, come testimonia il tumulo funerario (dolmen) rinvenuto nella località di Curino.
La prima citazione ufficiale del comune risale al 998 dove, con il solo nome di Vineale, viene inserito in un diploma imperiale. In seguito fu possesso dei marchesi Del Carretto che qui costruirono un locale castello per la difesa del borgo; dopo tale edificazione il borgo venne identificato con il toponimo di Rochae Vinealis.

Il comune è situato nell'alta val Bormida in una piccola valle del torrente Zemola chiusa dal rilievo del Bric San Bernardino (760 metri), al confine con la provincia di Cuneo in Piemonte.

Una curiosità del borgo è rappresentata dal particolare dialetto parlato nella frazione di Strada. Si tratta di un antico gergo locale, parlato esclusivamente dai soli abitanti della zona, utilizzato dagli antichi commercianti ambulanti della frazione (che si definivano Picapòrte) per riconoscersi tra di loro.

Ogni anno il 22, 23 e 24 dicembre la Pro Loco di Roccavignale, realizza la rappresentazione del presepe vivente all'interno del borgo medievale della frazione Strada, per l'occasione illuminato da torce a vento che contribuiscono a rendere ancora più suggestivo l'ambiente. La manifestazione impegna oltre 250 persone tra figuranti e organizzatori. Nelle piazze e nei vicoli si dà origine alle botteghe degli artigiani, alle esibizioni degli artisti, ai bazar di vendita, ai balletti di corte.

Tra i territori comunali di Roccavignale e Murialdo è presente e preservato un Sito di Interesse Comunitario nell'area boschiva della Croce della Tia e del rio Barchei, ai confini con il Piemonte, in cui insistono faggete (Fagus sylvatica) e formazioni miste di latifoglie; tra le particolarità di quest'area figura l'uva ursina (Arctostaphylos uva-ursi), molto rara in Liguria.

Famoso è il Dolmen di Roccavignale. Riconducibile probabilmente alla cultura megalitica del neolitico europeo, il dolmen sorto nella località di Curino nei pressi della frazione di Valzemola, ha una struttura a pianta rettangolare (una piccola camera funeraria con entrata ad ovest) realizzata da prismi ciclopici di ortogneiss. Chiuso a sud da un grande masso, quattro grandi massi verticali costituiscono le pareti laterali, mentre tre lastroni affiancati formano la copertura di questo dolmen roccavignalese; all'interno grossi elementi litoidi testimonierebbero la presenza dei resti di un pavimento.

Merita una visita il Castello di Roccavignale. Eretto nel Medioevo dai marchesi Del Carretto fu costruito, con pianta trapezoidale, per la difesa del borgo e dell'intera valle del torrente Zemola. Nel 1796, durante l'assedio di Napoleone Bonaparte, fu dato alle fiamme così come il borgo sottostante.

Osiglia

Il territorio presenta vaste aree di boschi di castagno con la presenza, tra gli altri, di due esemplari monumentali detti "della Valle" e del "Tecchio del Gamba" con circonferenze rispettive di tre e cinque metri[4]. Tra le vette del territorio di Osiglia si possono ricordare il Ronco di Maglio (1.109 m s.l.m.), ai confini con Bormida, e tra questo e il colle Baltera il Bric della Croce (911 m).

Osiglia è conosciuta per il suo lago artificiale, realizzato tra il 1937 e il 1939 per alimentare la centrale elettrica di Cairo Montenotte. Per la sua realizzazione fu necessario sacrificare un villaggio rurale, quest'ultimo visibile ad ogni prosciugamento dell'invaso circa ogni dieci anni.
Il bacino artificiale sul torrente Osiglietta è attualmente l'invaso d'acqua dolce più vasto della provincia savonese con i suoi 13 milioni di metri cubi d'acqua e i 3 km circa di lunghezza. Il lago è anche una riserva di pesca, nonché sede di alcune manifestazioni sportive quali la pesca sportiva o gare di canoa.

Nel territorio comunale di Osiglia sono presenti e preservati due Siti di Interesse Comunitario. Il primo sito, condiviso con Bormida, Mallare e Pallare, è collocato nell'area boschiva del Ronco di Maglio e zone adiacenti in cui insistono faggete (Fagus sylvatica) e boschi misti. Oltre ad alcune specie di orchidee, sono segnalate in questa area il giglio martagone (Lilium martagon) e la campanula toscana (Campanula medium). Tra gli uccelli il picchio muratore (Sitta europaea) e il falco pecchiaiolo (Pernis apivorus); tra gli invertebrati il Carabus solieri liguranus, Philorhizus liguricus e Haptoderus apenninus.
Il secondo, condiviso con Bardineto, Boissano, Bormida, Castelvecchio di Rocca Barbena, Giustenice, Loano, Magliolo, Pietra Ligure, Rialto e Toirano, è collocato nell'area boschiva tra il monte Carmo di Loano e il monte Settepani in cui insistono foreste, praterie, versanti rupestri, cavità di interesse speleologico e formazioni carsiche; nella stessa area è presente la Foresta regionale della Barbottina. Oltre alle zone boschive comprensivi di faggi, pini silvestri e abeti bianchi, sono segnalate le presenze del rododendro, del ginepro nano del Bric dell'Agnellino, la campanula di Savona (Campanula sabatia), la genziana ligure (Gentiana ligustica), le orchidee, la primula marginata (Primula marginata), lo zafferano ligure (Crocus ligusticus) e l'arnica montana (Arnica montana). Tra le specie animali il pesce sanguinerola (Phoxinus phoxinus) e il gambero di fiume (Austropotamobius pallipes); tra i mammiferi il gatto selvatico (Felis silvestris) e alcuni rinolofi della specie dei chirotteri (Rhinolophus ferrumequinum, Rhinolophus euryale, Rhinolophus hipposideros).

Il Castello di Osiglia. Eretto dalla famiglia Del Carretto, il maniero fu abbandonato nel XVII secolo con lo spostamento della nuova via di comunicazione. Distrutto definitivamente negli scontri del 1796 dall'esercito francese di Napoleone Bonaparte, rimangono ad oggi soltanto qualche rudere della cinta muraria e dei bastioni sopra un'altura rocciosa che domina il paese. Tuttavia è ancora ben conservata l'attigua "casa del Marchese".

Tra le architetture religiose segnaliamo la Chiesa parrocchiale del Santissimo Nome di Maria nella località di Borgo. L'attuale edificio fu rifatto nel corso del XVII secolo in stile barocco molto probabilmente sui resti di una preesistente chiesa del XIV secolo.
La Chiesa-cappella di San Giacomo nella frazione di Ronchi, in località Magione. Già luogo di sosta per i pellegrini in epoca medievale, l'antica chiesa fu proprietà dal 1267 dei Templari e, in seguito, dei Cavalieri dell'Ordine di Malta. Oggi la chiesa presenta una semplice facciata a capanna con piccolo campanile a vela; al suo interno affreschi del 1470.




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