Ventimiglia
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Ventimiglia e dintorni

Riviera dei fiori

Ventimiglia

Sorge sulla foce del fiume Roia in un'area caratterizzata da una ricca vegetazione di palme e di eucalipti.

Già nella preistoria qui stanziavano gli Intemeli, una tribù ligure che nel 180 a.C. venne soggiogata dai romani. Su questo suolo i nuovi dominatori prima un accampamento militare stabile e quindi una città che chiamarono Albintimilium.

Situata al punto d'incrocio tra la strada costiera e i più importanti collegamenti nord-sud con il Piemonte, la città di Ventimiglia ha sempre avuto un'importanza strategica e nel Medioevo fu a residenza del potente casato dei conti di Ventimiglia.

La città si suddividie in due parti completamente diverse.
Nella piana a est del fiume si trova il centro moderno, dove vale la pena fare una passeggiata tra le ricche bancarelle del mercato coperto in corso della Repubblica e sul lungomare. Ogni venerdì, in occasione del mercato settimanale più grande d'Italia, questa zona della città si anima di vita.
Ad ovest del fume in collina si trova il centro storico. Qui le strette viuzze e le numerose scalinate si inerpicano attraverso edifici centenari.
Per accedere al centro medievale bisogna oltrepassare la Porta Marina, risalente al XVI secolo. Le altre porte della città sono Porta Nuova e Porta Nizza.
Porta Canarda, a doppio arco gotico, è stata eretta nel XIII secolo e fatta restaurare nel 1887 da Sir Thomas Hanbury; costituiva la porta d'accesso occidentale alla città murata, e sotto di essa passava la via Julia Augusta.
Nel groviglio di vicoli si erge la Cattedrale, la cui costruzione iniziò intorno all'anno 1000 e terminò solo nel XIII secolo. Elementi di pregio solo il campanile romanico con successivi rifacimenti barocchi e il portale. L'interno di grande effetto ha invece un'impronta puramente romanica. La cripta della cattedrale risale a un edificio precedente costruito in epoca carolingia.
Vicino alla chiesa si trovani il Battistero del XI secolo e il Monastero delle Canonichesse Lateranensi, fondato nel 1668 sulle rovine del castello medievale dei conti di Ventimiglia.

Percorrendo via Garibaldi si costeggiano la Loggia del Parlamento, risalente al XIV-XV secolo, e l'Oratorio dei Neri (o di San Secondo), un edificio tardo barocco. Infine si giunge in piazza San Michele da dove si può ammirare un indimenticabile panorama sulle montagne e sulla val Roia.
La vicina chiesa di San Michele risale al 1100 e fu la cappella di famiglia dei conti di Ventimiglia.
Vicino alla chiesa, nell'atica cinta muraria, si apre la Porta Piemonte al cui fianco si trova una fontana rinascimentale detta Funtanin.

Salendo da Porta Piemonte si può raggiungere Forte San Paolo, da cui si gode una splendida vista sul litorale. Il forte è stato eretto dai genevesi nel XIII secolo.

Ancora più in alto, a 345 metri, si erge Castel d'Appio. La costruzione anch'essa dei genovesi sorge su fondamenta preistoriche e romane.

In corso Genova, a circa 1,5 km dal centro, si trovano i resti del teatro romano, eretto nel II secolo e con una capienz di circa 5.000 spettatori.

I giardini di Villa Hambury

I giardini Hanbury, voluti e creati da Thomas Hanbury si estendono, sul promontorio della Mortola a pochi passi da Latte, frazione di di Ventimiglia. Un giardino botanico delle meraviglie, baciato dal sole e esaltato dalla grande varietà dei punti visivi valorizzati da una cornice di vegetazione lussureggiante, nella quale la macchia mediterranea si confonde ed associa con le specie esotiche più disparate, una straordinaria raccolta di circa seimila piante coltivate all'aperto.

Balzi Rossi

Il clima temperato e le numerose grotte del tratto di costa da Ventimiglia e Nizza hanno fatto sì che questo fosse uno dei primissimi territori abitati di tutta Europa.
All'interno delle grotte dei Balzi Rossi, nelle immediate viicinanze del confine con la Costa Azzurra, sono state ritrovate ossa umane che risalirebbero a circa 250.000 anni fa.
Nel Museo Preistorico del Balzi Rossi sono esposti utensili fabbricati dall'uomo di Neanderthal e dall'Homo Sapiens, nonché scheletri e foto di pitture rupestri.

Bordighera

Nel XIX secolo la città fu una delle località di soggiorno preferite dai ricchi turisti inglesi, tanto che questa località conserva ancora oggi un aspetto aristocratico legato alla presenza di eleganti ville e curatissimi giardini.
La collina su cui sorge il piccolo centro storico di Bordighera era abitata già nel XIII secolo, ma venne fortificata con mura solo tre secoli dopo. Contrariamente a molte altre località liguri Bordighera non acquisì mai una grande importanza storica, ma rimase un borgo di pescatori e contadini fino alla metà del XIX secolo.
Il suo destino cambiò radicalmente nel 1855 quando Giovanni Ruffini pubblicò a Londra il suo romanzo Il dottor Antonio. La storia d'amore tra il medico locale e una lady britannica attirò i primi turisti dell'epoca.
La fama della città crebbe a tal punto che nel 1900 il numero dei residenti anglosassoni superava quello degli abitanti autoctoni.
Apprezzata per il clima mite, l'atmosfera tranquilla e la bellezza dei paesaggi Bordighera si arricchì di parchi e edifici in stile liberty.
La città ricca di profumi e di fiori è tutt'ora meta del turismo d'elite.

La parte più antica della cittadina si trova su un'altura sovrastante capo Sant'Ampelio ed è accessibile tramite due antiche porte. Porta Sottana e Porta Maddalena.
I due edifici più importanti dell'antico borgo sono la chiesa barocca di Santa Maria Maddalena e la chiesa di San Bartolomeo degli Armeni, risalente al XV secolo.

Direttamente sul mare si trova Sant'Ampelio, chiesetta dedicata all'eremita egiziano che secondo la tradizione nel V secolo visse in questo luogo. Il 14 maggio si celebra la sua festa con un grande spettacolo pirotecnico. La chiesa è stata eretta nel XI secolo.

Nel Museo Bicknell, fondato nel 1888 dall'inglese Clarence Bicknell, sono esposti i calchi delle straordinarie pitture rupestri preistoriche provenienti dalla valle delle Meraviglie, nelle Alpi Marittime.

Il Municipio in piazza De Amicis fu progettato da Charles Garnier, l'architetto dell'Opéra di Parigi e del Casinò di Monte-Carlo. Garnier a Bordighera edificò anche la Chiesetta di Terrasanta in via Vittorio Emanuele, e Villa Bischoffsheim in via Romana 38.

Merita una visita il Giardino Pallanca. Il parco botanico alla periferia est della città su via Cornice dei Due Golfi è stato creato negli anni '30, ma aperto al pubblico solo nel 1988. Vi crescono più di 3.250 specie di piante, tra cui moltissimi e insoliti cactus e piante grasse.

Lungomare Argentina

La passeggiata a mare pedonale più lunga della Riviera è un rettilineo lungo all'incirca due chilometri, costeggiante la spiaggia e la ferrovia. Il percorso è fiancheggiato da diversi filari di Araucaria excelsa e da variopinti giardini con piante grasse e fiori. Il lungomare fu inaugurato da Evita Perón (da cui deriverebbe l'intitolazione Argentina), che qui trascorse diverse giornate nel luglio del 1947. Lungo la passeggiata è ubicato il Chiosco della Musica, già sede di concerti musicali.

Frazione Sasso

La frazione di Sasso fu un antico villaggio fondato, secondo alcune fonti storiche locali, dagli abitanti della vicina Taggia su una piattaforma di roccia posta a 219 metri sul livello del mare. Il borgo è costituito principalmente da case-torri, circondate da piante di ulivi e palme, e racchiuso dai resti di una cinta muraria eretta per la difesa del villaggio. Nel 1686 Sasso si distinse, così come altri villaggi e borghi vicini, per la ribellione contro Ventimiglia che portò alla costituzione della Magnifica Comunità degli Otto Luoghi (formata dai nuclei di Bordighera, Borghetto San Nicolò, Sasso, Vallebona, Camporosso, Vallecrosia, San Biagio e Soldano).
Tra le opere architettoniche presenti sul luogo di pregio è la chiesa di San Pietro e Paolo, eretta nel XVIII secolo. Al suo interno è conservato nella volta un affresco di Maurizio Carrega e una pala dell'altare maggiore. A Sasso morì il 3 maggio del 1969 la scrittrice e giornalista Irene Brin.

Frazione San Nicolò

Le origini di Borghetto San Nicolò, oggi frazione di Bordighera, ma comune autonomo fino agli anni venti del Novecento, sono certamente anteriori all'XI secolo, al quale risalgono le sue prime citazioni nei documenti d'archivio. Fu proprio nella chiesa parrocchiale di Borghetto San Nicolò, tuttora esistente, che il 2 settembre del 1470 si riunirono le famiglie che fondarono Bordighera.
Molte di queste famiglie erano appunto originarie di Borghetto San Nicolò. L'avvenimento è oggi ricordato da una lapide posta nel 1970 sulla facciata della chiesa parrocchiale, nel cinquecentenario dell'avvenimento. Vicino alla parrocchiale è presente un oratorio tardo barocco, posto sotto il livello stradale, intitolato all'Annunziata. Anche Borghetto San Nicolò fece parte della Magnifica Comunità degli Otto Luoghi.

Ospedaletti

Grazie al suo clima invernale particolarmente temperato nel XIX secolo divenne una località balneare d'elite.
Ancora oggi l'interessante edificio dell'ex casinò, costruito durante il periodo della belle époque e prima struttura del genere in Italia, ricorda questo fortunato periodo.

Tra il 1947 e sino al 1972 la cittadina ospitò il Circuito Internazionale sul quale corsero i Gran Premi Automobilistici e Motociclistici.

Oggi Ospedaletti rimane una rinomata e apprezzata localtà turistica della Riviera di levante. Le sue spiagge e il suo entroterra attirano turisti da tutta Europa e dal resto del mondo.

In città è presente un rinomato mercato dei fiori, il primo sorto in Italia.

Val Roia

Da Ventimiglia parte una delle tratte ferroviarie più belle d'Europa. Dopo pochi chilometri la linea sconfina in territorio francese presso Airole per poi risalire lentamente la splendida val Roia e raggiungere il Piemonte attraverso il passo di Tenda.
Lungo questa tratta i treni si arrampicano sulle Alpi Marittime fino a 1.300 metri di altezza e regalano la vista di un paesaggio romantico e selvaggio. Particolarmente suggestivo il panorama del tratto iniziale che da Ventimiglia porta a Fontan-Saorge.

Imperdibili le tappe di Airole e Fanghetta.

Dolceacqua

II toponimo Dolceacqua deriva quasi certamente dalla presenza di un borgo di epoca romana chiamato Dulcius trasformatosi in seguito in Dulciàca, Dusàiga e Dulcisaqua. Altri studi rivelano però anche la possibilità dell'origine celtica, dal nome Dussaga, modificato poi in Dulsàga e infine in Dolceacqua. Altre testimonianze storiche sono rappresentate dai castellari dell'età del ferro, rozze fortificazioni in pietra a secco.
Studi archeologici confermano che queste fortificazioni del territorio furono presidiati dagli intemeli dal IV secolo a.C. al IV secolo d.C in età romana, a protezione dei villaggi, dei pascoli e dei campi.
Nel XII secolo i conti di Ventimiglia fecero costruire il primo nucleo del castello controllando così gli accessi nelle valli circostanti. Il castello verrà poi acquistato nel 1270 dal genovese Oberto Doria e ampliato nei secoli successivi.
Durante l'aspro conflitto tra le fazioni guelfe e ghibelline e la rivalità fra la famiglia Doria e i Grimaldi di Monaco, nel corso del 1524 Dolceacqua si mise sotto la protezione della casata Savoia che lo eresse successivamente in marchesato nel 1652.
Nel 1815 fu annesso al Regno di Sardegna e nel 1860 al Regno d'Italia.

Il castello, costruito nel XIII secolo con torre difensiva venne poi ingrandito nel XIV secolo, chiuso tra possenti mura. Durante il Rinascimento diventò una residenza signorile fortificata, con nuovi locali affrescati e arredati. Il 27 luglio 1744 durante un episodio della guerra di successione austriaca viene parzialmente distrutto dalle truppe Francesi e Spagnole. Subì ulteriori danneggiamenti nel terremoto del 1887.
Originariamente la struttura fu composta nel XII secolo da una torre circolare, tuttora esistente al centro del complesso, e da un edificio minore dove risiedeva l'ufficio di guardia. Il castello fu ampliato nel XVI secolo dall'allora signore locale Stefano Doria, alla quale aggiunse alla precedente struttura un bastione speronato nel settore orientale e le due torri quadrate identiche.
Oggi la struttura appare come divisa in due blocchi, la parte anteriore era destinata infatti al controllo e alla sicurezza del borgo nonché locali di servizio, prigioni e magazzini; la parte retrostante, collegata con il corpo anteriore tramite un ampio cortile, era invece il luogo ove erano ubicati gli ambienti di rappresentanza e di accoglienza degli ospiti e dove risiedevano i signori locali.

Chiesa parrocchiale di Sant'Antonio abate, A Terra del XV secolo. All'interno custodisce il polittico di Santa Devota di Ludovico Brea del 1515.

Chiesa di San Giorgio del XI secolo. Nella cripta della chiesa sono ancora conservate le tombe di Stefano Doria (1580) e di Giulio Doria (1608).

Santuario dell'Addolorata del 1890.

Rovine del Convento dei Padri Agostiniani del XVI secolo.

Il Monte Abellio è un Sito di Interesse Comunitario (SIC).

Apricale

L'origine del borgo sembra risalire all'età del bronzo, grazie ai ritrovamenti di tumoli sepolcrali in località Pian del Re (nel dialetto locale Cian deu Re). Ufficialmente il borgo venne fondato intorno al X secolo dai conti provenienti da Ventimiglia, passando poi nel 1276 ai Doria, signori di Dolceacqua.

Nel 1267 compaiono i primi statuti, uno dei piùantichi della Liguria, legati all'indipendenza per la costituzione in Libero Comune. Nel 1573 la famiglia Grimaldi di Monaco distruggono il locale castello precedentemente eretto dai Doria, scatenando lotte e guerre interne. Subì l'invasione francese nel 1794 di Napoleone Bonaparte e la conseguente annessione alla neo Repubblica Ligure del Primo Impero francese napoleonico.
Alla caduta di quest'ultimo nel 1815 fu inglobato nel Regno di Sardegna, così come stabilì il Congresso di Vienna, e successivamente nel Regno d'Italia dal 1861.

Chiesa parrocchiale della Purificazione di Maria Vergine, La chiesa, eretta intorno al XII secolo, è stata piùvolte rimaneggiata e ingrandita. Nel 1760 un restauro ha trasformato l'edificio in stile barocco. La facciata neo romanica è stata rifatta nel 1935.

Chiesa di Santa Maria degli Angeli, sita ai piedi del paese, ospita affreschi risalenti al Quattrocento.

Chiesa di Sant'Antonio., risalente al XIII secolo fu edificata nei pressi del locale cimitero sui resti di un antico tempio di epoca romanica.

Oratorio di San Bartolomeo al cui interno è conservato un polittico in legno del 1544.

Ruderi della chiesa di San Pietro in Ento. La prima parrocchiale del territorio e risalente all'XI o XII secolo.

Cappella di San Vincenzo Ferrer, risalente al XVI secolo, ma rivista in forme barocche, è situata lungo la strada provinciale per Perinaldo a circa un chilometro dal centro di Apricale. Conserva in una nicchia della facciata la statua del santo.

Cappella di San Martino, forse già antica pieve romanica le prime informazioni sulla cappella risalgono al XVI secolo. Conserva tracce di affreschi cinquecenteschi nel catino dell'abside.

Cappella di San Rocco, edificata lungo la mulattiera per Pigna, nella zona settentrionale del borgo apricalese, è citata in un atto testamentario del 1576.

Cappella di Moudena, situata lungo la mulattiera per la regione di Moudena.

Castello della Lucertola, edificato su uno sperone di roccia dai Conti di Ventimiglia nel X secolo, si affaccia dominando la piazza principale di Apricale così come l'attigua chiesa della Purificazione di Maria Vergine. La proprietà sul castello - così come la dominazione del borgo - passò dalla famiglia genovese Doria (subendo nel 1523 l'assedio del vescovo Agostino Grimaldi per la morte del fratello) ai Savoia e infine alla famiglia locale Cassini che trasformarono l'edificio da postazione difensiva a residenza privata. Divenuto proprietà del Comune di Apricale, dopo un accurato restauro, è sede annuale di eventi culturali e manifestazioni.

Camporosso

Il territorio di Camporosso è ubicato nella Riviera dei Fiori tra Sanremo e Montecarlo, dove si affaccia sul mar Ligure per un breve tratto di circa 300 m, quest'ultimo tra i meno estesi d'Italia. Si estende nell'ampio fondovalle alluvionale alla destra del torrente Nervia e ai piedi della dorsale collinare che divide dalla valle del Roia.
Nel territorio comunale camporossino è preservata un'oasi naturalistica e faunistica, sito di interesse comunitario, posta alla foce del torrente Nervia.

Il toponimo Camporosso deriva dal latino Campus Rubeus riconducibile ai boschi di oleandri rossi, lungo le rive del torrente Nervia. Altre deduzioni fanno inoltre presupporre il significato del nome al colore rossiccio del terreno.

Tra i luoghi di interesse da visitare troviamo la Chiesa parrocchiale di San Marco Evangelista nel centro storico. Fu costruita nel XV secolo ed ampliata nel Settecento. Il campanile del XIX secolo è stato recentemente restaurato. All'interno sono presenti diversi polittici e una statua in legno raffigurante San Marco del XVI secolo.
L'Oratorio dei Neri (o del Suffragio). L'edificio è situato sul fondo di piazza Garibaldi, la piazza principale del centro storico di Camporosso, ed è preceduto da un'ampia scalinata con doppia balaustra incurvata. Sulla facciata è collocato, dal 1787, l'orologio della vicina chiesa parrocchiale di San Marco.
Chiesa di San Pietro, risalente all'XI secolo, adiacente al cimitero, è una struttura in stile romanico a una sola navata con abside semicirolare; l'edificio fu in seguito ampliato aggiungendo una nuova navata laterale.
Oratorio dei Bianchi (o dell'Annunziata), risalente al XVI secolo, ornato da un campanile triangolare e da affrescature interne databili al Seicento.
La Chiesa parrocchiale della Santissima Trinità nella frazione di Trinità, del 1689.

Seborga

In origine, era un borgo appartenente ai conti di Ventimiglia. Nel 959 venne ceduto ai monaci benedettini di Lerino, che nel 1660 vi istituirono una zecca (per battere moneta) che cessò l'attività trent'anni dopo, nel 1686. I monaci poi nel 1729 cedettero definitivamente il borgo a Casa Savoia.

Con la Liguria Seborga entrò quindi a far parte del Regno di Sardegna prima, del Regno d'Italia e della Repubblica Italiana poi.

Parte della comunità di Seborga rivendica un'indipendenza dalla Repubblica Italiana in virtùdi un antico status di principato di cui la località anticamente godeva. Secondo alcuni abitanti, documenti storici testimonierebbero il diritto all'indipendenza del borgo. La rivendicata indipendenza non è però riconosciuta da alcuno stato, né organismo internazionale. La località, di cui si sono ripetutamente occupati negli anni novanta numerosi media, viene considerata da alcuni storici britannici la "prima Monarchia costituzionale al mondo".
Stemma del "Principato" sull'antico palazzo dei monaci

Il Comune di Seborga è attualmente parte integrante della Repubblica italiana ed i suoi residenti eleggono regolarmente il consiglio comunale ed il sindaco (che prestano il consueto giuramento di fedeltà alla Repubblica italiana), nonché i loro rappresentanti al consiglio provinciale di Imperia, al consiglio regionale della Liguria e al Parlamento italiano, nonché al Parlamento europeo secondo le leggi italiane.

I cittadini di Seborga eleggono il "principe", (l'attuale è Marcello I, al secolo Marcello Menegatto) che è coadiuvato da un consiglio di 15 "ministri", privi di qualsiasi potere legale. Il "principato" conia una "moneta", chiamata Luigino, senza alcun valore legale, ma utilizzata come "buono" spendibile in città; il valore dato al cosiddetto Luigino è fissato in 6 dollari USA. La polizia municipale, dotata di poteri identici a quelli di tutte le altre polizie locali italiane, viene detta guardia ed è dotata di pittoresche uniformi.

Seborga ha delle proprie "targhe automobilistiche" che, però, non possono essere utilizzate se non a latere di quelle italiane. Tali targhe sono applicate solo da chi lo desidera. Vengono anche distribuiti ai richiedenti "passaporti" e "patenti di guida" recanti l'effigie e i timbri del "principato"; alcuni di questi documenti hanno funzione di documento legale del pincipato mentre altri hanno unicamente funzione folcloristica e di promozione turistica.

I monumenti principali sono la chiesa parrocchiale di San Martino di Tours, la chiesa di San Bernardo, il Palazzo dei Monaci e il Palazzo del Governo.

Pigna

Pigna è l'ultimo grande borgo della val Nervia. La città vecchia è un intricato groviglio di ripide viuzze, spesso coperte da volte. Non a caso nel dialetto locale questi vicoli si chiamano chibi, ovvero "cupi".

Il borgo è disseminato di fontane, antiche porte che si aprono nelle mura di cinta e scalinate che si inerpicano sinuose.

Pigna è stata per secoli un avamposto dei re sabaudi sul lato sud delle Alpi Marittime. Vale la pena salire sino a piazza Castello per godere un meraviglioso paesaggio.
Più in basso, in pazza XX Settembre, si trovano la Loggia della Piazza Vecchia, del XV secolo, e la parrocchiale di San Michele, costruita nel 1450 e caratterizzata dal bel portale e dal colorato rosone che raffigura gli Apostoli. L'interno a tre navate conserva il grande polittico con intagli in legno dorato. Le 36 immagini, opera del pittore rinascimentale Giacomo Canavesio, mostrano San Michele e altri santi, ma anche scene del Nuovo Testamento.
Lo stesso Canavesio ha affrescato anche la chiesetta cimiteriale di San Bernardo.

Bajardo

Paese montano situato, in linea d'aria, 11 km a nord del comune di Ospedaletti, circa 10 km da Sanremo e posizionato su uno dei crinali delle montagne delle Alpi Marittime dell'entroterra all'apice della val Nervia. Il territorio del comune risulta compreso tra i 332 e i 1.627 metri sul livello del mare. L'escursione altimetrica complessiva risulta essere pari a 1.295 metri. Dista dal capoluogo Imperia circa 40 km.
Il territorio è composto principalmente da coltivazioni di olivi, qualità taggiasca di montagna, da seminativi ormai incolti, vigne, castagneti e bosco misto. Oggi una parte dei terreni incolti (quelli facilmente irrigabili) è stata adibita a floricoltura. La recente sensibilità nazionale sui prodotti biologici ha impresso nuovo interesse per la coltivazione dell'ulivo da olio.Da qualche anno si sta estendendo la coltivazione di Lavanda per la successiva distillazione dell'estratto.
Il borgo ha carattere tipicamente rurale, a struttura sia lineare, sia anulare, e presenta molti aspetti ambientali ed architettonici tipici dei villaggi liguri: pietra, stretti vicoli, con alte case collegate tra loro da archi di controspinta.
Bajardo è il municipio della provincia di Imperia con la maggiore altitudine: 910 m. s.l.m..

Tra i monumenti storici da ammirare troviamo la vecchia chiesa parrocchiale di San Nicolò. Distrutta dal terremoto del 1887, oggi ne rimangono soltanto alcuni ruderi recentemente recuperati. Tra i ruderi si possono scorgere le vestigia dell'antico castello medioevale, delle colonne del tempio romano e una stele celtica. Come molti monumenti italiani, ogni nuova struttura aveva inglobato quelle precedenti, con la distruzione della chiesa ad opera del terremoto sono emerse. Dal piazzale antistante la chiesa si gode un panorama tra la costa ligure e francese a sud, mentre a nord la vista spazia sulle Alpi marittime.
La nuova chiesa parrocchiale di San Nicolò. Eretta nel 1893, conserva al suo interno il quattrocentesco polittico del pittore lombardo Francesco da Verzate (Francesco Grasso). Bajardo possiede una delle due sole opere rimaste di questo artista (l'altra viene conservata a Pavia nella Pinacoteca Malaspina ).




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