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Processione del Venerdì Santo

Eventi, Sagre e Manifestazioni in Liguria

SPETTACOLI, CULTURA E TRADIZIONI
Savona
10.04.2020
20:30 - 23
Via Paleocapa

Tradizionalmente, ogni due anni negli anni pari, la città di Savona assiste alla processione per le vie del centro di imponenti casse con gruppi ligneii.

La processione è aperta da un Crocifisso in legno detto in dialetto "Cruxe du Pasciu" (Croce di Passione) o volgarmente "Cruxe du Gallu" (Croce del Gallo), perchè porta dipinti e sagomati tutti i simboli della Passione (tra i quali, appunto, il gallo che cantando annunciò il tradimento di Pietro), ed è chiusa da un reliquario contenente una reliquia della Santa Croce.


Una peculiare vicenda accomuna la sorte degli oratori savonesi, edificati accanto alla Cattedrale sul Priamàr nella cosiddetta Contrata Batutorum o Contrada dei dieci oratori, tra il XIII e il XIV secolo, quali sedi delle confraternite dei disciplinanti, sorte in seguito al fervore penitenziale diffuso in Liguria nel XIII secolo, e che costituirono ben presto veri autentici centri di aggregazione sociale, spesso connessi ad istituzioni assistenziali vere e proprie quali ospedali e ospizi. Demoliti in seguito alla costituzione della fortezza genovese dopo il 1542, grazie anche al fervore popolare rinnovato dalla miracolosa apparizione di N.S. di Misericordia, gli oratori furono ricostruiti in piano nell'ambito del tessuto cittadino, riducendo progressivamente il loro numero fino agli attuali sei. Tali edifici furono rinnovati nel '600 uniformandosi ai principi della Controriforma; essi furono quindi ristrutturati e abbelliti al loro interno nel '700, epoca a cui risale l'acquisizione di prestigiose opere d'arte, tra cui i grandi cicli pittorici con le storie dei santi titolari che rendono i nostri oratori una sorta di veri musei della pittura savonese, gli apparati lignei processionali, i ricchi corredi di arredi, argenterie e paramenti liturgici che contribuirono con il loro sfarzo a rendere più suggestivo e convincente il messaggio di edificazione dei fedeli con l'allestimento di un vero e proprio theatrum sacrum, in cui andavano ambientandosi con sempre maggiore verosimiglianza le sacre rappresentazioni liturgiche culminanti nella processione dei Misteri.


Scampati alla tempesta napoleonica, che ne requisì in parte le sedi e i beni, essi furono rinnovati e valorizzati nel corso del XIX secolo per il risorgere delle antiche tradizioni, nel periodo successivo alla Restaurazione e quindi nel tardo Ottocento, epoca in cui si assiste ad un vero e proprio revival delle confraternite che rinnovarono i loro corredi di preziosi arredi liturgici.


Tuttavia, con il nuovo piano regolatore cittadino del 1889 le sedi degli oratori subirono una nuova migrazione nel tessuto urbano savonese, dovuta alla ristrutturazione edilizia operata dai "picconi demolitori" ottocenteschi, che inglobò alcuni oratori in isolati di civile abitazione, mentre altri dovettero trasferirsi in edifici religiosi preesistenti.


Oltre alla commissione delle più note e prestigiose opere d'arte che li abbellirono nel corso dei secoli, è da segnalare infine presso i nostri oratori la realizzazione nell'Ottocento di alcune immagini a stampa celebrative da distribuire ai fedeli, in sostituzione delle tradizionali fugacce con l'effigie dei Santi patroni: La Madonna di Misericordia a N. S. di Castello, (incisione del Gismondi da una copia piolesca di G.Rastellino), S.Giovanni Evangelista nel deserto (incisa a bulino nel 1828 da Daniele Del Re e Giuseppe Piaggio da un originale di Guido Reni) e la più tarda e accademica effigie del Cristo Risorto.


Le confraternite di Savona


Confraternita di Nostra Signora di Castello


L'Oratorio, edificato nel 1260 accanto alla antica cattedrale nel quartiere degli edifici sacri sul Priamàr, fu il primo ad essere ricostruito nel 1544 accanto al complesso francescano, presso cui si trasferirono le sedi di altre casacce savonesi; nel corso del '600 esso accolse il polittico rinascimentale del pittore Vincenzo Foppa (Brescia, 1427-1515), terminato da Ludovico Brea (Nizza, 1450- 1523), quale prestigiosa vestigia dell'antico duomo di S. Maria, per cui era stato commissionato dal futuro papa Giulio II, raffigurato presso il trono della Vergine tra i SS. Giovanni Battista ed Evangelista, mentre nei registri superiori sono figure di Evangelisti e di Dottori della Chiesa.

L'interno dell'edificio, ristrutturato nel 1775, veniva decorato dai delicati stucchi rococò di Giuseppe Petonti, che raccordavano i busti dei due papi rovereschi e i dipinti con episodi della vita di Maria, tra cui L'adorazione dei pastori, una copia della Pietà di Valerio Castello, L'Assunzione donata da un confratello e La Madonna di Savona con due committenti, mentre la miracolosa apparizione della Mater Misericordiae veniva effigiata nella tela attribuita al Brusco, collocata sulla tribuna della controfacciata, nonchè nelle pregevoli mazze pastorali in argento di L. Canepa (1814) e in legno dipinto del Brilla e del Runngaldier (1920).

Durante la ristrutturazione edilizia ottocentesca l'edificio fu inglobato nel fabbricato prospiciente l'attuale Via Manzoni.


Dove si trova


Via Manzoni


Le casse


Cristo morto in croce

Risale alla metà del XVI secolo ed è probabilmente di scuola romana


La Pietà

Di Stefano Murialdo detto "il Crocetto" (1776-1838), realizzata nel 1833


Deposizione dalla croce

Datata 1795, realizzata dal savonese Filippo Martinengo. Il suo peso è di circa 16 quintali


Colore delle cappe


Blu con risvolti bianchi


Confraternita dei SS. Giovanni Battista Evangelista e Petronilla


L'oratorio delle confraternite dei S.Giovanni Battista ed Evangelista, che risultano già unite sul Priamàr nel 1526, e a cui si collegò in seguito il culto di Santa Petronilla, fu riedificato in piano nel 1546 accanto al complesso francescano, tra via Scarzeria e Borgo Ratto, dove si andavano ricostruendo in quegli anni alcuni degli oratori demoliti sul Priamàr.

Bruciato in un incendio nel 1650 fu riedificato e nel '700 furono acquisiti i gruppi scultorei maraglianeschi e del Pastelica.

Espropriato nel 1887 e demolito, esso venne ricostruito nel 1888 sotto la direzione di G.Cortese e N..Campora, rispettandone le strutture originarie onde potervi ospitare le numerose opere d'arte, nell'isolato prospiciente l'attuale via Guidobono.

Dei grandi cicli pittorici celebrativi con le storie dei santi titolari eseguiti nel '700, spiccano le 10 tele ovali con Episodi della vita del Battista, eseguite verso la metà del secolo da Giovanni Agostino Ratti (Savona, 1699-1737), unendo la correttezza marattesca romana alla tradizione narrativa ligure, assieme a due altri dipinti con S. Giovanni Evangelista e Santa Petronilla, mentre l'ancona dell'altar maggiore di Paolo Gerolamo Brusco (1742- 1820) ritrae La gloria di S.Giovanni Battista e la discesa di Cristo al Limbo (1807).

Per la facciata lo scultore Antonio Brilla eseguì le statue dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista.


Dove si trova


Via Guidobono


Le casse


La Promessa del Redentore

Detta anche "Adamo ed Eva" del savonese Filippo Martinengo, è datata 1777


Gesù legato al palo

Realizzata nel 1728 dal Maragliano, è di scuola genovese


Gesù nell'orto

Datata 1728


Cristo spirante

Realizzata tra il 1727 e il 1738 dal Maragliano


Colore delle cappe


Bianche con nastri rossi


Confraternita di S. Domenico e Cristo Risorto


L'antico oratorio di S. Domenico, edificato verso la fine del Duecento sul Priamàr e a cui vennero aggregate le Casacce di S. Maria Maddalena e dell'Annunziata, dopo la ricostruzione sul colle di Monticello tra il 1547 e il 1568 assumeva la nuova intitolazione al Cristo Risorto, dopo l'acquisizione della statua taumaturgica.

Dopo la demolizione dell'edificio, esso si trasferiva, dal 1908, nella seicentesca chiesa della SS. Annunciata, già delle monache agostiniane, ornata dal ricco apparato barocco del presbiterio, opera di Filippo e Domenico Parodi e di Stefano Robatto, autori della fastosa macchina dell'altare marmoreo, illusionisticamente prolungata dalla gloria d'angeli dipinta da Stefano Robatto, in cui si inseriva la venerata statua del Cristo di Pasqua, al posto della tela ovale con l'Annunciazione di Domenico Parodi; nella controfacciata, al di sotto della cantoria barocca che ospita l'organo del torinese Conconi, veniva inoltre collocato il coro ligneo, opera di un artista nordico rinascimentale, acquisito dall'antica cattedrale.


Dove si trova


Via Pia


Le casse


L'Annunciazione

Del genovese Anton Maria Maragliano (1664-1739), è stata realizzata nel 1722


La deposizione nel Sepolcro

Realizzata dal savonese Antonio Brilla (1813-1891) ed eseguita nel 1866. Si tratta della cassa più pesante della processione: 17 quintali (ben 24 uomini servono per trasportarla)


Colore delle cappe


Bianche con nastri bianchi


Confraternita dei SS. Pietro e Caterina


Nel 1260 la domus di S. Caterina risulta fornita sul Priamàr di una sede autonoma, unita quindi alla domus Sancti Petri.

La sede fu trasferita al piano nel 1544 nella contrada di Scarzeria presso l'Ospedale dei Calegari intitolato ai SS. Crispino e Crispiniano, vicino al quale sorgevano gli Oratori di S. Giovanni Battista e della SS.Trinità, e nel corso del Seicento acquisì le casse con La flagellazione e Gesù e il Cireneo, e la copia dipinta della santa Sindone nel 1653. Dopo la demolizione, avvenuta nel 1724, nel 1729 fu costruito il nuovo oratorio, decorato dai cicli pittorici con le Storie dei santi titolari dei pittori savonesi Carlo Giuseppe Ratti, Paolo Gerolamo Brusco e Giuseppe Bozzano.

Demolito l'oratorio nel 1882, la confraternita veniva quindi ospitata nella Chiesa della SS. Concezione, edificata su pianta a matrice ellittica su progetto di Gio Antonio Ricca dal 1761 al 1763.


Dove si trova


Via dei Mille


Le casse


La flagellazione

Cristo cade sotto la croce

Giunte da Napoli nel 1623 sono molto arcaiche e statiche nella composizione


Ecce Homo

E' la cassa più recente. Realizzata nel 1978 dalla scultrice savonese Renata Cuneo in sostituzione di una cassa seicentesca di identico soggetto (opera dello scultore genovese Gio Andrea Torre) andata perduta durante il secondo conflitto mondiale


Colore delle cappe


Bianche con nastri blu


Arciconfraternita della SS. Trinità


Ubicato sul Priamàr già nel 1530, dopo il 1544 l'oratorio trasferì la sua sede di fronte alla chiesa di S. Francesco, poi abbandonata per la costruzione dell'abside dell'attuale cattedrale, quindi, a partire dal 1589, in quella di S. Giuliano dei Lanieri nella contrada dei Cassari.

Nel 1678 veniva commissionata la cassa processionale con L'Ecce Homo di Gio Andrea Torre.

Espropriata la sede in seguito al nuovo piano regolatore nel 1872, l'oratorio fu successivamente trasferito nella Chiesa di S. Croce dei Serviti e quindi in quella di S. Filippo Neri degli Scolopi, costruita nel 1663 e demolita dopo l'ultima guerra. Dopo essere stati ospitatì presso il Cristo Risorto, attualmente i confratelli si riuniscono, dal 1995, presso la Chiesa di S. Rita in Piazza della Consolazione.

Il privilegio di fregiarsi del colore purpureo deriva dall'aggregazione, fin dal 1550, all'omonima arciconfraternita di Roma.


Dove si trova


Piazza della Consolazione


La cassa


L'Addolorata

Realizzata da Filippo Martinengo all fine del Settecento


Colore delle cappe


Rosse con risvolti bianchi


Confraternita dei SS. Agostino e Monica


Dal 1539 la confraternita di S. Agostino si era costituita sul Priamàr. Dopo la demolizione della primitiva sede, i confratelli si riunirono in una piccola cappella presso la porta della Quarda, dove probabilmente si unirono alla Confraternita di S. Monica.

Nel corso del Settecento fu commissionata la cassa con L'incoronazione di Spine del Maragliano.

Dal 1750 al 1819 la sede fu trasferita nel piccolo Ospizio dei SS. Crispino e Crispiniano e quindi nella seicentesca chiesa dell'ex-convento dello Spirito Santo, espropriata nell'Ottocento.

Dal 1888 quindi la confraternita si riunisce nella quattrocentesca chiesetta di S. Lucia, cara al poeta Gabriello Chiabrera, sua attuale sede.


Dove si trova


Via Santa Lucia


Le casse


L'incoronazione di spine

Realizzata dal Maragliano nel 1710


Il bacio di Giuda

E' stata realizzata nel 1926 dallo scultore gardenense Giuseppe Runggaldier


Colore delle cappe


Bianche con nastri verdi




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