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Il Golfo del Tigullio

Golfo del Tigullio

Portofino

La schiera compatta ddell case di questo incantevole borgo è sovrastata dal campanile e raccolta in una stretta insenatura. Piazza Martiri dell'Olivetta si apre verso il mare, mentre in alto domina il castello Brown, del XVI secolo, e si nascondono le lussuose ville di famosi personagi.

Portofino è rimasta la meta di una villeggiatura ricercatissima ed esclusiva.
Nel 1870 il console britannico Genova Montague Yeats-Brown scoprì il borgo e acquistò il castello per trascorrervi le vacanze. Numerosi esponenti dell'aristocrazia europea seguirono il suo esempio, tra cui il barone tedesco Alfons von Mumme e Lord Carnarvon, lo scopritore della tomba di Tutankhamon. In seguito fu la volta degli industriali e del jet-set internazionale.

Il nome del borgo deriva dal latino Portus Delphini, che attesta l'esistenza del porto già all'epoca romana quando rappresentava un approdo sicuro per le navi in rotta lungo le coste liguri.
Nel X secolo apparteneva alla vicina abbazia di San Fruttuoso, ma in seguito passò sotto il dominio di Rapallo e infine della Repubblica di Genova di cui condivise le sorti.

Una salita a piedi della durata di cinque minuti permette di raggiungere la chiesa di San Giorgio, che offe un bellissimo panorama del borgo e conserva le reliquie del santo cavaliere. Di fronte si può ammirare il castello di San Giorgio, trasformato in residenza privata nel XIX secolo dal barone von Mumme.
Poco sotto la chiesa inizia una stradina che in un quarto d'ora permette di raggiungere punta del Capo, l'estremità del piccolo promontorio dove sorge il faro e si apre il panorama del Golfo del Tigullio fino a Sestri Levante.

Santa Margherita Ligure

Santa Margherita Ligure è immersa tra i boschi del monte di Portofino e da borgo medievale si è trasformata in una località mondana di notevoli dimensioni.

Santa, come viene comunemente chiamata dalla gente del posto, è molto vivace ed è bella da visitare per l'atmosfera che vi si respira.
In centro dominano le case colorate dalle calde tonalità di giallo, rosso, rosa e arancione tipiche del paesaggio ligure. Molte di esse vantano soggetti trompe l'oeil come finestre o balaustre chiuse.

Le numerose boutique di moda sulla lunga passeggiata non lasciano dubbi sullo stile della località rivierasca, come anche i notevoli e numerosi yacht attraccati in porto.

Il borgo di pescatori e contadini è rimasto in ombra per secoli sino alla metà del XIX secolo quando venne scoperto da un turismo raffinato che portò in questa località ospiti illustri e personaggi dello spettacolo. Fu in quest'epoca che sorsero le palazzine liberty, gli eleganti complessi alberghieri lungo le due insenature e le raffinate ville sulle colline retrostanti. Gli hotel Imperial Palace e il Miramare ne sono favolosi esempi.
Anche il commercio ha goduto di stile e raffinatezza, ne sono esempi il tradizionale Caffè Colombo e la Farmacia Internazionale, entrambi sulla passeggiata e in stile liberty.

Nel 1922 proprio nell'hotel Imperial Palace Unione Sovietica e Germania stipularono il trattato di Rapallo con cui i due paesi si impegnavano in relazioni diplomatiche e rinunciavano all'uso della forza. All'epoca infatti l'hotel sorgeva nel comune della vicina Rapallo e apparteneva al Comune.

L'antica chiesa di Santa Margherita d'Antiochia, ricostruita nel XVII secolo, è situata nel cuore del borgo e ha una facciata baroccheggiante fiancheggiata da due campanili.
Sopra l'abitato sorge la cinquecentesca Villa Durazzo Centurione, con il suo parco pubblico ricco di piante esotiche, viottoli acciottolati, fontane e statue. Da quest'altezza si aprono fantastici scorci sul Golfo del Tigullio.

Rapallo

La capitale turistica del Levante conserva tutto il fascino dell'antico borgo, immerso una città ricca di attrattive e pulsante.
Rapallo venne scoperta come località turistica nella seconda metà del XIX secolo, epoca a cui risalgono gli alberghi d'epoca, i caffè e le palazzine che si affacciano lungo viale Vittorio Veneto ornato di splendide palme. Tuttavia già prima della Seconda Guerra Mondiale la cittadina godeva il favore di numerosi artisti e personaggi illustri come Herman Hesse, Gerhart Hauptmann ed Ernest Hemingway. Nell'inverno tra il 1882 e il 1883 Friedrich Nietzsche vi compose la prima parte di Così parò Zaratustra.

Oggi Rapallo è una vivace stazione turistica grazie alla ricchezza della sua offerta balneare, sportiva e di svago.

Il ponte di Annibale, a un'unica arcata e che sorge sull'omonima via, è di origine alto medievale e univa le sponde di un torrente che oggi non scorre più qui.
Alla chiesa di Santo Stefano, ritenuta la prima pieve del borgo, è stata affiancata la torre civica del XV secolo.
All'estremità orientale del lungomare si staglia il castello, costruito nel 1550 per difendere la località dalle incursioni dei pirati è diventato il simbolo della città. Oggi ospita mostre d'arte e attività culturali.
In piazza Martiri della Libertà si trova il chiosco della banda cittadina, risalente all'inizio del XIX secolo, che testimonia il vecchio turismo d'élite e riporta sul soffitto soggetti musicali e ritratti in stile liberty di famosi compositori.
Sulle colline si trova il Santuario della Madonna di Montallegro, raggiungibile anche grazie a una funivia panoramica da via Castagneto, l'edificio eretto nel 1558 nel luogo in cui la Vergine era apparsa a un contadino al quale aveva lasciato in dono un'icona della Domitio Virginis proveniente dalla Grecia e oggi conservata sull'altare maggiore. Il Santuario vanta una ricca collezione di ex-voto. Dal sagra si gode un'incantevole vista sul Golfo del Tigullio.

Zoagli

Come molti borghi della Liguria anche Zoagli vide la sua probabile fondazione nell'era preistorica, grazie alla popolazione conosciuta con il nome di Liguri Tigulli. In epoca romana compare come borgo o castellaro sulla Via Aurelia, testimonianza dovuta alla comparsa del nome nella Tavola Peutingeriana.

Divenne poi feudo, i toponimi cartacei la citano con l'appellativo Joagi, nel 1158 della famiglia nobiliare Fieschi di Lavagna e nei secoli successivi dominio della Repubblica di Genova dal XIII secolo. Principalmente venne sottoposta al controllo territoriale dapprima nella podesteria e successivamente nel Capitaneato di Rapallo (1608). Nel 1815 verrà inglobato nel Regno di Sardegna, così come stabilirà il Congresso di Vienna del 1814 anche per gli altri comuni della Repubblica Ligure, e successivamente nel Regno d'Italia dal 1861.

In quegli anni molti zoagliesi si spinsero nell'apprendere o creare nuovi mestieri come il pescatore o nella tessitura della seta. Proprio quest'ultimo impiego fece nei secoli, ma ancora oggi, la fortuna del borgo commerciando ed esportando nel mondo i suoi pregiati tessuti. Nell'Ottocento divenne meta turistica pregiata e tra i personaggi illustri che qui soggiornarono vi furono i poeti Friedrich Nietzsche ed Ezra Pound, lo scrittore Sem Benelli e il pittore Vasilij Kandinskij.

Come tutti i comuni d'Italia anche Zoagli visse ore drammatiche durante la seconda guerra mondiale. La mattina del 27 dicembre 1943 il comune venne duramente bombardato e quasi completamente raso al suolo. Il municipio, la chiesa parrocchiale, l'ospedale civico e numerose case vengono distrutte dalle bombe. Nel bombardamento bellico finì dilaniato anche il ponte della ferrovia causando numerosi morti e l'isolamento ferroviario della Liguria, dovuto anche all'abbattimento del ponte ferroviario di Recco.

Chiesa di San Martino, eretta nel XVIII secolo, è ubicata nell'immediato centro storico zoagliese.

Chiesa di San Giovanni Battista è situata nella frazione di Semorile e dapprima fu presente come oratorio e in seguito edificio parrocchiale dal 1619 quando, il 28 settembre, fu creata parrocchia indipendente da Zoagli dall'arcivescovo di Genova Domenico de' Marini. Costruita con unica navata fu in seguito ampliata nel XIX secolo. Al suo interno sono conservate pregiate tele dell'epoca e una statua della scuola dello scultore genovese Anton Maria Maragliano.

Chiesa di San Pietro in Rovereto, sita in località San Pietro di Rovereto, sorge nell'antico tracciato della Via Romana.

Chiesa di Sant'Ambrogio, eretta nella frazione omonima, sovrasta l'abitato frazionale facendo scorgere dall'attiguo piazzale un'incantevole vista sul Tigullio Occidentale e sul golfo omonimo. Costruita durante il soggiorno dei vescovi di Milano in Liguria nel XII secolo, da cui deriverebbe l'intitolazione proprio a Sant'Ambrogio. Al suo interno, oltre l'altare centrale e laterale del 1707, è conservata una statua del Maragliano.

Chiesa di San Pantaleo, costruita nel XII secolo in stile romanico sulla via Romana, la sua prima citazione ufficiale risale in un atto testamentario datato 9 maggio 1484 a favore del tempio religioso. L'edificio conserva il bicchiere con il quale, secondo la leggenda, fu offerto da bere al pontefice Pio VII di ritorno dalla Francia dopo la carcerazione.

Castello di Sem Benelli eretto su uno sperone di roccia a strapiombo sul mare presso la località di Monteprato, fu costruita su ordine dello stesso Sem Benelli nel 1914 su progetto del suo scenografo teatrale Mancini. Nonostante la giovane costruzione si presenta con aspetto in stile medievale e gotico, utilizzando materiali come pietra a vista o marmi colorati.

Castello dei Conti Canevaro. L'edificazione venne iniziata intorno al Cinquecento, ma i lavori proseguirono lentamente a causa della mancanza dei fondi necessari. L'edificio venne collegato all'adiacente torre saracena solo intorno al 1700. Ulteriori modifiche strutturali subì nel 1899 ridisegnando quasi ex novo l'intero complesso, erigendo due nuove torrette. Parzialmente distrutto nella Seconda guerra mondiale, alcune sue parti sono andate definitivamente perdute.

Le Torri Saracene di Levante e di Ponente rappresentano i simboli d'eccezione del comune rivierasco, tanto da raffigurare nello stemma comunale. Costruite entrambe nel XVI secolo per difendere il borgo da eventuali attacchi da parte dei pirati, sono state poi successivamente modificate e ristrutturate. Quella di Levante è ora sede di importanti convegni culturali e artistici, mentre quella di Ponente è stata nel Settecento inglobata nell'area territoriale del Castello dei conti Canevaro.

La Madonna del Mare è una scultura in bronzo posta nel 1997 nel fondale antistante il molo levantino di Zoagli, di fronte alla grande rotonda della passeggiata a mare, a circa nove metri di profondità. Realizzata dalla scultrice Marian Hastianatte (artista zoagliese di adozione) e dalla fonderia d'arte di Massimo Del Chiaro, è alta circa 1.60 metri e tale opera fu voluta da un gruppo di zoagliesi unitisi in comitato, per ricordare i comandanti di Zoagli che sfidarono gli oceani con le antiche imbarcazioni a vela e tutti i marinai che da sempre hanno combattuto in difesa della patria.
Annualmente, la sera del 6 agosto, si svolge una processione subacquea dove i subacquei depongono ai piedi della scultura una corona d'alloro a memoria del giorno in cui è stata posata sul fondo marino. Nel corso della serata viene inoltre celebrata la Santa Messa sulla passeggiata a mare, mentre i lumini illuminano lo specchio d'acqua antistante.

Chiavari

La città si affaccia sul mar Ligure della riviera di levante posizionandosi geograficamente al centro del Golfo del Tigullio. Dista 37 chilometri da Genova. Il nucleo urbano è situato alla destra del fiume Entella che qui sfocia al termine della piana alluvionale, dividendo ad est la città dall'attigua Lavagna. La città è inoltre attraversata dal torrente Rupinaro.

Viene solitamente definito "entroterra chiavarese" quella parte geografica retrostante la costa della cittadina ligure. Tale area è compresa tra la media e bassa val Fontanabuona, la valle Sturla e la val Graveglia e fu storicamente legata al Capitaneato di Chiavari, istituito nel XIII secolo dalla Repubblica di Genova nel levante ligure. Le valli, infatti, furono comprese nei territori geografici del capitaneato chiavarese fino al XVIII secolo e costituirono un'importante risorsa economica per Chiavari diventandone uno dei maggiori comuni del Tigullio dell'epoca.

L'area, partendo dalla parte meridionale della piana del torrente Entella e dirigendosi verso nord, presenta la tipica vegetazione e zone agricole della Liguria; quasi in rapida successione si presentano colture di tipo mediterraneo con piante e pratiche agrarie di tipo continentale-montano. Sono inoltre presenti vaste coltivazioni di ulivi, specie nella zona di Leivi, castagno e nocciolo e, addentrandosi nella valle fontanina, è ancora in uso l'allevamento del bestiame.

In città è presente una pista ciclabile lungo il torrente Entella di 8 km.

Nostra Signora dell'Orto, patrona della città e compatrona assieme a Nostra Signora di Montallegro di Rapallo della diocesi di Chiavari. La sua edificazione avvenne nel 1613 dopo l'apparizione mariana il 2 luglio del 1610 al concittadino Sebastiano Descalzo. La struttura è caratterizzata da un'imponente pronao in marmo del XX secolo.

Santuario della Madonna dell'Olivo, presso la località di Bacezza lungo la strada provinciale 1 Aurelia. La tradizione locale afferma che in quel luogo apparve "miracolosamente" nel 936 ad un tessitore di Rovereto un quadretto della Vergine Maria con il Bambino Gesù su un albero di ulivo. La struttura odierna è risalente al 1660 quando, per un voto dei chiavaresi alla Vergine per la liberazione dalla peste, edificarono ex novo il tempio.

Santuario di Nostra Signora delle Grazie, è ubicato presso la località Le Grazie lungo la provinciale Aurelia. Già presente nel Medioevo fu nuovamente riedificato nel XV secolo e conserva all'interno notevoli cicli di affreschi lungo le pareti tra cui il Giudizio universale del pittore Luca Cambiaso.

La chiesa di San Giacomo, sita nella piazza omonima nel quartiere di Rupinaro la chiesa parrocchiale di San Giacomo di Rupinaro, denominata anticamente "di San Jacobi de Arena, fu eretta all'esterno delle antiche mura della "Cittadella" medievaletra l'VIII e il IX secolo.

Chiesa di San Giovanni Battista, sita nel cuore del centro storico, nell'omonima piazza, la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista fu fondata nel 1181 per volere di Bardo Fieschi arciprete di Lavagna. Restaurata nel 1462, all'epoca ancora sede delle funzioni civili, e completamente ricostruita tra il 1624 e il 1631 su disegno di Andrea Vannone e Bartolomeo Rossi.

La chiesa di San Giuseppe, situata nel quartiere di Ri Basso l'attuale chiesa, dedicata a san Giuseppe, fu costruita e aperta al culto religioso nei primi anni degli anni sessanta del XX secolo. Già facente parte della comunità parrocchiale di Ri fu nel 1914 smembrata e resa autonoma dal vescovo di Chiavari monsignor Giovanni Gamberoni che la elesse nella stessa occasione al titolo di Prevostura. La consacrazione fu perpetuata da monsignor Daniele Ferrari il 4 giugno del 1989. Il titolare della parrocchia, S.Giuseppe, è festeggiato la prima domenica di maggio.

Chiesa di San Giuseppe Calasanzio, situata nel centro città, in via Rivarola, è sede dei Padri Scolopi. Vi viene celebrata la S.Messa tridentina in latino , secondo il motu proprio Summorum Pontificum, ogni domenica e festa di precetto alle ore 17.

Chiesa di San Michele Arcangelo. La sua comunità parrocchiale, già presente nel XIII secolo con l'intitolazione all'arcangelo Michele, è presente nel quartiere di Ri Alto e fu nei secoli assoggettata alla pieve di Lavagna. In seguito soppressa e accorpata alla parrocchia della chiesa di San Giovanni Battista nel XVI secolo, fu nuovamente ricostituita con decreto del cardinale dell'arcidiocesi di Genova Stefano Durazzo datato 8 luglio 1658. Eletta a Prevostura dal 7 agosto 1899 venne unita alla parrocchia di San Giuseppe di Piani di Ri e quindi nuovamente separata nel 1914.

Chiesa di Santa Margherita, dedicata a santa Margherita d'Antiochia e creata parrocchia autonoma dal XVI secolo, la sua chiesa è ubicata presso il quartiere periferico di Caperana. L'edificio, recentemente restaurato nei suoi colori variopinti originali, è stato consacrato dal vescovo chiavarese monsignor Giovanni Gamberoni il 18 luglio del 1914 ed eletta a Prevostura il 20 luglio dello stesso anno.

Chiesa di San Pietro, secondo alcune fonti la sua parrocchia, intitolata all'apostolo Pietro e situata nel quartiere di Sampierdicanne o San Pier di Canne, fu costituita già nel XII secolo. La chiesa, recentemente restaurata e ampliata, fu unita alla parrocchia di Chiavari-Bacezza per circa due secoli fino al 1802, quando, il 7 marzo, fu smembrata nella nuova comunità parrocchiale autonoma. è Prevostura dal 1914. Vi sono delle bellissime vetrate artistiche istoriate a gran fuoco opera dello Studio d'Arte e Architettura Albertella di Genova su cartoni dell'artista Giovanni Job.

Chiesa di San Martino, situata nella frazione di Maxena (pronuncia /maˈʒena/, con la "g morbida" francese), fra le colline di ulivi che sovrastano la città, la chiesa di San Martino fu eretta a Rettoria nel 1389 e si costituì parrocchia indipendente da Sanguineto nel 1878. L'11 novembre del 1920, in occasione della festa del santo, fu eletta al titolo di Prevostura.

Chiesa di Campodonico, situata nella frazione di Campodonico, anticamente località dell'odierna frazione di Sanguineto, fu proprio da essa smembrata e resa indipendente il 25 luglio del 1921 dal vescovo chiavarese Amedeo Casabona nella nuova parrocchia di Nostra Signora della Salute e di San Bernardo.

Chiesa di Sant'Antonino, antica parrocchia risalente al medioevo è intitolata al martire sant'Antonino ed è situata nella frazione di Sanguineto. La comunità parrocchiale fu in seguito soppressa ed aggregata a Maxena. Nuovamente indipendente dal 18 dicembre 1878 le fu tolta la comunità di Campodonico nel 1921.

La chiesa parrocchiale di Sant'Andrea è situata nella frazione collinare di Sant'Andrea di Rovereto al confine con la vicina chiesa di San Pietro di Rovereto nel comune di Zoagli. Dipendente dalla pieve di Lavagna fu, secondo alcune fonti, istituita intorno al 1143. Dal 1688 è sede di arcipretura.

La cappella di San Terenziano è dedicata ai santi Terenziano e Desiderio, è quasi sicuramente antecedente al XVII secolo. Eretta in un'unica navata con struttura a capanna si presenta con l'adiacente torre campanaria. Anticamente era qui conservata una tela, di pittore sconosciuto, raffigurante il santo Desiderio e ad oggi scomparsa. Nonostante ora la chiesa sia compresa nel territorio comunale di Chiavari, la sua comunità è aggregata alla parrocchia di san Rufino di Leivi.

Monastero delle Clarisse. Secondo alcune fonti storiche e una lapide marmorea posta al di fuori della chiesa, sembrerebbe che il primitivo luogo di culto fu eretto nel 1355 da Oberto Beninsegna; sempre secondo il marmo tale edificio fu intitolato alla Misericordia nel sito dove ancora oggi sorge l'attuale chiesa delle Clarisse. Alla morte del Beninsegna la Casa della Misericordia fu affidata alle Terziarie di san Francesco d'Assisi. Nel 1457 l'intero stabile fu sottoposto ad un accurato restauro e secondo alcuni storici locali sarà nel 1513 che trentaquattro monache si ritirarono nello stabile in clausura, assumendosi la denominazione Clarisse. La struttura fu nuovamente modificata nel 1674 nelle sue forme attuali, più piccole rispetto all'edificio originale. All'interno della chiesa è conservata sopra l'altare maggiore una pala raffigurante la Madonna della Misericordia del pittore Lorenzo Fasolo.

Palazzo Rocca, situato nell'adiacente piazza, intitolata a Giacomo Matteotti, l'edificio è circondato interamente dal pregiato parco pubblico Rocca. Il palazzo fu edificato nel 1629 - 1630 per volere dei marchesi locali Costaguta su progetto di Bartolomeo Bianco. Venne ingrandito nel XVIII secolo dai successivi proprietari della famiglia Grimaldi. Dal 1912 è di proprietà del Comune di Chiavari il quale, recentemente, ha sottoposto l'intera area del parco ad un accurato restauro della flora e degli elementi architettonici. Nelle antiche scuderie è ubicato il Museo archeologico per la Preistoria e la Protostoria del Tigullio e la Galleria Civica.

Il Palazzo di Giustizia è situato nel cuore del centro storico chiavarese in piazza Giuseppe Mazzini. Costruito nel 1886 su disegno del progettista Giuseppe Partini si presenta in stile medievale con forme ispirate al gotico toscano. Fu eretto sul luogo dell'antica Cittadella del Quattrocento, costruita dalla Repubblica di Genova come concentrazione del potere civile e militare, di cui ancora oggi rimane la torre merlata del 1537.

Palazzo Marana, già Palazzo Falcone fu costruito intorno al 1730 secondo i canoni del classico stile barocco genovese. La facciata è decorata da un balcone in marmo sormontante l'imponente portale.

La Colonia Fara, intitolata alla memoria del generale Gustavo Fara, fu commissionata dal Partito Nazionale Fascista nel 1935 come luogo e soggiorno di villeggiatura marinaro per bambini, da utilizzarsi nel periodo estivo.

Castello di Chiavari. Il maniero è ubicato presso un colle raggiungibile da una salita a gradoni che rasenta l'antico tratto settentrionale delle mure cittadine. Venne fatto costruire nel XII secolo dalla Repubblica di Genova per contrastare i Fieschi della vicina Lavagna. Fu in buona parte smantellato nel XVI secolo; allo stato attuale rimane la torre.

La Necropoli di Chiavari fu scoperta sul finire degli anni cinquanta nel corso di alcuni scavi edili. A seguito del ritrovamento furono subito iniziati i necessari lavori per le rilevazioni archeologiche che, dopo un periodo di studio che va dal 1959 al 1969, gli storici datarono al VII secolo a.C. la necropoli pre-romana. Negli anni settanta i resti e i ritrovamenti furono spostati in una sede più idonea, visto che l'area interessata è molto vicina al centro abitato, e la collaborazione tra la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria e il Comune di Chiavari fece sì che il 19 aprile del 1985 s'inaugurò il nuovo Museo Archeologico per la Preistoria e Protostoria del Tigullio. Sede attuale del museo è il celebre palazzo Rocca del XVIII secolo.

Chiavari ospita alcuni interessanti musei, il Museo Archeologico Nazionale di Palazzo Rocca, il Museo Diocesano di Arte sacra di Chiavari, il Museo Storico del Risorgimento e Quadreria della Società Economica e la Pinacoteca Civica di Palazzo Rocca.

Lavagna

Il borgo, come molti altri comuni liguri, si è sviluppato in epoca romana con il nome latino di Lavania. Il nome è rimasto nei secoli inalterato fino a trasformarsi nei secoli successivi nell'attuale toponimo di Lavagna.

Lavagna, che secondo fonti storiche locali, fu inizialmente nel primo Medioevo in epoca longobarda affidata ai monaci dell'abate irlandese san Colombano che sotto la direzione della potente abbazia di San Colombano di Bobbio la svilupperanno.

In seguito diverrà una contea dei Carolingi e soggetta successivamente ai vescovi di Genova, fu roccaforte feudale della famiglia nobiliare dei Fieschi creando fino al 1198 ampi contrasti politici con la Repubblica di Genova. Questa famiglia porterà, con il suo dominio geografico e politico, alto l'onore della città costruendo un vero e proprio impero nobiliare.

Durante il Medioevo tanti sono stati gli scontri politici per il dominio nel levante ligure e sicuramente i più forti antagonisti della famiglia si rivelarono i Doria, signori della repubblica genovese. Quando il borgo si eresse in comune autonomo, intorno al XII secolo, i signori fliscani continuarono, nei limiti, a svolgere il compito amministrativo e politico della cittadina.

Nel 1564 fu saccheggiata dal pirata turco Dragut subendo devastazioni come in altri comuni vicini già colpiti dal saraceno negli anni prima. Nel 1815 verrà inglobato nel Regno di Sardegna, così come stabilirà il Congresso di Vienna del 1814 anche per gli altri comuni della Repubblica Ligure, e successivamente nel Regno d'Italia dal 1861.

I lavori di edificazione del Santuario di Nostra Signora del Carmine iniziarono nel 1617, nella quale si edificò anche un convento dei Carmelitani Scalzi. Nella zona vi erano già ospitati un oratorio dedicato ai Santi Lucia e Gottardo, appartenente alla locale Confraternita dei Disciplinati. I lavori si conclusero nel 1631, donando alla nuova chiesa una statua in legno della Madonna del Carmelo, proveniente da Genova, che ancora oggi si trova sull'altare maggiore.
A causa della rivoluzione nel 1799 di Napoleone Bonaparte in Liguria, i carmelitani dovettero abbandonare il convento, soppresso dalle nuove ordinanze napoleoniche, trasferendosi dapprima a Novi Ligure poi a Genova.
Il convento venne smembrato e venduto ai privati, dopo essere stato utilizzato anche per altri scopi, mentre il chiostro ospita la biblioteca e la raccolta Alloisio dal 1984. La chiesa invece fu conservata, anche se spesso utilizzata spesso per altre finalità. Nel 1806 la chiesa tornò alle proprie funzioni religiose, eleggendo il complesso con il titolo di Santuario autonomo.
Il primo restauro si ebbe nel 1835 per riedificare il coro, consentendo così la demolizione di una parte di esso per favorire il tracciamento della strada che porta il nome del Santuario.
La facciata della chiesa è caratterizzata da un portale del XIX secolo e composta da sole tre finestre. La struttura del santuario è ad unica navata, composta nel totale da sei cappelle. All'interno i marmi usati nella costruzione degli altari sono stati prelevati da una nota fabbrica lavagnese.
Gli affreschi presenti sono opera del pittore senese Alessandro Franchi, dipinti tra il 1890 e il 1900, e di Giuseppe Repetto databili al 1860. I quadri appartengono invece a varie epoche storiche quali l'Estasi di Santa Teresa di Domenico Fiasella, la Natività e San Pietro di Orazio De Ferrari, e la raffigurazione di San Gottardo di Giovanni Andrea De Ferrari.
La cassa processionale è del 1857, usata nella celebre processione del 16 luglio per la festa omonima.

La costruzione del Santuario di Nostra Signora del Ponte risale al XIII secolo, grazie alla presenza di una cappella sul ponte sovrastante il torrente Entella. La ristrutturazione della cappella e del ponte fu voluta, secondo la storia locale, dal pontefice Innocenzo IV Sinibaldo Fieschi (appartenente alla celebre famiglia lavagnese dei Fieschi) per consentire un collegamento più sicuro tra le due comunità di Chiavari e Lavagna.
Nel 1451 il ponte e la cappella furono ceduti dai Fieschi alla confraternita dei Frati Francescani di Chiavari che, dopo aver acquistato un terreno sulla riva orientale dell'Entella, iniziarono i lavori di costruzione di una chiesa più ampia e degna di accogliere l'effige mariana. I lavori di edificazione, diretti da Simone Gatto, terminarono nel 1492 consentendo così la consacrazione della chiesa.
L'effige della Madonna del Ponte fu pertanto trasferita nel 1500 nella nuova chiesa, grazie al consenso del pontefice Alessandro VI, che accettò l'idea dei Francescani di ampliare l'edificio e di erigere un piccolo campanile. Nel 1506 furono aggiunti i due altari laterali. In una notte del 1564 la chiesa subì un saccheggio da parte del pirata Dragut, già celebre nel Tigullio per le sue razzie compiute nei vari borghi marinari di Rapallo e Santa Margherita Ligure, che straordinariamente non prelevò la preziosa immagine mariana. Questo evento rinsaldò tra la popolazione il culto dell'immagine e della sua raffigurazione.
La proprietà dell'edificio fu sempre amministrata dall'arciprete di Lavagna, nonostante i frati francescani ne chiesero più volte la totale custodia alle autorità ecclesiastiche competenti. La pacifica disputa fece sì che la chiesa venne infine chiusa, rimanendo così priva di culto per nove anni.
La chiesa venne trasformata e impreziosita nel 1783 e completamente rinnovata alla fine del XIX secolo. Nel rinnovamento si costruì la navata sinistra e si prolungò il presbiterio. Il campanile fu eretto nel 1898, affrescando tra l'altro l'interno della chiesa. Il 10 gennaio del 1903 fu costituita la locale parrocchia, con il titolo di Rettoria distaccandola dal precedente controllo della parrocchia di Santo Stefano, dal primo vescovo della diocesi di Chiavari monsignor Fortunato Vinelli, appellando così il nuovo titolo di chiesa parrocchiale e in seguito quello di Santuario. Verrà infine dichiarata monumento nazionale italiano.
Dopo circa sette anni di un accurato restauro, ad opera della Soprintendenza per i Beni Storici e Artistici della Liguria, il 22 marzo del 2009 l'effige della Madonna col Bambino è stata ricollocata all'interno del santuario mariano. I restauri al dipinto hanno permesso di stabilire una datazione che va dal 1290 al 1310 e, dai dettagli del quadro, di attribuire l'opera al pittore senese Pietro Lorenzetti.
La facciata è costituita da tre portali, quello mediano architravato e i due laterali lunettati. Nel portale maggiore è raffigurato un affresco della Madonna della Misericordia attribuito al pittore Lorenzo Fasolo e databile all'inizio del XVI secolo.
Nella lunetta del portale sinistro è presente un bassorilievo del XVI secolo raffigurante San Francesco che riceve le stimmate. Secondo la tradizione locale l'uomo senza cappuccio con un libro aperto tra le mani - raffigurato nel dipinto - sembrerebbe risalire alla figura del poeta toscano Dante Alighieri, che avrebbe attraversato il Ponte della Maddalena nel corso del suo viaggio verso la Francia.
Il campanile, progettato in forma neogotica, raggiunge un'altezza di circa 40 metri. Su tutti i quattro lati si aprono tre ordini di bifore e uno di trifore. Quest'ultimo è delimitato da due lesene poggianti su di un sottile cornicione ed è sovrastato da un frontone uguale a quello del corpo centrale della chiesa. La cuspide del campanile è coperta interamente con l'ardesia lavorata a squame, tipica pietra estratta dalle cave della Val Fontanabuona. Tra il terzo ordine di bifore e il cornicione sovrastante è stato inserito il quadrante dell'orologio.
L'interno, costituito a tre navate con un presbiterio absidato, presenta la navata centrale coperta da una struttura in legno a due spioventi, mentre le altre navate laterali sono coperte da volte a crociera. I due altari laterali sono dedicati all'Ascensione e al Crocifisso di Gesù. Gli affreschi presenti nella contro facciata sono databili al Cinquecento del pittore Lorenzo Fasolo; nella parte superiore si conserva un dipinto raffigurante la scena biblica della Strage degli Innocenti, mentre al di sotto vi sono alcune raffigurazione di santi francescani. La volta del presbiterio è stata dipinta dal pittore Carlo Thermignon con le figure dei quattro Evangelisti della Bibbia. Le due pareti del presbiterio sono opera di Carlo Krattly, ad eccezione dei sei quadri della parete che furono ideati e dipinti dal Thermignon. L'altare maggiore è sovrastato dall'icona della Madonna di Francesco Schiaffino. Ai lati del presbiterio sono poste due tele raffiguranti Gesù sale al Calvario e Gesù incoronato di spine, attribuite ad Antonio Lexerna. Il Crocifisso ligneo presente è un'opera dello scultore Anton Maria Maragliano del XVIII secolo. La pala della cappella della navata destra raffigura la Sacra Famiglia di Francesco Grandi, databile al 1882.

Secondo alcune fonti storiche la fondazione o la prima citazione della Basilica di Santo Stefano potrebbe essere risalente al VI secolo, precisamente nel 568, o ancor prima nel V secolo. Alcuni documenti e ritrovamenti testimoniano che sul luogo dove oggi sorge l'odierna chiesa vi era la presenza un'antica torre di segnalazione, utile ai naviganti e marinai per l'ingresso al porto, dove a fianco fu poi eretta la prima chiesa, orientata verso ponente con campanile a levante e a tre navate interne. Tracce del precedente edificio sono ancora oggi ben visibili all'interno della canonica, specie gli archi e i pilastri formanti il vecchio coro.
Sarà dall'VIII secolo per opera dei monaci dell'Ordine di San Colombano, presenti in liguria fin dall'epoca longobarda, che, divenuta importante pieve nel territorio, assunse un'ampia giurisdizione di controllo delle altre cappelle e chiese locali, tra le quali la chiesa di San Giovanni Battista di Chiavari, oggi facenti parte dell'odierno territorio diocesano chiavarese.
Una delle prime citazioni ufficiali è risalente ad un lodo del 994 del conte Oberto di Lavagna.
Divenuta collegiata dal 1060 fu sottoposta alla protezione della Santa Sede di Roma da papa Celestino III e occupò negli anni a seguire una notevole importanza ecclesiale nei territori dell'arcidiocesi di Genova; la sua collegiata fu infatti la prima extra urbem al di fuori di Genova.
Nei secoli successivi la nobile famiglia locale dei Fieschi ebbe sempre uno speciale riguardo verso la chiesa, considerandola infine il punto saldo religioso del loro dominio nelle terre del Tigullio e della Repubblica di Genova. Proprio per meglio esercitare il controllo feudale fu costruito vicino alla chiesa e all'antica torre di segnalazione un castello che, per alcuni storici, furono demoliti, il castello e la torre, forse dai soldati genovesi nel 1100 o più probabilmente nel 1200 dall'imperatore Federico II del Sacro Romano Impero per vendetta alla scomunica inflitta da papa Innocenzo IV della famiglia dei Fieschi.
Gli ultimi interventi di restauro, prima della conseguente riedificazione, furono eseguiti nel 1611. L'elevazione a basilica romana fu voluta dal pontefice genovese Benedetto XV con bolla pontificia del 16 maggio 1921.
L'odierna struttura, voluta dalla popolazione e sostenuta dall'arcivescovo di Genova cardinal Stefano Durazzo, sorge sulle rovine del preesistente castello fliscano e dell'edificio religioso ed è opera di Giovanni Battista o Gio Battista Ghiso, celebre architetto della Repubblica di Genova, che seguì o s'ispirò ad un progetto del più noto Gian Lorenzo Bernini. Una successiva ricerca dello storico Federico Alizieri attribuisce invece la paternità del progetto all'architetto Francesco da Novi, quest'ultimo camerale dei Padri del Comune di Genova.
Grazie ad un'apposita tassa sulla vendita del grano, imposta dalla municipalità lavagnese, si diede ufficialmente l'avvio ai lavori posando la prima pietra il 15 agosto del 1650.
Così come si apprende da diverse fonti dell'epoca, i lavori procedettero abbastanza alacremente poiché durante l'edificazione si assistette al crollo del campanile, il 1 novembre dello stesso anno, della precedente chiesa oramai in disuso. I due campanili, posti vicino alla marmorea facciata, furono ultimati nel 1657. L'edificazione, alla quale parteciparono numerosi e volontari abitanti di Lavagna, terminò nel 1668 e la consacrazione solenne avvenne il 18 ottobre del 1703.
Così come la precedente struttura anche l'odierno edificio è diviso in tre navate scandite da colonne in parte binate e sorreggenti le arcate a tutto sesto. Sulla navata centrale si imposta una volta a botte con plastici costoloni, mentre nelle due restanti campate minori si elevano volte a cupola.
La parte destra della chiesa vede il primo altare, detto "dei Pescatori", intitolato ai santi Pietro e Andrea il quale conserva una tela del pittore Sebastiano Galeotti raffigurante il Primato di san Pietro del XVIII secolo; il secondo, dedicato a san Giuseppe, presenta una tela ritraente la Sacra Famiglia di un probabile pittore di origine francese. Collocato nel 1855 l'altare presenta nella volta superiore l'affresco ritraente il Papa che proclama san Giuseppe patrono della Chiesa Universale.
Il terzo altare è intitolato all'Assunta e ai santi Antonio da Padova, Caterina da Genova e Francesco Saverio; restaurato nel 1896 presenta nella volta la rappresentazione del Miracolo di sant'Antonio. Il successivo altare, considerato il più pregevole per le sue caratteristiche artistiche e architettoniche, è dedicato a san Nicola di Bari e conserva un dipinto raffigurante il Cristo risorto, san Nicola e santo Stefano del pittore Domenico Piola; l'affresco della volta raffigura San Carlo Borromeo che dà la prima comunione a san Luigi Gonzaga.
L'ultimo altare della navata destra è dedicato alla Madonna del Rosario e l'ultimo restauro, così come si apprende da una lapide, è risalente al 1882, la stessa datazione dei due dipinti del pittore chiavarese Gian Battista Pianello; è lo stesso Pianello ad affrescare la cupola interna nel 1881 con la raffigurazione della Madonna che porge il rosario a san Domenico ed a santa Caterina. I due laterali affreschi rappresentano invece Papa Pio V che annuncia la vittoria di Lepanto e dall'altra parte una rievocazione pittorica dell'annuale processione della popolazione lavagnese durante la festività.
La parte sinistra della chiesa vede invece nel primo altare, partendo dall'ingresso principale, l'ubicazione del battistero risalente al XIX secolo; nella piccola cupola interna è affrescato l'evento biblico del Battesimo con la raffigurazione di Giovanni Battista, posto di schiena, e di Gesù. Il secondo altare è intitolato alla Madonna della Guardia e comunemente detto "dei Contadini"; qui si conserva il dipinto del pittore Sebastiano Galeotti raffigurante la Madonna della Guardia con san Martino e nella volta l'affresco ritraente l'apparizione mariana sul monte Figogna tra Genova e Ceranesi dove oggi sorge l'omonimo santuario.
Il terzo altare, il più antico e restaurato nel 1880, è intitolato all'Immacolata Concezione con l'omonima raffigurazione nella volta. Alla Santissima Trinità è dedicato il successivo altare laterale con la presenza della tela ritraente la Santissima Trinità, san Bernardo e san Rocco; nella volta l'affresco riprende il Sacro Cuore che appare a santa Maria. Il quinto è dedicato al Crocifisso di Gesù con l'omonima tela del Piola; il tema della crocifissione viene ripresa negli affreschi laterali del pittore chiavarese Pianello con l'Invenzione della croce e il Trasporto delle reliquie.
Il maggiore, dedicato a santo Stefano, è stato scolpito dai fratelli Bocciardi con statua marmorea, raffigurante il santo, dello scultore genovese Pasquale Bocciardo del XVIII secolo. I due quadri de Il Martirio e il Rinvenimento del corpo di santo Stefano sono opera del pittore Carlo Fontana; gli affreschi raffiguranti l'Ordinazione e la Predicazione di santo Stefano sono invece opera di Francesco Chiarella.

L'ampia e panoramica Piazza Guglielmo Marconi sottostante la Basilica di Santo Stefano, dedicata a Guglielmo Marconi, è frutto di un intervento ampliativo attuato nel 1673 alla quale si aggiunse un maggiore effetto scenografico, così come volle il progettista, con la demolizione nel 1749 delle adiacenti abitazioni antistanti la facciata in marmo. La demolizione consentì di rivedere così l'accesso alla chiesa con una nuova scalinata in ardesia, successivamente sostituita nel 1870 da una nuova pavimentazione in marmo bianco e con l'aggiunta nelle parti finali di essa di due leoni sorreggenti lo stemma comunale di Lavagna. Nel 1897 gli ultimi interventi decorativi della piazza videro la costruzione della loggia marmorea - detto porticato Bignardello - che permise così di accedere, senza passare davanti alla chiesa, al monumentale cimitero posto dietro la struttura religiosa. Recenti lavori hanno nuovamente rivisto le scalinate della loggia e una corretta conservazione degli elementi strutturali. Il campanile di sinistra ospita il concerto di campane della chiesa, mentre quello di destra alloggia la campana civica.

La chiesa parrocchiale di Santa Giulia di Centaura è situata nella frazione omonima e secondo alcune fonti conserva le reliquie di santa Giulia portate nel 1724.

Chiesa di Santa Maria Assunta è situata nella frazione di Sorlana fu inizialmente sottoposta ai territori diocesani della diocesi di Brugnato e in seguito aggregata alla comunità parrocchiale di Santa Giulia. Nel 1909 acquisì una propria autonomia e fu creata rettoria con decreto vescovile di monsignor Fortunato Vinelli della diocesi di Chiavari datato al 31 agosto.

La chiesa di Santa Maria Madre della Chiesa, dedicata l'8 settembre del 1977, fu smembrata dalla parrocchia di Santo Stefano nel 1967 e creata parrocchia autonoma il 22 agosto del 1968.

L'oratorio della Santissima Trinità è ubicato in prossimità del centro storico lavagnese e risalente al XV secolo, l'oratorio fu nei secoli sede della locale confraternita della Santissima Trinità operante nell'assistenza ai poveri, alla riscossione degli schiavi e alle funzioni liturgiche dei defunti; ancora oggi sono conservati gli scranni lungo le pareti dove si sedevano i confratelli durante le riunioni. All'interno sono custoditi una decina di cristi processionali, tra cui uno dello scultore Anton Maria Maragliano, diversi dipinti del pittore Luca Cambiaso e un organo del XVIII secolo.

Torre Ravenna o più comunemente conosciuta come Torre del Borgo. Secondo alcune fonti la sua edificazione, forse ad opera della famiglia nobiliare dei Fieschi, è risalente al XVI secolo come torre di avvistamento o di difesa. Dopo vari secoli in servizio per il borgo, dove fu persino adibita ad abitazione con cappella gentilizia, è ora sede della "Galleria artistica dell'ardesia" e della "Collezione Alloiso".
Qui si possono ammirare, oltre a oggetti in ardesia, ricche opere in ceramica e reperti archeologici provenienti da ogni parte del Tigullio. Nel sottostante giardino alla genovese vengono inoltre organizzate mostre culturali e concerti musicali.

Palazzo Franzoni è stato eretto nel 1696 e oggi sede del municipio, è considerato uno dei più importanti e celebri nel panorama lavagnese subendo nei secoli differenti usi. Originariamente appartenente ai marchesi Franzoni, da cui deriverebbe la denominazione, fu dapprima occupato nel periodo francese di Napoleone Bonaparte dalle truppe d'oltralpe (1797) e in seguito convertito ad uso ospedaliero per le violente epidemie.
Successivamente abbandonato fu acquistato da un locale contadino emigrato in Argentina, Lazzaro Repetto, e dal 1907 adibito per la ricezione alberghiera. Nel 1931, grazie ad una sottoscrizione della popolazione, fu acquistato dal Comune di Lavagna divenendo così sede attuale della municipalità lavagnese.

Palazzo Ravenna già convento dei Frati Carmelitani fu, dopo alcuni lavori di modifica alla struttura, sede originaria del municipio. Dopo il trasferimento di quest'ultimo nel 1931 nell'attuale palazzo Franzoni, è sede odierna della Biblioteca Civica "Giovanni Serbandini" trasferita nei locali del palazzo dal 1994. All'interno dell'edificio vi si svolgono durante l'anno manifestazioni e mostre culturali.

In città è presente il muse della Collezione Alloisio.

Cavi di Lavagna

La frazione è situata sulla costa del golfo del Tigullio tra i comuni di Lavagna e Sestri Levante. Originariamente storico piccolo borgo di pescatori è oggi un'importante e conosciuta località turistica - balneare del comprensorio, soprattutto nel periodo estivo. Il litorale è tipicamente basso e sabbioso.

Secondo alcune fonti storiche l'origine del toponimo "Cavi" sarebbe da ricercare nella storpiatura dal dialetto genovese della parola Capo o dalla più semplice "Cave", queste ultime richiamanti le antiche cave di ardesia nell'immediato entroterra.

La chiesa della Immacolata Concezione è stata costruita nel 1757 e decorata da marmi lavorati, fu anticamente succursale della vicina parrocchia di Santa Giulia di Centaura, anch'essa frazione di Lavagna, e sarà nel 1797 che verrà resa indipendente dall'arcivescovo di Genova monsignor Giovanni Lercari.

Sestri Levante

Anticamente Sestri Levante era costituita da un isolotto che possedeva il promontorio attuale che a sud si trova a strapiombo sul mare. Questo isolotto fu, solamente in età moderna, unito alla terraferma da un istmo molto sottile formato dai depositi delle numerose e periodiche alluvioni dei torrenti Gromolo e dal Petronio e dall'azione costante del mare.

Per la sua conformazione geografica viene definita localmente come la "città dei due mari", essendo il centro storico sestrese stretto tra due famose baie, la Baia delle Favole e la Baia del Silenzio.

In epoca romana è testimoniata con il nome di Segesta Tigulliorum o Segeste e divenne un'importante centro commerciale specie nei traffici marittimi; i vicini collegamenti stradali con il passo del Bracco e il colle di Velva permettevano infatti un notevole scambio di materie prime con l'entroterra delle valli Petronio, Graveglia, Vara e con la Lunigiana.

Citata in un diploma del 909 del re Berengario, nel quale cedeva parte del territorio alla basilica di san Giovanni di Pavia.

Durante l'epoca medievale il comune si espanse trasferendosi anche nella terraferma, precedentemente il nucleo era nato a ridosso del promontorio costruendosi una fortezza naturale.

Nel 1133 la nobile famiglia di Lavagna, i Fieschi, tentarono un attacco di conquista del borgo, ma vennero duramente sconfitti dalla potente Repubblica di Genova che nel 1134 annetté il comune sotto la sua protezione militare e politica.

La rivale storica di Genova, la flotta navale di Pisa, attaccò il Tigullio nel 1170, ma come altri comuni tigullini Sestri Levante non cedette all'attacco scacciando al di là dell'orizzonte il nemico pisano. Due anni dopo (1172) le due famiglie liguri dei Malaspina e dei Fieschi si allearono e insieme riuscirono a occupare il comune strappandolo dal controllo di Genova. Nel 1212 viene istituita la Podesteria di Sestri Levante.

Nuovo attacco toscano nel 1327 dal Signore di Lucca Castruccio Castracani che però non riesce nel suo intento. Ci riuscirono invece i Visconti nel 1365 invadendola e costituendo nella zona un piccolo dominio territoriale. Anche Sestri Levante subì la rivalità tra Guelfi e Ghibellini con notevoli tafferugli locali. Venezia tentò l'impresa toscana di conquista nel 1432, ma come i toscani ricevette lo stesso trattamento. Danni e saccheggi crearono invece le due successive invasioni da parte dei pirati turchi e saraceni rispettivamente nel 1542 e nel 1607.

Durante l'epoca napoleonica passò nel Dipartimento degli Appennini (Chiavari). Nel 1815 verrà inglobato nel Regno di Sardegna, così come stabilirà il Congresso di Vienna del 1814 anche per gli altri comuni della Repubblica Ligure, e successivamente nel Regno d'Italia dal 1861.

In città è presente una pista ciclabile di 1,3 km.

Basilica di Santa Maria di Nazareth, costruita nel XVII secolo ha un pronao neoclassico. All'interno vengono esposte tele di epoca barocca e una Pietà lignea di Anton Maria Maragliano. Nel XVIII secolo, Sestri Levante spesso ospitò stabilmente il vescovo di Brugnato (alla cui diocesi Sestri Levante appartenne fino al 1959) e la chiesa di Santa Maria di Nazaret venne elevata a co-cattedrale, con il permesso per il vescovo di consacrare gli oli santi durante i riti pasquali.

La chiesa di San Nicolò dell'Isola è l'edificio di culto più antico della città, costruito nel 1151 in stile romanico. Fino al XVII secolo fu la parrocchiale di Sestri Levante, titolo ora appartenente alla chiesa di Santa Maria di Nazaret. L'edificio fu trasformato in stile barocco nel corso del XV secolo riportando alla luce il primitivo stile architettonico. La facciata esterna fu rifatta nel Quattrocento e presenta un portale a pseudo protiro sormontato da una trifora; ai lati dell'edificio sono presenti epigrafi ed antiche lapidi del Medioevo. Il campanile con cuspide piramidale ha la cella campanaria a bifore. L'interno, in stile gotico, è composto da tre navate divise da colonne con capitelli cubici.

La costruzione della chiesa di Santo Stefano del Ponte risale all'epoca paleocristiana anche se della chiesa d'origine non sono rimasti, almeno in superficie, resti. L'attuale costruzione, che in seguito venne ampliata e arricchita, risale al XVIII secolo.

L'attuale struttura della chiesa di Sant'Antonio risale agli anni sessanta del XX secolo, ad opera dell'architetto Ceschi, ma sul luogo dell'odierno tempio già sorsero in passato diversi edifici religiosi. Qui era presente un antico oratorio dei Santi Giovanni Evangelista ed Antonio e furono i frati minori conventuali che, nel 1647, vi costruirono una nuova chiesa omonima. Divenuta possedimento del clero secolare nel 1798 fu dichiarata succursale della basilica di Santa Maria di Nazareth nel 1855 e nel 1948 elevata al titolo di parrocchiale con l'istituzione dell'omonima parrocchia.

Chiesa dell'Immacolata Concezione, sita nei pressi della Baia del Silenzio è una costruzione del 1688 eretta in stile medievale con la caratteristica facciata in fasce bianche e nere. Alla struttura è annesso il convento dei Cappuccini. Al suo interno è conservata una statua in legno dell'Immacolata del XVIII secolo sull'altare maggiore, un dipinto di Domenico Fiasella ritraente Il miracolo di Sant'Antonio da Padova e sempre dello stesso pittore la tela raffigurante San Felice da Cantalice che riceve dalla Vergine il Bambino Gesù.

La chiesa dell'Istituto delle suore maestre pie è un antico monastero delle Monache Turchine è posto lungo la sommità del promontorio, nei pressi dell'antica porta orientale dell'Isola, e la sua fondazione è risalente al 1658 quando giunse a Sestri Levante l'ordine religioso monastico. La struttura, ampliata e ricostruita più volte nel corso dei secoli, fu sul finire del XVIII secolo abbandonata dalle monache per la soppressione imposta nel 1798 dalla nuova dominazione napoleonica. Nel 1829 l'edificio ospiterà le suore della Presentazione tuttora insediate nell'antico monastero.

Chiesa di San Pietro in Vincoli, sita nel cuore dell'antico borgo sestrese, in vico Macelli, fu costruita dai Padri Cappuccini nel 1640 con l'annessa struttura conventuale. La nuova urbanizzazione di Sestri Levante negli anni successivi, che non permetteva più ai frati un corretto isolamento, fece sì che quest'ultimi preferirono trasferirsi in un'altra località vendendo, nel 1686, la struttura ai Preti Secolari di San Pietro in Vincoli.

La chiesa di San Bartolomeo della Ginestra è situata nell'omonima frazione sestrese ed è conosciuta anche con l'appellativo di santuario di Nostra Signora del Soccorso, titolo che le venne attribuito nel 1750. L'attuale struttura è risalente all'ultima ricostruzione avvenuta nel 1838 dove alla posa della prima pietra vi partecipò sant'Antonio Maria Gianelli.

Chiesa di San Giacomo in Loto. La sua comunità parrocchiale fu presente, secondo alcune fonti, già dal 1540 e tra il 1583 e il 1835 ebbe sotto la sua "cura d'anime" anche la parrocchia di Sambuceto. Dal 1939 ha il titolo di prevostura.

Chiesa di Santa Vittoria in Lobiola, in frazione di Lobiola. Secondo le fonti storiche sarebbe sorta nell'XI secolo[senza fonte]. Divenne parrocchia-prioria monastica i cui padri poi dipesero dall'abbazia di San Fruttuoso di Capodimonte fra il 1308 ed il 1399. Fu l'arciprete protempore di San Martino d'Albaro di Genova, e tramite la nobile famiglia genovese dei Bernabò Brea, che la chiesa fu elevata al titolo abbaziale. Al suo interno sono conservate le antiche reliquie di santa Vittoria.

Le prime notizie ufficiali sull'esistenza della primitiva chiesa di San Bernardo delle Cascine, dedicata originariamente a san Quirico, risalgono al 1151. L'odierna parrocchiale, oggi dedicata a san Bernardo di Chiaravalle, è risalente alla successiva ricostruzione avvenuta nel 1636.

Chiesa di San Paolo in Pila, eretta in epoca contemporanea e consacrata il 26 ottobre del 1980 dal vescovo di Chiavari monsignor Daniele Ferrari, la sua comunità parrocchiale fu distaccata dalla comunità di Santa Margherita di Fossalupara nel 1955 su decisione di monsignor Giuseppe Stella della diocesi della Spezia-Sarzana-Brugnato.

Chiesa di Santa Margherita in Fossalupara. La precedente chiesa parrocchiale, dedicata a santa Margherita, si trovava sul luogo dove oggi è ubicato il cimitero di Fossalupara; l'edificio fu demolito nel 1739, quindi ricostruito e consacrato da monsignor Giuseppe Stella il 27 agosto del 1958. La sua parrocchia è risalente al 1060 e una volta soppressa fu incorporata nella comunità di Santo Stefano del Ponte; fu nuovamente istituita dalla diocesi di Brugnato nel 1678.

Convento dell'Annunziata, risalente al XV secolo l'ex convento, dopo essere stato una celebre colonia marina, è ora sede di conferenze culturali.

Risalendo verso il promontorio sestrese sono ancora oggi visibili i resti dell'antico oratorio di Santa Caterina eretto nel 1578 e devastato pesantemente durante i bombardamenti aerei del 1944 nella seconda guerra mondiale.

Palazzo Durazzo Pallavicini, sede attuale del municipio è ubicato nella centrale piazza Giacomo Matteotti, quest'ultima cuore del primario borgo medievale di Sestri Levante e sede della basilica di Santa Maria di Nazareth. Il palazzo fu eretto nella seconda metà del XVII secolo e conserva nella sala consiliare, al secondo piano, un dipinto del pittore Francesco Bassano ritraente l'Adorazione dei Magi.

Palazzo Fascie Rossi, sede della biblioteca civica.

Palazzo Cattaneo della Volta, già palazzo Durazzo e palazzo Doria, è una costruzione del XVII secolo e conserva un'annessa cappelletta del XVIII secolo di Giacomo Gaggini. All'interno presenta diverse nicchie nei pilastri della cupola emisferica, quest'ultima ricoperta da squame policrome e sormontata da un lanternino, dove sono ubicate alcune statue in stucco dello stesso Gaggini raffiguranti i santi Gioacchino e Anna, sant'Elisabetta e san Giuseppe con Gesù Bambino.

Villa Rimassa, già Durazzo.

Villa Serlupi d'Ongran, o Villa Teca, già Spinola.

Villa Balbi, già Brignole. Antica residenza gentilizia fu edificata nel corso del XVII secolo presso il lungomare sestrese. Oggi convertita ad uso alberghiero, così come attigui palazzi nobiliari del viale, presenta nella proprietà interna un pregevole parco-giardino all'italiana.

Villa Gualino, ora Hotel dei Castelli.

La città conserva due castelli. Castel Gandolfo e Castelli Gualino, nei pressi del promontorio dove oggi sorge il parco del Grand Hotel dei Castelli si ergeva il castello eretto dalla Repubblica di Genova nel 1145. L'antica fortezza genovese fu in parte ricostruita nel 1440 e trasformata interamente in cimitero nel corso del 1810 fino alla sua completa demolizione nei primi anni del XX secolo. Sarà tra il 1925 e il 1928 che verranno eretti i cosiddetti "Castelli Gualino" imitando l'antico stile medievale e ad oggi convertiti ad uso alberghiero; la struttura è collegata con il sottostante porticciolo mediante l'ausilio di un ascensore.




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