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Sarzana e Lunigiana

Lunigiana

Sarzana

Sarzana è una cittadina adagiata nella piana alluvionale del fiume Magra conosciuta per le rassegne internazionali che la animano e che vanta una ricca tradizione artigianale sulla lavorazione e il restauro di oggetti in legno e ferro battuto.
La via principale è via Mazzini con la Cattedrale di Santa Maria Assunta costruita sull'antica pieve di San Basilio. Il campanile merlato, il portale strombato e il rosone in marmo sono del XIV secolo, mentre il mosaico della lunetta risale al 1874.
Il generoso interno vanta la presenza di numerosi marmi, favorita dalla vicinanza con Carrara.
Di grande valore sono soprattutto gli altari in marmo di Leonardo Riccomanni. L'Incoronazione del 1432, nel transetto sinistro, è perfettamente conservata in stile gotico.
Ben trent'anni più tardi il Riccomanni realizzò, con l'aiuto del nipote Francesco Riccomanni l'altare della Purificazione del transetto destro che invece evidenzia influssi rinascimentali.
La Croce di Maestro Guglielmo, del 1138, è un arredo di grande valore perché rappresenta la più antica di una lunga serie di opere di questo genere realizzate in Toscana e in Umbria.

La pieve romanica di Sant'Andrea è del XII secolo. Il campanile e la facciata sono romanici, il portale rinascimentale e l'interno in prevalenza barocco.

Di fronte alla chiese, nei sotterranei di un edificio più recente, si trovano i resti di una casa-torre medievale che un tempo apparteneva alla famiglia Bonaparte. Gli antenati di Napoleone sono infatti originari di Sarzana e si trasferirono in Corsica solo nel 1529.

Via Mazzini conduce in piazza Matteotti, dove si affaccia il solenne Palazzo Comunale, datato 1452-1554, con cortile cinquecentesco.

All'estremità orientale del centro sorge la Cittadella, una fortezza dalle imponenti mura voluta alla fine del XV secolo da Lorenzo il Magnifico. Vanta una pianta rettangolare con sei bastioni rotondi alle estremità ed è circondata da ampi fossati. La Cittadella e gli stretti vicoli del centro rievocano la lunga storia di questo nucleo, da sempre terra di confine contesa tra regni, repubbliche e stati.

Adagiata su un colle a nord dell'abitato, la Fortezza di Sarzanello venne costruita nel XIV secolo sul sito dell'antico Castrum Sarzanae, il nucleo originario di Sarzana. Con il suo fossato, il mastio a tre torrioni cilindrici angolari e i camminamenti è una tappa imperdibile che offre un ottimo panorama di Sarzana e della valle del Magra, con le Alpi Apuane che fanno da sfondo.

Arcola

Arcola è situata a cavallo della zona lievemente collinare che separa il golfo della Spezia dalla piana del fiume Magra. È uno degli otto comuni della val di Magra, ma storicamente fa parte della Lunigiana.
Molte sono le ipotesi sull'etimologia del nome Arcola e sul suo significato nel corso dei secoli. Alcuni storici sostengono che il nome derivi dagli Erculei, nobile famiglia romana stabilitasi in questa zona, mentre altre fonti lo collegano addirittura a Ercole quale fondatore del luogo.
L'ipotesi più probabile è che derivi piuttosto da Arx ("rocca") o da Arcula ("piccola rocca"). Altre ipotesi più recenti mettono in relazione Arcoa con il termine dialettale incò ("in capo a") o con alcò ("promontorio").

Arcola fu un antico deposito di passaggio nell'avanzata di Roma contro le popolazioni Liguri negli anni 639-516 a.C. e la sua storia può essere ricondotta alle vicende che hanno interessato la Lunigiana e la val di Magra.
Il paese sorse infatti, con Ameglia e Castelnuovo Magra, per la necessità di fuggire alla malaria presente nel territorio lunigianese. Fu invaso e saccheggiato dai Normanni prima e dai pirati saraceni poi, anche se non esistono documenti storici che attestino l'attendibilità di queste notizie. È verso la foce del fiume che si ebbero le maggiori trasformazioni del paesaggio: nel bacino oggi interrato, al tempo dei Liguri facevano scalo navi greche, etrusche e romane.

Parte del suo territorio è inserito nell Parco naturale regionale di Montemarcello-Magra-Vara.

Molto sentita è la cucina tradizionale, un misto di sapori e tradizioni dovuto al posizionamento del comune all'interno della Lunigiana storica, al confine tra Liguria, Toscana ed Emilia Romagna.

Castello di Arcola. Situato sovrastante il paese, con vista strategica sulla piana di Sarzana e la foce del fiume Magra, la costruzione del castello risale agli inizi del XII secolo ad opera degli Obertenghi. Nel corso del XIII secolo subì numerosi e gravosi assedi, tra cui l'assalto della Repubblica di Genova nel 1278 per la conquista del feudo; dell'assedio genovese rimarrà intatta solo la vicina torre. Ricostruito ex novo e convertito in palazzo feudale fu nel 1320 assediato dal Signore di Lucca Castruccio Castracani; nel 1436 ritornò in possesso della repubblica genovese. L'odierno palazzo, oggi sede del municipio, fu costruito sul sito dell'antico castello obertengo nel 1885.
Torre pentagonale obertenga. Eretta in prossimità del Castello, la torre è l'unica testimonianza coeva dell'antico castello eretto dagli Obertenghi nel X secolo. Alta sedici metri è a pianta pentagonale ed è munita, alla sommità, di merli e di piccole finestrelle sui lati. Tra la torre e il piazzale del municipio in un'aiuola è collocata un'antica vasca marmorea per la misurazione del volume di mezzo barile di vino. Secondo la datazione incisa nel marmo l'unità di misura utilizzata era quella in uso a Genova nel 1601.
Castello di Trebiano. Citato per la prima volta nel diploma del 963 dell'imperatore Ottone I, fu costruito dai vescovi di Luni che lo utilizzarono come roccaforte sul colle. Nel 103, così come l'intero feudo, divenne dominio dei Signori di Trebiano, vicini alla diocesi lunense. Nonostante l'imponente mole della struttura suggerisca per il castello una posizione per la difesa del paese, fu scelto dai vescovi come semplice residenza feudale.
Forte di Canarbino. Al confine amministrativo tra Arcola e Lerici, sulla sommità del crinale che domina l'abitato di Pitelli, si trova la località di Canarbino, sede di un forte militare del XIX secolo che fa parte del Sistema fortificato del Golfo della Spezia. L'edificio conserva ancora intatta tutta la sua struttura originaria, compresi i fossati e le mura di cinta e viene oggi utilizzato come poligono di tiro.

Pieve parrocchiale di San Michele Arcangelo nella frazione di Trebiano. La pieve è indicata già nella bolla pontificia di Eugenio III del 1149. La chiesa fu costruita nel XVI secolo su una struttura precedente. È di stile romanico, ha tre navate sostenute da otto colonne di marmo rosso locale. Ai lati vi sono quattro altari intitolati a santa Caterina, san Bernardo, san Rocco e alla Natività. All'interno della chiesa si trova un'ara romana proveniente da Luni e impiegata come pila dell'acqua benedetta, un crocefisso a tempera su legno risalente al 1456, una pala d'altare in marmo della prima metà del XVI secolo e una Via Crucis del Settecento.
Santuario di Nostra Signora degli Angeli nel capoluogo. Edificato nel luogo in cui sarebbe avvenuta una miracolosa apparizione della Vergine il 21 maggio 1556. Nel 1558 venne costruita l'attuale cappella sotterranea. Una chiesa sovrastante fu edificata sullo scorcio del secolo, mentre l'attuale tempio è opera della seconda metà del XVIII secolo.
Pieve parrocchiale dei Santi Stefano e Margherita nella frazione di Baccano. La pieve è ricordata nella bolla pontificia di papa Eugenio III del 1149. Fu trasformata in stile gotico con abside quadrata, fiancheggiata da analoghe cappelle con ampi archi acuti a tre navate. All'interno è conservato un trittico in marmo del XIV secolo raffigurante la Beata Vergine e i Santi Pietro e Giovanni Battista; all'esterno la pieve custodisce una fontana fatta costruire dal vescovo di Luni Giovanni Battista Salvago nel 1626. Peculiare la scritta che sovrasta il portone d'entrata della chiesa: Terribilis est locus iste.
Chiesa parrocchiale di San Nicolò nel capoluogo. Citata in un atto del 1132. Venne ingrandita nel 1628 e ultimata nel 1673. La struttura è divisa in tre navate con sei colonne marmoree di ordine tuscanico. All'interno della chiesa è ospitata una tavola in marmo ad alto e bassorilievo raffigurante la Madonna col Bambino Gesù tra i santi Margherita d'Antiochia e Nicolò. Il campanile venne messo in opera nel 1658.

Luni

Il nome di Luni deriverebbe dalla sua consacrazione alla dea romana "Luna", forse da parte di Marco Emilio Lepido, che partecipò alla fondazione della colonia nel 177 a. C.
L'appellativo è probabilmente dovuto a un epiteto di Diana Lucifera, e sarebbe da ricollegare anche alla forma a falce dell'allora porto cittadino. Il legame con Luna, tuttavia, non sarebbe da ricondurre solo all'assimilazione della dea all'astro notturno. Al contrario, l'epiteto potrebbe essere dovuto anche al carattere particolare e selvaggio di Artemide-Diana, divinità dei luoghi incolti come le paludi. In effetti, l'etimo celto-ligure Lun o Luk potrebbe riferirsi al termine "palude". Il fatto che sia la colonia di Luna, sia quella di Lucca erano originariamente circondate da ampie zone paludose che via via i Romani riuscirono a bonificare nel corso di secoli comproverebbe questa ipotesi.
Dal nome della colonia deriva quello di Lunigiana, comprensorio racchiuso fra le province della Spezia e di Massa e Carrara ed attraversato dal fiume Magra e dal vecchio tracciato della via Francigena.

Il centro storico di Ortonovo sorge su una delle colline che diradano verso la piana del fiume Magra, e gran parte del territorio lunense, disabitata se si escludono i borghi di Nicola e Annunziata, si sviluppa nelle zone collinari. A sud-ovest si trova una valle che si insinua tra le colline, in cui si trova la località di Casano (sede comunale). La sommità della collina a sud-est di questa piccola valle ospita il borgo-frazione di Nicola, mentre sull'altro lato si trova la zona collinare detta Monticelli, quasi disabitata ma coltivata.
Tutto il resto del comune, che costituisce ormai un unico centro abitato di quasi settemila abitanti che raggruppa le frazioni di Casano, Dogana e Isola, si sviluppa nella zona pianeggiante, che si apre a sud-ovest della valle di Casano e fa parte della val di Magra. Il comune non ha sbocco sul mare in quanto, a sud, insiste la località di Marinella, frazione di Sarzana.
L'insediamento è situato lungo il tratto del cosiddetto Sentiero dei Ducati che collega la Liguria con la pianura Padana attraverso l'Appennino tosco-emiliano e il passo del Lagastrello. L'antico sentiero ripercorre un itinerario, la Via Francigena, percorso da mercanti e da pellegrini alcuni dei quali lo descrissero nei loro diari quali l'itinerario dell'inglese arcivescovo di Canterbury (X secolo) e la relazione del monaco benedettino islandese Nikulás Bergsson da Munkaþverá (XII secolo).

Il Museo archeologico nazionale di Luni ospita numerosi reperti archeologici rinvenuti durante gli scavi nell'area dell'antica città romana di Luna. Il museo è situato nell'area degli scavi in cui è possibile visitare i reperti portati alla luce, tra cui l'imponente anfiteatro, in buone condizioni di conservazione e costruito nel II secolo.
Ecomuseo etnografico. Il sito è ubicato presso un ottocentesco frantoio, il "frantoio della Colombara", a sua volta edificato su un preesistente edificio del XVI secolo, nella frazione di Casano. L'apertura dell'ecomuseo, dove sono esposti e raccolti materiali e documenti sulla civiltà contadina, è avvenuta nel 1990 dopo un accurato restauro del manifatturiero edificio.

L'anfiteatro della colonia romana di Luna fu costruito nel II secolo d.C., forse in età antonina. L'edificio sorgeva nel quartiere orientale della città, lungo l'antico tracciato della Via Aurelia. Il monumento è orientato sulla base della ripartizione agraria di età augustea che si sovrappone, con orientamento diverso, a quella risalente alla fondazione in età repubblicana della colonia.
Di forma ellittica, il suo asse maggiore misura 88,5 m e l'asse minore 70,2 m. Si calcola che l'edificio avesse una capienza di circa 7000 spettatori.
L'intera costruzione è stata realizzata in conglomerato cementizio. Alcuni elementi, però, furono rivestiti in pietra. È il caso delle volte delle scale, che presentano un rivestimento in blocchetti di scisti del Monte Caprione disposti irregolarmente (opus incertum). Le porte principali, invece, furono rivestite con blocchetti regolari di calcare grigio e ciottoli di arenaria (tale tecnica è definita petit appareil).

Torre di Guinigi. La "torre rotonda", svettante sul borgo storico ortonovese e attigua alla chiesa di San Lorenzo, verrà edificata nel corso del XV secolo; nello stesso periodo il signore di Lucca Paolo Guinigi acquisterà il territorio di Ortonovo dalla dominante signoria viscontea. Una leggenda popolare narra che proprio il Guinigi si recasse in cima alla torre, assieme ai figli e alla giovane moglie Ilaria del Carretto, per godere dell'ampio panorama[11][16]. Probabilmente la torre faceva parte di un preesistente castello o fortilizio, luogo dove oggi trova spazio la parrocchiale del paese e che la torre, di fatto, ne è il campanile.
Castello di Volpiglione. Edificato tra le località di Castelpoggio (Carrara) e Ortonovo, il fortilizio è risalente al periodo medievale (XI-XII secolo) e fu voluto dai signori di Boggiano. A differenza di coevi edifici difensivi attorno al castello non sorse un proprio borgo fortificato, e probabilmente il sito, isolato, fu destinato prevalentemente alla lavorazione del legname. Dell'edificio restano alcuni ruderi del pozzo, delle fondamenta della torre e altri accumuli.
Castello di Nicola, edificato al di fuori del centro storico del borgo. Secondo le fonti storiche la postazione difensiva verrà edificata in un periodo tra il XIII secolo e il XV secolo a controllo del territorio nicolese e della bassa val di Magra. Del castello, e della vicina torre, rimangono visibili alcuni ruderi e uno stemma fiorentino, quest'ultimo a ricordo della dominazione quattrocentesca della signoria dei Medici.

Antica cattedrale di Luni. La chiesa, intitolata a santa Maria Assunta, sorgeva nella città romana di Luna nei pressi del porto e dell'antico foro. Non più esistente dal XIII secolo circa, è stata individuata da campagne di scavo ancora in corso come edificata su una domus romana della fine dell'epoca repubblicana tra la fine del IV e l'inizio del V secolo, cioè nel periodo in cui si ritiene venisse fondata la diocesi di Luni. Citata per la prima volta in un documento dell'879 di Carlomanno (re d'Italia), fino al XII secolo subì vari restauri e rifacimenti prima di essere abbandonata assieme alla città all'inizio del Duecento.
Santuario di Nostra Signora del Mirteto, del XVI secolo, ubicato presso il monte Boscaccio a sud del borgo di Ortonovo.
Chiesa di San Martino, nella frazione di Casano, antico luogo di culto medievale situato nella zona del cimitero. L'impianto, in stile romanico, secondo alcune supposizioni, potrebbe essere identificato come la storica "chiesa di Iliolo", quest'ultima citata in un diploma imperiale di Ottone I di Sassonia datato al 963.

Luni Antica

Nell'antichità Luni era la località più importante tra Genova e Pisa, come testimoniano numerosi reperti emersi nell'ampio sito archeologico.
Venne fondata dai romani nel 177 a.C. come base militare nella lotta contro i Liguri, quando ancora si affacciava direttamente sul mare. In seguito divenne un importante scalo navale e commerciale dove venivano imbarcati i preziosi marmi delle Apuane, ma anche il legname da costruzione delle foreste appenniniche e il vino locale.
Con la costruzione della via Aurelia, Luni acquistò un'importanza ancora maggiore e i ritrovamenti archeologici testimoniano l'elevato livello di vita nella città.

L'influenza di Luni continuò fino al Medioevo e i suoi vescovi governavano questo territorio ancora oggi noto con il nome di Lunigiana. Le continue alluvioni provocarono l'interramento del porto e l'impaludamento di tutta la valle favorendo il diffondersi della malaria.
La fuga di gran parte della popolazione e il trasferimento della sede episcopale a Sarzana nel 1024 furono il preludio al declino di Luni. Un secolo più tardi Dante parlò di una "città morta" e dopo pochi decenni Petrarca la definì "il simbolo di un passato splendore".

Il sito archeologico mostra il tipico impianto urbano delle città romane. La rete viaria a strade ortogonali si sviluppa attorno a due assi principali, il decumanus (la ex via Aurelia) e il cardo. Nel punto in cui queste vie si intersecano sorge il foro con il tempio Capitolinum a tre celle dedicate a Giove, Giunone e Minerva.
L'edificio meglio conservato, l'anfiteatro, è ubicato fuori dalle mura.
Interessanti da vedere anche la Casa degli affreschi e la Casa dei mosaici, le rovine di un tempio di Diana e della basilica di Santa Maria.
Nel museo che sorge al centro dell'area sono esposte statue, ceramiche, monete, oggetti in vetro e documentazione relativa alla storia della città.

Ameglia

Situata a 6 km a sud di Sarzana, Ameglia rappresenta un tipico borgo di crinale con vie coperte, piccole piazze, facciate nascoste dall'edera e cortili interni adorni di fiori.

Dalla chiesa parrocchiale dei Santi Vincenzo e Anastasio si apre uno scorcio sulla stupenda cornice montuosa e sulla foce del Magra. La chiesa vanta un portale in marmo del XVI secolo e all'interno alcune sculture di maestri carraresi.

Presso il castello, anticamente conosciuto come Castrum de Ameliae e possedimento dei vescovi di Luni posto nel punto più alto del paese, una targa ricorda la prima citazionein un diploma imperiale dell'imperatore Ottone I nel 963.

Montemarcello

Questo borgo, frazione di Ameglia, è situato presso la cima del promontorio del monte Caprione, celebre per i locali menhir e per i Cavanei, costruzioni in pietra con volta a tholos di epoca imprecisata, e offre una vista panoramica sull'intera val di Magra il sottostante golfo della Spezia, e le Alpi Apuane.
Nel territorio del borgo, all'interno dell'omonimo parco naturale regionale, è un orto botanico dedicato alla flora locale, situato sulla vetta del Monte Murlo.

Il borgo conserva elementi architettonici storici: la porta d'ingresso al paese del XV secolo e dello stesso periodo la chiesa parrocchiale di San Pietro edificata secondo alcune fonti nel 1474[senza fonte] e ampliata al suo stato attuale tra il 1643 e il 1683. Al suo interno è conservata un'ancóna marmorea del 1529 ritraente Gesù Cristo (nelle sembianze del Volto Santo di Lucca) e i Santi Sebastiano e Rocco, attribuita allo scultore francese Domenico Gar, e un trittico in legno del XIV secolo raffigurante la Vergine del Rosario fra i Santi Pietro e Giovanni Battista attribuita a Pietro da Talata detto "maestro di Borsigliana".

Castelnuovo Magra

Castelnuovo Magra è un antico borgo ligure situato sul monte Bastione, un colle che digrada verso la piana del fiume Magra.
La sua posizione regala una splendida vista una panoramica a 360° sulla vallata, tale da consentire una visuale che va dalla costa tirrenica del Mar Ligure alla val di Vara. Nelle giornate particolarmente limpide si possono scorgere le isole della Gorgona e della Capraia, fino alla sagoma della Corsica.

Il centro storico e le frazioni-località di Marciano e Colombiera si trovano nella zona più centrale, in posizione collinare e pianeggiante.
L'altitudine massima del territorio è di 698 m s.l.m. presso la zona a nord, ai confini con Fosdinovo e quindi con la Toscana, dove è ubicata la frazione di Vallecchia.
A sud, sul confine con la frazione sarzanese di San Lazzaro, c'è Molicciara, la cui area è attraversata dal torrente Bettigna e dall'ottocentesco canale Lunense.

Il territorio di Castelnuovo Magra fu da sempre legato storicamente e culturalmente alla zona della bassa Lunigiana, area a cavallo delle odierne province della Spezia e di Massa e Carrara, facente parte durante l'epoca imperiale romana della giurisdizione di Luni (II secolo a.C.[4]), quest'ultima importante città commerciale dell'impero. Tracce di una probabile presenza umana in epoca romana sono testimoniate, oltreché a diverse sepolture in terra castelnovese, appartenenti all'area occidentale della necropoli di Luni, da alcuni rinvenimenti edilizi di una domus agricola imperiale nella zona delle Colline del Sole.
Con la caduta dell'impero di Roma tutto il territorio venne assoggettato al forte controllo dei conti-vescovi di Luni[4] che fecero del borgo una delle loro sedi vescovile. In questo periodo medievale sorsero nell'odierno territorio castelnovese i primi villaggi e borghi fortificati; tra questi il castrum de monte Leonis, ubicato tra le frazioni di Marciano e Vallecchia, citato nel Codice Pelavicino del 4 marzo 1096.
La nascita del primitivo borgo di Castelnuovo è presumibilmente indicata in un periodo tra il 1187 e il 1203, anno in cui ufficialmente compare in un atto il nome del borgo per la prima volta. Fu infatti la guerra tra il vescovo di Luni Gualtiero II e i marchesi Malaspina, grandi feudatari della Lunigiana, sul finire del XII secolo, che portò lo stesso vescovo alla decisione di edificare tra la zona di Fosdinovo e Carrara un presidio difensivo e di controllo delle principali vie di comunicazione del feudo, tra queste la via Francigena dei pellegrini.

Tra i luoghi di interesse a Castelnuovo Magra segnaliamo il Castello di Castelnuovo Magra, la cui costruzione, svettante sul borgo, fu voluta dal vescovo di Luni Enrico da Fucecchio verso la fine del XIII secolo. Già residenza nobiliare vescovile fu nel XV secolo e ancora nel XVI secolo convertito all'uso militare-difensivo dalle successive proprietà fiorentine e in seguito genovesi.
La chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena nel centro storico di Castelnuovo. L'edificio fu eretto in stile tardo rinascimentale nel XVII secolo sulle fondazioni di una precedente costruzione. Tra le opere di pregio qui conservate il dipinto della Crocifissione, nella cappella sinistra in testa alla navata, del pittore fiammingo Pieter Brueghel il Giovane e forse copia di un'omonima tavola dipinta dal padre Pieter Bruegel il Vecchio e andata dispersa; l'opera, curiosamente, colpisce per la presenza di quattro croci sul Calvario.
L'Oratorio dei Rossi o del Santissimo Sacramento nel centro storico castelnovese, di fianco alla parrocchiale. Conserva un crocifisso, sull'altare maggiore, che la tradizione locale vuole sia stato sottratto da alcuni soldati di Castelnuovo a Fornovo nell'agguato del 6 luglio 1495 alla carovana di Carlo VIII di Francia.
L'Oratorio dei Bianchi o dell'Assunta nel centro storico, caratterizzato dalla facciata in stile rinascimentale, fu edificato nel XVI secolo nel cuore del medievale "Borghetto". Al suo interno, ad unica navata, sono conservati gli scranni dei confratelli in legno di noce del coro settecentesco.
La Chiesa parrocchiale del Sacro Cuore di Gesù tra le frazioni di Colombiera e Molicciara. Edificata negli anni trenta del XX secolo, l'apertura al culto avvenne il 6 ottobre 1935 e l'intitolazione nel 1939; la sua comunità parrocchiale è considerata tra le più vaste della diocesi spezzina.
Il Palazzo Amati-Ingolotti-Cornelio, nel centro storico castelnovese, sede attuale del municipio. Il palazzo fu riadattato negli spazi di un preesistente edificio nel corso del XIX secolo dal marchese Amati per la moglie, duchessa Caetani di Sermoneta. Nella sala consigliare, già sala di rappresentanza del palazzo, sono presenti cicli di affreschi realizzati agli inizi dell'Ottocento dal pittore Bontemps. Le sale delle cantine, risalenti al XVI secolo, ospitano dal 1996 l'Enoteca pubblica della Liguria e della Lunigiana. Esternamente, il giardino pensile del XVIII secolo. Il palazzo ospita, inoltre, l'archivio storico comunale contenente atti e documenti a partire dal XVI secolo.
Villa Baracchini nella frazione di Molicciara. Edificata nel XVII secolo, la proprietà dell'edificio passò dalla famiglia genovese dei De Mari ai Podestà Lucciardi e ancora ai Cecchinelli e ai Samengo. Gli affreschi interni sono opera del pittore spezzino Luigi Agretti.
Il Monumento ai caduti opera dello scultore carrarese Nardo Dunchi.




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