La Spezia

La Spezia e il Golfo dei Poeti

Golfo dei Poeti

La Spezia

La città sorge su un angusto lembo di terra stretto tra mare e monti; diretta conseguenza di ciò è la presenza di numerosi quartieri collinari e la disposizione piuttosto irregolare della pianta urbana, che negli anni venti ha richiesto addirittura lo sbancamento del colle dei Cappuccini (dove sorge l'attuale Piazza Europa) per consentire al centro storico lo sviluppo possibile verso est, in direzione della piana di Migliarina, poiché l'area ad ovest è occupata dall'Arsenale Militare.

Tale sviluppo urbanistico ha richiesto ingenti opere di bonifica; infatti dove oggi sorge la gran parte dello scalo portuale era un tempo un'ampia zona paludosa, detta gli Stagnoni.

Il golfo che protegge la città ha una estensione di circa 150 ettari, ed è chiuso da una diga foranea lunga circa 2.210 metri con due passaggi, quello di ponente di circa 400 metri e quello di levante di circa 200 metri. L'insenatura del golfo ha una profondità di 4,6 km ed una larghezza di 3,2 km.

Proprio la particolare conformazione del golfo, ben riparato dalla furia delle mareggiate e da possibili attacchi nemici, ha fatto sì che alla Spezia venisse costruito uno dei piùgrandi arsenali della Marina Militare e, nel corso degli anni, si potesse sviluppare uno dei maggiori porti mercantili del Mar Mediterraneo.

In città sono presenti tre piste ciclabili.
2 Giugno - Fabiano Basso. Per 1,5 km. Ciclostradale (congiunzione con via Fieschi).
Via Fieschi. Per 1 km. Ciclostradale (congiunzione con 2 Giugno - Fabiano Basso).
Viale Italia. Per 3 km. Ciclabile.

La cattedrale di Cristo Re sorge sulla collina un tempo sede del Convento dei Cappuccini e domina con la sua imponente mole la centralissima Piazza Europa.
La Spezia divenne sede di Diocesi nel 1929 e fu in quella occasione che venne indetto un concorso per il progetto della nuova cattedrale. L'architetto Brenno del Giudice presentò il progetto risultato vincitore, ma che tuttavia venne accantonato fino al 1956, quando venne nuovamente presa in considerazione la realizzazione della cattedrale.
Il nuovo progetto fu affidato ad Adalberto Libera; alla morte di Libera (1963), il progetto, già in fase di realizzazione, venne affidato a Cesare Galeazzi che vi apportò alcune modifiche. La cattedrale, con la sua caratteristica forma circolare, venne consacrata nel 1975.
Contrariamente alla tradizione che vuole le chiese a croce romana o greca, la circolarità di questo tempio richiama l'ostia usata per la celebrazione della messa: l'eucarestia è il sacramento che inserisce in Cristo e quindi entrare in chiesa per i fedeli equivale ad entrare a far parte della famiglia del Salvatore, che ne è il centro con la sua Parola e il suo Sacrificio (sul presbisterio domina la Croce che è illuminata dall'unica fonte di luce proveniente dal lucernario posto al centro della copertura dell'edificio).
L'interno è circondato da dodici massicce colonne che recano i nomi degli Apostoli. L'altare, il pulpito e il tabernacolo sono opera della scultrice Lia Godano che ha usato il marmo statuario delle Alpi Apuane, ben visibili dalla Spezia. La Chiesa è priva di affreschi; un programma di mosaici era previsto nel primo progetto di Brenno del Giudice, ma poi non venne realizzato.
Dal 1983, nella cripta sono state composte le spoglie della mistica spezzina Itala Mela di cui è in corso la causa di beatificazione. Vi è sepolto anche Giovanni Costantini, primo vescovo della Diocesi.

La chiesa abbaziale di Santa Maria Assunta risale al XIII secolo (il primo documento in cui viene fatto riferimento alla chiesa è datato 1343); da quel momento in poi la chiesa figura come un'importante istituzione negli affari della comunità locale.
A causa della sua posizione centrale la chiesa conserva un interessante patrimonio artistico, nel quale sono confluite anche alcune opere provenienti da altre istituzioni religiose soppresse nel corso degli anni, come ad esempio il convento francescano che venne annesso all'Arsenale.
Tra queste opere ricordiamo L'incoronazione della Vergine di Andrea della Robbia, La Moltiplicazione dei Pani di Giovanni Battista Casoni ed Il Martirio di San Bartolomeo di Luca Cambiaso, e l'imponente Crocifisso di scuola ligure e risalente al XV secolo.
La chiesa è stata duramente colpita dai bombardamenti durante il secondo conflitto mondiale. Nel dopoguerra è stata restaurata e dotata di una nuova facciata.

Santi Andrea e Cipriano, progettata dall'architetto Franco Oliva (1932-1934), sorge in via Vittorio Veneto nel complesso dell'Ospedale Civile Sant'Andrea. L'edificio, con facciata a capanna, è posto su di un piano rialzato con paramento a un bugnato grezzo. L'entrata ha un protiro sormontato da due statue di Angeli, opera dello scultore spezzino Augusto Magli, al quale si deve anche la Via Crucis in bronzo all'interno della chiesa.

La chiesa dei Santi Giovanni e Agostino si trova arroccata alle spalle di Piazza S. Agostino e venne edificata nel XVI secolo, originariamente come un oratorio per il ricovero dei defunti. L'edificio ha una singola navata assai ricca di decorazioni del XVIII e del XIX secolo, il risultato è un contrasto tra l'austerità della parte esterna e lo sfarzo delle decorazioni barocche presenti nella navata e nell'abside.

La chiesa di Santa Maria della Neve sorge sul viale Garibaldi nel centro storico cittadino. La sua costruzione risale alla fine del XIX secolo su progetto dell'architetto torinese Giuseppe Ferrari d'Orsara.

La chiesa di Santa Maria della Salute, detta anche Madonna della Scorza, sorge in piazza Brin.

La chiesa di Santa Rita ospita un grande mosaico dell'artista spezzino contemporaneo Ferdinando Carotenuto.

Il Santuario della Madonna dell'Olmo si trova sulle pendici del monte Santa Croce, il colle che sovrasta il paese di Fabiano, sul lato occidentale dell'ampio Golfo della Spezia, a circa 280 m sul livello del mare. L'inizio del culto verso l'immagine della Madonna dell'Olmo risale al 1690 circa, quando un'effigie della Vergine con il Bambino, dipinta su una lastra d'ardesia, era collocata su un muro a secco lungo la via: qui i viandanti sostavano per la preghiera. Del quadro (cm 47 x cm 63) non si conoscono né l'autore, né l'epoca d'origine, che, tuttavia, può collocarsi intorno alla suddetta data d'inizio della pubblica venerazione: esso raffigura la Madonna che tiene in braccio il bambino Gesù; alla sua destra vi è san Giuseppe e alla sinistra, un altro santo che fu identificato, originariamente, in San Giovanni; piùtardi si pensò a sant'Antonio da Padova o a san Tommaso d'Aquino. La piùrecente tradizione parrocchiale, infine, ha potuto identificarlo in san Nicola da Tolentino, a causa dei segni iconografici con i quali egli è rappresentato, ovvero la stella sul petto ed il giglio sulla mano sinistra.
In origine, e poi per molto tempo, la Madonna venerata in quest'effigie, non era conosciuta come "Madonna dell'Olmo", bensì con il titolo di "Madonna del Monte", perché il luogo ove era posta si trova sul Monte Santa Croce, o anche "Madonna della Costa", da allora nome della località. Il titolo dell'Olmo si affermò in epoca molto tarda, quando già esisteva la primitiva Chiesa: esso derivò, secondo le testimonianze dei parroci di allora, da una grossa pianta d'olmo, che si trovava nel piazzale del tempio.
Il 6 giugno 1659, con un atto notarile, il sindaco A. Carassale e alcuni agenti della corte diFabiano, si impegnarono, in nome della popolazione, a costruire una chiesa in onore della Beata Vergine Maria; la costruzione della chiesa durò otto anni. Per oltre centosettanta anni il numero dei pellegrini andava progressivamente crescendo, sicché le dimensioni dell'oratorio si rivelarono insufficienti.
Fu così che, il 1º giugno 1838, in una storica riunione, tutti i capifamiglia della parrocchia, convocati dal parroco Don Battista Borachia e dal presidente della Fabbriceria, il conte Gerolamo Federici, all'unanimità presero la decisione di costruire una chiesa piùgrande e piùbella, un santuario, appunto, anche per riconoscenza alla Madonna, per la sua intercessione nell'epidemia del 1817.
La Chiesa è stata, specialmente nel dopoguerra, ma anche tuttora, oggetto di culto e di venerazione. La seconda domenica di maggio, i devoti della Madonna del'Olmo, sono soliti effettuare un pellegrinaggio. Un tempo la salita era percorsa a piedi, partendo dalla località dei Buggi o da Fabiano Basso e percorrendo un viottolo in salita, fino ad arrivare al Santuario. Oggi il percorso si abbrevia arrivando ad oltre la metà del cammino, salendo per la Strada Litoranea sino nei pressi della chiesa di Fabiano Alto, là dove la strada incrocia l'antico sentiero. Ed era, ed è tuttora, una fila ininterrotta di fedeli che pregando, spesso in ginocchio, sale l'erta del Monte Santa Croce per raggiungere dopo non poca fatica la spianata della Chiesa. E risulta che i miracoli non sono stati pochi.

La chiesa di Sant'Andrea a Fabiano Alto è stata definita "un contenitore modesto" perché, in effetti, la struttura esterna non è certamente di pregio. Ma è l'interno che compensa questa "modestia".
C'era un tempo una Madonna col Bambino del Trecento, in marmo, oggi trasferita al Museo Diocesano. Ma nella Chiesa si trovano almento tre dipinti, due su tela ed uno su ardesia degni di nota. Recentemente è stata restaurata una tela di Sant'Elena di cui si ignora come sia arrivata nella Chiesa. Comunque misura 155 - 115 centimetri, tela assai rada, cornice antica dorata a foglia, attribuibile a Francesco Guarino, (1611,1654), considerato uno dei protagonisti della scuola napoletana del secolo XVII.
Infine la Chiesa di Sant'Andrea è da ricordare perché vi viene ricoverata la Statua della Madonna dell'Olmo che viene portata, la seconda domenica di maggio, in pellegrinaggio al vicino Santuario della Madonna dell'Olmo, che si raggiunge con un'arrampicata lungo un sentiero a scale sul Monte Santa Croce.

La chiesa di Santo Stefano di Marinasco è una delle antiche pievi del Golfo.

Tra i palazzi che meritano una visita alla Spezia ricordiamo l'Ex albergo Croce di Malta costruito nel 1875 che ospitò per molti anni la famiglia reale dei Savoia e il Palazzo delle Poste Centrali, il Palazzo delle Poste, il Palazzo di Giustizia, Palazzo Maggiani, Palazzo Doria e Palazzo Castagnola.

Il Teatro Civico venne inaugurato nel 1846, il primo teatro appositamente edificato a tale scopo nella città, da un progetto venne redatto dall'architetto ticinese Ippolito Cremona, interprete del neoclassicismo genovese.
Dopo alcune modifiche apportate alla fine del secolo, il teatro, ormai inadatto alle esigenze di una città in continua crescita, venne abbattuto per essere sostituito da un nuovo edificio teatrale rispondente alle nuove necessità. Il nuovo progetto è affidato all'architetto Franco Oliva, mentre lo scultore Augusto Magli è autore dell'apparato decorativo. I lavori del nuovo teatro vengono terminati nel 1933.

Il Castello San Giorgio è la piùantica costruzione militare della città, in posizione collinare, è il Castello San Giorgio, la cui prima fase costruttiva è antecedente al XIII secolo. La Repubblica genovese costruì inoltre varie altre fortificazioni nel golfo a difesa dalle incursioni mussulmane.

In città sono presenti numerosi musei degni di nota: il Museo Civico Archeologico "Ubaldo Formentini", il Museo Civico "Amedeo Lia", il Museo Diocesano della Spezia, il Museo Nazionale dei Trasporti, la Palazzina delle Arti e Museo del Sigillo, il Museo Civico Etnografico "Giovanni Podenzana", il Centro d'Arte Moderna e Contemporanea (CAMeC) e il Museo Tecnico Navale.

Porto Venere

Anche se le origini più antiche del borgo vengono fatte risalire sino al VI secolo a.C., le prime datazioni storiche di Porto Venere risalgono a Claudio Tolomeo (150 d.C.) e all'Itinerario Marittimo dell'imperatore Antonino Pio del 161 d.C.

Il nome del borgo (Portus Veneris) derivava da un tempio dedicato alla dea Venere, sito esattamente nel luogo in cui ora sorge la Chiesa di San Pietro. Il nome era probabilmente legato al fatto che, secondo la tradizione, la dea era nata dalla spuma del mare, abbondante proprio sotto quel faraglione. Oppure, ci piace crederlo, perché Porto Venere era una località bellissima e romantica anche allora.

Il borgo originario (castrum vetus), abitato da antichi pescatori, era sito nell'attuale piazzale Spallanzani ed è oggi interamente scomparso. Da località di pescatori, Porto Venere divenne base navale della flotta bizantina, ma fu assalita e distrutta da Longobardi nel 643 d.C. I pochi reperti romani, consistenti in alcune murature rinvenute sotto il piazzale Spallanzani, si rifanno all'assorto periodo cristiano-monastico dei monaci di san Colombano, con l'antica Chiesa di San Pietro della diocesi di Luni.

Sono datati 1113 i documenti che testimoniano la costruzione del primo Castello; nel 1130 viene costruita la chiesa di San Lorenzo e nel 1139 il borgo nuovo. Sono del 1161 le mura che racchiudono entrambi i borghi, vecchio e nuovo, ed è infine nel 1162 che viene sancito formalmente il passaggio delle due chiese sotto la giurisdizione del vescovo di Genova, confermando di fatto il completo dominio genovese sul borgo. Nel XV secolo, con l'assalto degli aragonesi, viene meno il dualismo tra i due borghi; il borgo vecchio viene distrutto e lascia libero lo spazio che ancora oggi si può osservare tra il borgo nuovo e la chiesa di San Pietro.

Dal 1997 Porto Venere, insieme alle isole Palmaria, Tino, Tinetto è stato inserito tra i patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

Nei dintorni di Porto Venere è possibile ammirare alcune grotte marine, tra cui la famosa Grotta Byron nella cala dell'Arpaia.

Il Castello Doria di Porto Venere è un'antica fortificazione del comune ligure di Porto Venere, nel Golfo dei Poeti, in provincia della Spezia. La fortezza è situata su un'altura rocciosa che domina il borgo marinaro ed è una delle piùmaestose architetture militari della Repubblica di Genova nel Levante ligure.

La chiesa di San Lorenzo venne eretta nel 1098 da parte dei genovesi, seguendo lo stile romanico, in un luogo dove in antichità sorgeva probabilmente un tempio dedicato a Giove. Nel 1340 vi si sviluppò un incendio, nel 1494 venne parzialmente distrutta ad opera degli aragonesi e subì alcuni restauri tra il 1494 e il 1582. Questi interventi di restauro consistettero nella sostituzione delle colonne in marmo portoro con colonne in marmo bianco, nella demolizione della torre nolare del presbiterio e relativa sostituzione con cupola ottagonale, ricostruzione del campanile a fianco dell'abside e sostituzione di quest'ultimo con un coro quadrato allungato.

La caratteristica chiesa di San Pietro venne consacrata ufficialmente nel 1198. La parte a fasce bianche e nere risale al XIII secolo, e venne restaurata tra il 1931 e il 1935. Questa parte è stata derivata da un corpo piùantico, che consiste nella chiesa primitiva, mentre a sinistra il campanile è basato sulla cappella sinistra del presbiterio. La chiesa originaria è un'opera di tipo siriaco del V secolo, con pianta rettangolare e abside semicircolare. Due archi a tutto sesto mettono in comunicazione questo spazio con la chiesa gotica. Quest'ultima a sua volta ha il tetto in legno strutturale ed il presbiterio è diviso in tre cappelle, coperto da volte ad ogiva ed a crociera, impostate su pilastri polistili.

Il Santuario della Madonna Bianca, già chiesa parrocchiale di San Lorenzo, è un antico santuario mariano situato in posizione dominante il centro storico e l'adiacente golfo fa parte della diocesi della Spezia-Sarzana-Brugnato.

Il Santuario di Nostra Signora delle Grazie è un antico santuario-convento situato nella frazione de Le Grazie su un seno di mare, circondato alle spalle da un vasto uliveto, fa parte della diocesi della Spezia-Sarzana-Brugnato ed è raggiungibile tramite la strada provinciale 530 collegante La Spezia con Porto Venere.

A Porto Venere sono presenti due musei, il Museo della Chiesa di S. Lorenzo e l'Antiquarium del Varignano.

Isola Palmaria

L'isola Palmaria con la sua superficie di 6,5 km², è la piùgrande delle tre isole del Golfo della Spezia e dell'intero territorio ligure; le altre due isole, Tino e Tinetto, si incontrano scendendo di pochissime centinaia di metri in linea retta verso Sud.

L'isola ha una forma triangolare: i lati che si affacciano verso Porto Venere e il Golfo della Spezia sono quelli piùantropizzati e degradano dolcemente sino al livello del mare, ricoperti dalla tipica vegetazione mediterranea; il lato che guarda verso Ovest, ossia verso il mare aperto, è caratterizzato invece da alte falesie a picco sull'acqua, nelle quali si aprono molteplici grotte. I lati piùantropizzati vedono la presenza di alcune abitazioni private, di una trattoria (in località Pozzale) e soprattutto di stabilimenti balneari, sia pubblici sia riservati ai dipendenti di Marina Militare e Aeronautica Militare.

Per quanto riguarda il lato occidentale, ovvero quello piùdifficilmente accessibile, sono degne di nota la Grotta Azzurra, visitabile in barca, e la Grotta dei Colombi, che si può raggiungere solo calandosi con delle corde. Quest'ultima in particolare si è rivelata molto importante nello studio delle vicende storiche del Golfo, in quanto al suo interno sono state ritrovate ossa fossili di animali pleistocenici, quali il camoscio e il gufo delle nevi, ma soprattutto resti di sepolture umane, che attestano la presenza dell'uomo ad almeno cinquemila anni fa.

Sull'isola sono presenti inoltre molte costruzioni di carattere storico: sulla sommità, inaccessibili in quanto territorio militare, il Forte Umberto I e il Forte Cavour; presso punta Scuola, un carcere dell'inizio del Novecento da pochi anni parzialmente ristrutturato e convertito a museo; sparsi nell'intero territorio dell'isola, svariati bunker risalenti alla Seconda Guerra Mondiale e resti di postazioni d'artiglieria costiera e contraerea per lo piùinaccessibili in quanto abbandonati e sommersi dalla vegetazione. Vicino al forte Umberto I è presente un Semaforo.

Degna di nota, infine, è la presenza (nella parte meridionale dell'isola, denominata Pozzale) di una cava abbandonata, utilizzata un tempo per l'estrazione del pregiato marmo nero con striature dorate detto portoro. Sono ancora presenti i resti delle gru e dei paranchi utilizzati per la movimentazione dei blocchi di marmo, nonché i muri delle abitazioni dei minatori.

Isola Tino

L'isola del Tino può essere considerata, fra le tre isole del Golfo, come quella "intermedia", sia come dimensioni, sia come posizione.

A Nord infatti troviamo l'isola Palmaria, la piùestesa, mentre a Sud vi è l'isolotto del Tinetto, di dimensioni piùridotte. Entrambe le isole citate distano dal Tino solo alcune decine di metri.

La superficie dell'isola è di 127.000 m2 ed il suo perimetro di quasi 2 km.

San Venerio, nato nell'isola della Palmaria, patrono del Golfo della Spezia e, dal 1961, il protettore dei fanalisti d'Italia, ovvero coloro i quali si occupano del funzionamento dei fari marittimi, visse in eremitaggio sull'isola sino alla sua morte, nel 630 e in sua memoria sulla sua tomba fu costruito dapprima un piccolo santuario (VII secolo) e piùtardi un monastero benedettino (XI secolo).

Sulla costa settentrionale dell'isola del Tino si incontrano infatti i resti del monastero e sulla sommità dell'isola è presente un faro.

La superficie dell'isola del Tino è interamente costituita da zona militare. Per tali ragioni sino a poco tempo fa era possibile visitare l'isola solo in due occasioni all'anno: il 13 settembre in occasione della festa di San Venerio e la domenica successiva.

Isola Tinetto

Il Tinetto, rispetto alle tre isole del Golfo, è quella che ha dimensioni piùridotte e che si trova piùa Sud, a poca distanza dal Tino. In realtà il Tinetto è poco piùdi uno scoglio, spoglio di vegetazione; tuttavia esso conserva tracce della presenza di comunità religiose sul suo angusto territorio. Nella parte piùoccidentale vi è infatti il rudere di un piccolo oratorio, risalente al VI secolo; spostandosi verso Est invece si trovano i resti di un edificio piùcomplesso, una chiesa a due navate con celle per i monaci, costruita in varie fasi sino al XI secolo e distrutta definitivamente dai saraceni. Pochi metri a sud dell'isolotto, sulla sommità di uno scoglio semisommerso, un tempo incubo dei diportisti, è stata installata una statua di Stella Maris alta circa due metri.
Immancabile la visita alla Grotta del Tinetto.

Sul Tinetto è presente un rettile endemico assai raro, la lucertola Podarcis muralis tinettoi.
Da diversi anni sul Tinetto è presente una colonia di gabbiani i quali diventano molto aggressivi durante il periodo delle nascite ed è quindi impossibile sbarcare sull'isola.

Lerici

Le prime tracce di Lerici nella storia risalgono all'epoca etrusca, quando con tutta probabilità fu insediato un primo loro villaggio. Nel tempo la particolare posizione fece di Lerici un porto naturale, prima per i Liguri, poi per i Romani.

Nel medioevo la baia servì come approdo e scalo, prima per la famiglia degli Obertenghi e poi per i Malaspina. Ma è con la repubblica marinara di Genova che Lerici cominciò ad assumere un ruolo piùimportante. Dopo aver acquistato Porto Venere e averne fatto una base per controllare il golfo spezzino, Genova venne in possesso di Lerici, negoziando con i signori di Vezzano e di Arcola, che erano i feudatari della località.

Nel 1152, a Porto Venere, fu firmato l'atto con il quale Giulenzio, Butafara e Girardo per Arcola e Guido, Bellengerio, Alberto, Girardo ed Enrico per Vezzano cedevano Lerici per 29 e 10 lire a Lucca. L'insediamento della Repubblica di Genova in questa parte del golfo e le sue mire espansionistiche verso est si scontrarono con la famiglia Malaspina: questi furono sconfitti nel 1174 a Monleone, e furono costretti a sottoscrivere un patto con il quale erano obbligati, fra l'altro a lasciare Lerici. Negli anni successivi il borgo lericino vide accrescere la sua importanza. La sua collocazione geografica e l'assenza di fortificazioni ne avevano fatto un luogo deputato a trattative per porre fine alla guerra fra Genova e Pisa. Fu proprio qui, nel 1217, che fu stipulato un trattato di pace fra di esse.

Lo scontro navale all' Isola del Giglio del 1241, risoltosi con la vittoria di Pisa sulla flotta genovese, incise sul destino di Lerici. La Repubblica marinara toscana, infatti, occupò la baia e l'approdo, forse senza incontrare resistenza. I pisani tentarono di vincere il presidio di Porto Venere ma furono respinti e per questo decisero di fortificare Lerici, iniziarono a proteggere il borgo con l'edificazione di mura. Il possesso pisano non durò a lungo; nel 1254 la sconfitta di Pisa ad opera dei genovesi, impose la restituzione del castello e del porto di Lerici. Genova mise mano al potenziamento delle difese lericine, rafforzò il castello e dopo qualche anno ricostruì il borgo fortificato.

Agli albori del XIV secolo il passaggio di Dante Alighieri, pur non storicamente documentato come nel caso di Sarzana e Castelnuovo Magra, è sostenuto da molti studiosi in forza della potente citazione del Canto III del Purgatorio. L'episodio della celebre memoria boccacciana della Epistola di frate Ilaro a Uguccione della Faggiuola, databile intorno al 1315 e relativa all'antico cenobio benedettino della vicina Bocca di Magra, vale senz'altro ad incrementare le probabilità della prestigiosa frequentazione.

Anche Lerici fu teatro degli scontri che opposero nei primi decenni del '300 i Ghibellini e i Guelfi, i quali per ben due volte distrussero il paese, senza riuscire ad espugnare il castello. Successivamente, alla fine del 1300 venne la denominazione dei francesi, alla fine della quale, nel 1411, le fortificazioni e il borgo furono venduti ai fiorentini. L'anno successivo Genova riuscì nuovamente ad entrare in possesso di Lerici, tenendola per quindici anni, fino a quando non fu consegnata ad Alfonso V d'Aragona. Gli avvenimenti della seconda metà del '400 videro succedersi diversi domini fino al definitivo passaggio a Genova nel 1479. Nei decenni successivi il castello, ampliato e consolidato con una pesante e spessa cortina esterna, per renderlo invulnerabile alle artiglierie divenne un punto di forza della Repubblica.

Degne di nota le di San Francesco e Santuario Nostra Signora di Maralunga e San Rocco.
Villa Marigola è un edificio storico nel comune di Lerici. Costruita sulla sommità del promontorio che separa le due insenature di Lerici e di San Terenzo, è circondata da un fitto bosco di lecci e offre una delle vedute piùaffascinanti sul Golfo di La Spezia.

Dall'iconico Castello di Lerici e dal piazzale della Bellavista si gode lo splendido panorama dell'intero arcipelago del Golfo dei Poeti.

La cittadina ospita il Museo Geopaleontologico.

Tellaro

Il paese è un piccolo borgo marinaro, arroccato su una scogliera che si affaccia sul Golfo della Spezia.
Meta di molti artisti italiani e stranieri, vi ha trovato dimora nei lunghi anni della propria vecchiaia Mario Soldati.
Tellaro, infine, è una delle borgate marinare che ogni anno partecipano al Palio del Golfo.

L'unica via di comunicazione carrabile, che dal capoluogo lericino porta al borgo di Tellaro, è una strada che si dipana a picco sul mare, passando per Maralunga e Fiascherino.

Il borgo è raggiungibile da alcuni sentieri pedonali che dai borghi sovrastanti calano verso il mare, anche se con una certa difficoltà, vista la natura aspra e impervia delle terrazze degradanti sul mare.

Tra le feste paesane di particolare suggestione vi è il Natale Subacqueo che celebra la nascita del Gesù, la notte di Natale. Ogni anno infatti la statua del bambino emerge dalle acque trasportata da un gruppo di subacquei e depositata nella mangiatoia, in una cornice di oltre 8.000 lumini e festeggiato da fuochi d'artificio sul mare. Il patrono di Tellaro è San Giorgio, il 23 aprile. Tradizionale è anche la "Sagra del Polpo", che si svolge ogni anno la seconda domenica d'agosto, organizzata dall'Unione Sportiva attiva nel borgo ligure.

Altrettanto suggestive le storie legate al borgo. Tra le piùfamose leggende, quella che racconta il salvataggio di Tellaro da un attacco notturno dei pirati saraceni, nel medioevo, ad opera d'un polpo gigante che destò la popolazione suonando a martello le campane della chiesa.

San Terenzo

Esisteva come paese indipendente già nel medioevo: borgo di pescatori e marinai, era dedito anche ai traffici del vino e dell'olio e vi aveva sede, fra l'altro, un ospitale; secondo la leggenda vi approdò il monaco Terenzio che qui fu ucciso. Diversi toponimi della zona ricordano il tempo delle Crociate: in particolare la tomba del crociato e lo scoglio di Orlando (che, secondo la leggenda, fu spezzato in due dalla furia del cavaliere).

All'estremità orientale del paese sorge un fortilizio quadrangolare del tardo medioevo, detto il Castello. La chiesa parrocchiale, dedicata alla Natività di Maria Vergine, fu costruita intorno al XVII secolo sui resti di un'altra precedente; contiene un bassorilievo di Domenico Gar, due grandi dipinti di Domenico Fiasella e la "tavola della Madonna dell'Arena" del XV secolo, così chiamata perché rinvenuta sulla spiaggia ("arena") dopo una forte mareggiata, e perciò tuttora oggetto di culto e di festa ogni 8 settembre.

Il 28 settembre 1922, nel cuore della notte, un fulmine colpisce la polveriera che era ospitata nel forte Falconara, sovrastante San Terenzo, e ne provoca lo scoppio: il paese, che contava allora 2083 abitanti, paga un tributo altissimo di vittime e viene quasi completamente distrutto (un monumento ricorda le numerose vittime, sia militari che civili, del disastro).

Dotato di una spiaggia attrezzata, nel suo moderno sviluppo San Terenzo ha acquistato una passeggiata a ponente, sotto le balze rocciose e la torre del Castello, e la passeggiata "da castello a castello" che collega i due paesi di Lerici e San Terenzo.

San Terenzo, infine, è una delle tredici borgate marinare che ogni anno partecipano al Palio del Golfo.

Il Castello di San Terenzio si erge su uno sperone roccioso all'estremità occidentale della baia che chiude lo specchio d'acqua antistante il paese. Come altri castelli della zona è stato oggetto di successivi interventi in epoche diverse che, tuttavia, nulla hanno tolto all'armonia dell'insieme. Attualmente si presenta come una struttura a pianta pentagonale, con tre torrette circolari agli angoli che guardano il paese, robuste cortine che racchiudono una seconda cinta interna, l'ingresso e un torrione a base quadrangolare, con merli piatti e beccatelli a sezione quadrata. Ci si arriva da piazza Brusacà, percorrendo via Meneghetti e poi la salita che porta all'entrata del fortilizio. Il castello di San Terenzo ha la sua origine attorno al 1400: si tramanda che sia stato costruito come bastione di difesa contro le incursioni dei pirati saraceni, e per questo la grotta che si apre nel promontorio roccioso sul quale sorge il castello è detta "Tana dei Turchi". Inizialmente era solo un'unica torre quadrata, merlata, alta una decina di metri, ma in tempi successivi fu aggiunta una seconda cinta di mura dal profilo di un pentagono irregolare e dotata, su tre angoli, di altrettante vedette a pianta circolare. Verso terra un enorme barbacane rinforzava il muro di fronte al fossato; ora il fossato è stato riempito, ma una feritoia del baluardo nord ne denuncia l'antica presenza. Il castello, nel corso dei secoli, dopo aver assolto alla funzione di difesa del borgo dagli attacchi provenienti dal mare, in epoca piùrecente divenne complemento difensivo della piùimponente fortezza di Lerici, per il controllo di un buon tratto dell'ampia baia. Fra i primi castellani vi fu Giovanni da Mongiardino, già castellano di Lerici (1401), al comando di otto balestrieri. Venne in seguito sostituito dal santerenzino Giacomo Rossi, che combatté contro i pisani, ricevendo l'elogio di Simon Boccanegra nel periodo in cui il castello apparteneva al sistema difensivo apprestato dalla Repubblica di Genova nel golfo della Spezia. Nel castello si sta realizzando un Museo dedicato ai poeti inglesi Percy Bysshe Shelley e Mary Shelley.

Villa Magni è nota per essere stata residenza, dall'aprile al settembre 1822, di Percy Bysshe Shelley.

Varese Ligure

La nascita del borgo trae origine dalla posizione strategica che occupava nei secoli passati, l'incrocio delle strade transappenniniche dirette verso Parma e Tortona. Le vie che partono da Sestri Levante e Luni trovavano, a Varese, facili accessi alla pianura Padana, con conseguente creazione di un mercato di scambio.

Nella zona dell'attuale Varese doveva esistere un insediamento di epoca bizantina, i cui resti sono stati rilevati sotto il castello. Ad avvalorare tale ipotesi sono alcuni toponimi di derivazione greca come il Monte dei Greci, antico nome del Monte di Cento Croci, e la località Baselica, che potrebbe indicare una selva imperiale o una strada ed il quartiere di Grecino.

Della presenza longobarda e dei monaci di san Colombano di Bobbio rimane anche traccia nella dedicazione delle chiese di Porciorasco e Ossegna a San Michele, al quale erano dedicati anche l'ospedale e la cappella di Cento Croci. Nell'Alta Val di Vara, pressoché disabitata, esisteva un'entità ecclesiastica importante, la pieve de Varia che aveva sotto la propria giurisdizione numerose terre: nel 1031 comprendeva, tra le altre, Cassego, Chinela, Trenzanasca, Scioverana, Zanega.

La presenza dei conti di Lavagna, nel territorio data all'inizio del XI secolo, che, nel 1161, ottennero l'investitura dall'imperatore Federico I. Alla fine del XII secolo, i rami dei conti, Fieschi e Pinelli, si stabilirono nell'attuale Cassego e di lì iniziarono a disboscare, a costruire edifici in legno, a seminare, ad avviare l'agricoltura e l'allevamento. Quasi subito iniziò la lunga stagione dei conflitti tra le due famiglie, quando i Fieschi scacciarono i Pinelli da Cassego e li costrinsero a rifugiarsi nella vicina località Carbello, dove costruirono una torre detta appunto "Torre dei Pinelli". Con un successivo patto le due casate si spartivano il territorio: quello a ponente della Torre spettava ai Fieschi, quello di levante ai Pinelli, mentre i terreni oltre il fiume Scagliana rimanevano di proprietà comune.

La superiorità numerica portò i Fieschi a conquistare la supremazia nell'Alta Val di Vara entro la fine del XIII secolo. Avuta dunque la meglio, essi decisero di consolidare la propria presenza sul territorio fondando un borgo che potesse diventare il fulcro della vita dell'intera zona; si stilò quindi un progetto d'insediamento, che prevedeva case murate e tutte uguali tra loro. Determinante nella scelta del sito fu la variazione di percorso della strada diretta dal parmense al mare, che non seguiva più come un tempo la mezza costa, ma il corso del fiume Vara.

Attraverso varie vicende storiche, i Fieschi tennero il feudo fino al 1386, anno in cui il Doge genovese Antoniotto Adorno lo acquistò dal conte Carlo. Presto la famiglia ne tornò in possesso, ma nel XV secolo il suo dominio venne insidiato per ben due volte e nel 1435 Nicolò Piccinino, alla guida di una spedizione ordinata da Filippo Maria Visconti contro i Fieschi, arrivò da Borgotaro, si impossessò di Varese del castello di Monte Tanano e distrusse il Castellazzo di Montevecchio.

Nel 1472 Varese passava sotto la dominazione dei Landi, feudatari dell'Alta Val di Taro, a seguito del matrimonio del signore di Compiano, Manfredo, con Antonia Maria Fieschi. Sarà Gian Luigi Fieschi "il Vecchio", nel 1478, a riconquistare il feudo alla famiglia, che lo reggerà fino al 1547 quando, in seguito alla fallita congiura del nipote Gian Luigi contro Andrea Doria, il potere della casata crollerà e i suoi domini saranno incamerati dalla Repubblica di Genova.

Il comune fu inserito nel circondario di Chiavari della provincia di Genova fino al 1923 quando, con l'istituzione della provincia della Spezia, con Regio Decreto n. 1913 del 2 settembre, si stabilì il passaggio nella neo amministrazione provinciale.

Il borgo conserva i seguenti monumenti storico, il Castello Montetanano, il Castello Fieschi, l'oratorio dei Santi Antonio e Rocco, il Borgorotondo il centro abitativo più antico e costuito attorno a una piazza rotonda e il Ponte di Grexino.

Brugnato

Tra il VII e l'VIII secolo, in seguito alla conquista della Liguria da parte dei Longobardi, i monaci colombaniani di Bobbio, che seguivano la regola di San Colombano e proseguivano nella loro opera di evangelizzazione, eressero un monastero che nel tempo si ingrandì fino a divenire un centro nevralgico sia religioso che economico.

Essa dipendeva come altre in Liguria e nel nord Italia dalla potente Abbazia di San Colombano di Bobbio.

La crescente importanza della comunità di Brugnato fece entrare necessariamente in contrasto con i Vescovi di Luni. Tali contrasti cessarono definitivamente nel 1133, con la nomina del paese a sede vescovile ed il passaggio ai monaci benedettini.

L'accresciuta potenza causò contrasti anche con la famiglia Malaspina, che rivendicava diritti sul borgo e su molte terre circostanti. Nel XIV secolo, il vescovo venne cacciato dai ghibellini, rifugiandosi a Pontremoli e la reggenza del territorio passò prima sotto i Malaspina, poi sotto i Fregoso e infine, nel XVI secolo, alla Repubblica genovese. Nel 1815 verrà inglobato nel Regno di Sardegna, così come stabilirà il Congresso di Vienna del 1814 anche per gli altri comuni della Repubblica Ligure, e successivamente nel Regno d'Italia dal 1861.

Cattedrale dei Santi Pietro, Lorenzo e Colombano, Sita nel centro storico la sua fondazione è risalente al XII secolo quando Brugnato fu eletta a sede suffraganea dell'arcidiocesi di Genova.

Il Santuario di Nostra Signora dell'Ulivo, Situato su un colle al di fuori del centro abitato la sua fondazione avvenne, come sostengono alcune fonti storiche, ad opera dei monaci dell'abbazia brugnatese. L'attuale struttura è risalente al XVIII secolo anche se l'edificio subì nei secoli precedenti diversi ampliamenti e rifacimenti. Al suo interno, ad unica navata, è presente un affresco raffigurante la Madonna col Bambino e i santi Pietro e Lorenzo e un dipinto della Vergine con in grembo il Bambino del pittore Vincenzo Comaschi di Lucca e datato al 1821. La festività della Madonna dell'Ulivo è celebrata dagli abitanti il Lunedì dell'Angelo.

Ex convento di San Francesco, Ora convento dei Padri Passionisti dal 1843. L'intero complesso, comprensivo del convento e della vicina chiesa di San Francesco, fu terminato nel 1635. All'interno della chiesa, ad unica navata e con cinque altari, sono custoditi dipinti e tele databili al XVII e XVIII secolo. L'edificio conventuale presenta un chiostro di forma quadrangolare, tre dormitori, un refettorio e una biblioteca.

L'oratorio di San Bernardo, dedicato originariamente a santa Maria Assunta, assunse l'attuale denominazione dalla compagnia dei Disciplinanti che, fondata nel 1518, cambiò l'attuale appellativo verso l'abate di Chiaravalle. Secondo le fonti storiche la nascita di tale oratorio fu voluta per ospitare i vari pellegrini, già ospitati nell'attiguo ospizio di Sant'Antonio.

Il Palazzo Vescovile, adiacente alla cattedrale dei Santi Pietro, Lorenzo e Colombano, fu l'antica dimora del vescovo della diocesi di Brugnato già dal 1133; la presenza di tale edificio, eretto sulle fondazioni della più antica abbazia di San Colombano, è testimoniata in documenti e registri vescovili databili tra il 1277 e il 1321. Nella sua storia la struttura fu più volte rimaneggiata da restauri e ampliamenti, il più cospicuo dei quali si svolse durante il vescovato di Giovanni Battista Paggi tra il 1655 e il 1663. Successive riparazioni, con innalzamento del soffitto e rifacimento completo delle coperture, furono eseguite nel XVIII secolo dal vescovo cardinal Benedetto Lomellini; le decorazioni interne del soffitto furono realizzate durante la reggenza di monsignor Gentile. Dal 1820, anno in cui la diocesi brugnatese viene unita alla diocesi di Luni-Sarzana, l'antico palazzo vescovile, proprio in quell'anno restaurato dal cardinale Giuseppe Spina, diventa dimora per breve visite e quindi abitato saltuariamente. Il palazzo ospita oggi il locale museo diocesano diviso nella sezione diocesana ed archeologica.

Il paese ospita il Museo Diocesano di Brugnato e il Museo Mineralogico "Ambrogio Del Caldo".




Potrebbe interessarti anche

Condividi

  • Condividi Visit Riviera su Twitter
  • Condividi Visit Riviera su Facebook
  • Condividi Visit Riviera su WhatsApp
  • Condividi Visit Riviera su Telegram