Lavagna, Riviera ligure di Levante, Liguria

Lavagna

   

Il borgo, come molti altri comuni liguri, si è sviluppato in epoca romana con il nome latino di Lavania. Il nome è rimasto nei secoli inalterato fino a trasformarsi nei secoli successivi nell'attuale toponimo di Lavagna.

Lavagna, che secondo fonti storiche locali, fu inizialmente nel primo Medioevo in epoca longobarda affidata ai monaci dell'abate irlandese san Colombano che sotto la direzione della potente abbazia di San Colombano di Bobbio la svilupperanno.

In seguito diverrà una contea dei Carolingi e soggetta successivamente ai vescovi di Genova, fu roccaforte feudale della famiglia nobiliare dei Fieschi creando fino al 1198 ampi contrasti politici con la Repubblica di Genova. Questa famiglia porterà, con il suo dominio geografico e politico, alto l'onore della città costruendo un vero e proprio impero nobiliare.

Durante il Medioevo tanti sono stati gli scontri politici per il dominio nel levante ligure e sicuramente i più forti antagonisti della famiglia si rivelarono i Doria, signori della repubblica genovese. Quando il borgo si eresse in comune autonomo, intorno al XII secolo, i signori fliscani continuarono, nei limiti, a svolgere il compito amministrativo e politico della cittadina.

Nel 1564 fu saccheggiata dal pirata turco Dragut subendo devastazioni come in altri comuni vicini già colpiti dal saraceno negli anni prima. Nel 1815 verrà inglobato nel Regno di Sardegna, così come stabilirà il Congresso di Vienna del 1814 anche per gli altri comuni della Repubblica Ligure, e successivamente nel Regno d'Italia dal 1861.

I lavori di edificazione del Santuario di Nostra Signora del Carmine iniziarono nel 1617, nella quale si edificò anche un convento dei Carmelitani Scalzi. Nella zona vi erano già ospitati un oratorio dedicato ai Santi Lucia e Gottardo, appartenente alla locale Confraternita dei Disciplinati. I lavori si conclusero nel 1631, donando alla nuova chiesa una statua in legno della Madonna del Carmelo, proveniente da Genova, che ancora oggi si trova sull'altare maggiore.
A causa della rivoluzione nel 1799 di Napoleone Bonaparte in Liguria, i carmelitani dovettero abbandonare il convento, soppresso dalle nuove ordinanze napoleoniche, trasferendosi dapprima a Novi Ligure poi a Genova.
Il convento venne smembrato e venduto ai privati, dopo essere stato utilizzato anche per altri scopi, mentre il chiostro ospita la biblioteca e la raccolta Alloisio dal 1984. La chiesa invece fu conservata, anche se spesso utilizzata spesso per altre finalità. Nel 1806 la chiesa tornò alle proprie funzioni religiose, eleggendo il complesso con il titolo di Santuario autonomo.
Il primo restauro si ebbe nel 1835 per riedificare il coro, consentendo così la demolizione di una parte di esso per favorire il tracciamento della strada che porta il nome del Santuario.
La facciata della chiesa è caratterizzata da un portale del XIX secolo e composta da sole tre finestre. La struttura del santuario è ad unica navata, composta nel totale da sei cappelle. All'interno i marmi usati nella costruzione degli altari sono stati prelevati da una nota fabbrica lavagnese.
Gli affreschi presenti sono opera del pittore senese Alessandro Franchi, dipinti tra il 1890 e il 1900, e di Giuseppe Repetto databili al 1860. I quadri appartengono invece a varie epoche storiche quali l'Estasi di Santa Teresa di Domenico Fiasella, la Natività e San Pietro di Orazio De Ferrari, e la raffigurazione di San Gottardo di Giovanni Andrea De Ferrari.
La cassa processionale è del 1857, usata nella celebre processione del 16 luglio per la festa omonima.

La costruzione del Santuario di Nostra Signora del Ponte risale al XIII secolo, grazie alla presenza di una cappella sul ponte sovrastante il torrente Entella. La ristrutturazione della cappella e del ponte fu voluta, secondo la storia locale, dal pontefice Innocenzo IV Sinibaldo Fieschi (appartenente alla celebre famiglia lavagnese dei Fieschi) per consentire un collegamento più sicuro tra le due comunità di Chiavari e Lavagna.
Nel 1451 il ponte e la cappella furono ceduti dai Fieschi alla confraternita dei Frati Francescani di Chiavari che, dopo aver acquistato un terreno sulla riva orientale dell'Entella, iniziarono i lavori di costruzione di una chiesa più ampia e degna di accogliere l'effige mariana. I lavori di edificazione, diretti da Simone Gatto, terminarono nel 1492 consentendo così la consacrazione della chiesa.
L'effige della Madonna del Ponte fu pertanto trasferita nel 1500 nella nuova chiesa, grazie al consenso del pontefice Alessandro VI, che accettò l'idea dei Francescani di ampliare l'edificio e di erigere un piccolo campanile. Nel 1506 furono aggiunti i due altari laterali. In una notte del 1564 la chiesa subì un saccheggio da parte del pirata Dragut, già celebre nel Tigullio per le sue razzie compiute nei vari borghi marinari di Rapallo e Santa Margherita Ligure, che straordinariamente non prelevò la preziosa immagine mariana. Questo evento rinsaldò tra la popolazione il culto dell'immagine e della sua raffigurazione.
La proprietà dell'edificio fu sempre amministrata dall'arciprete di Lavagna, nonostante i frati francescani ne chiesero più volte la totale custodia alle autorità ecclesiastiche competenti. La pacifica disputa fece sì che la chiesa venne infine chiusa, rimanendo così priva di culto per nove anni.
La chiesa venne trasformata e impreziosita nel 1783 e completamente rinnovata alla fine del XIX secolo. Nel rinnovamento si costruì la navata sinistra e si prolungò il presbiterio. Il campanile fu eretto nel 1898, affrescando tra l'altro l'interno della chiesa. Il 10 gennaio del 1903 fu costituita la locale parrocchia, con il titolo di Rettoria distaccandola dal precedente controllo della parrocchia di Santo Stefano, dal primo vescovo della diocesi di Chiavari monsignor Fortunato Vinelli, appellando così il nuovo titolo di chiesa parrocchiale e in seguito quello di Santuario. Verrà infine dichiarata monumento nazionale italiano.
Dopo circa sette anni di un accurato restauro, ad opera della Soprintendenza per i Beni Storici e Artistici della Liguria, il 22 marzo del 2009 l'effige della Madonna col Bambino è stata ricollocata all'interno del santuario mariano. I restauri al dipinto hanno permesso di stabilire una datazione che va dal 1290 al 1310 e, dai dettagli del quadro, di attribuire l'opera al pittore senese Pietro Lorenzetti.
La facciata è costituita da tre portali, quello mediano architravato e i due laterali lunettati. Nel portale maggiore è raffigurato un affresco della Madonna della Misericordia attribuito al pittore Lorenzo Fasolo e databile all'inizio del XVI secolo.
Nella lunetta del portale sinistro è presente un bassorilievo del XVI secolo raffigurante San Francesco che riceve le stimmate. Secondo la tradizione locale l'uomo senza cappuccio con un libro aperto tra le mani - raffigurato nel dipinto - sembrerebbe risalire alla figura del poeta toscano Dante Alighieri, che avrebbe attraversato il Ponte della Maddalena nel corso del suo viaggio verso la Francia.
Il campanile, progettato in forma neogotica, raggiunge un'altezza di circa 40 metri. Su tutti i quattro lati si aprono tre ordini di bifore e uno di trifore. Quest'ultimo è delimitato da due lesene poggianti su di un sottile cornicione ed è sovrastato da un frontone uguale a quello del corpo centrale della chiesa. La cuspide del campanile è coperta interamente con l'ardesia lavorata a squame, tipica pietra estratta dalle cave della Val Fontanabuona. Tra il terzo ordine di bifore e il cornicione sovrastante è stato inserito il quadrante dell'orologio.
L'interno, costituito a tre navate con un presbiterio absidato, presenta la navata centrale coperta da una struttura in legno a due spioventi, mentre le altre navate laterali sono coperte da volte a crociera. I due altari laterali sono dedicati all'Ascensione e al Crocifisso di Gesù. Gli affreschi presenti nella contro facciata sono databili al Cinquecento del pittore Lorenzo Fasolo; nella parte superiore si conserva un dipinto raffigurante la scena biblica della Strage degli Innocenti, mentre al di sotto vi sono alcune raffigurazione di santi francescani. La volta del presbiterio è stata dipinta dal pittore Carlo Thermignon con le figure dei quattro Evangelisti della Bibbia. Le due pareti del presbiterio sono opera di Carlo Krattly, ad eccezione dei sei quadri della parete che furono ideati e dipinti dal Thermignon. L'altare maggiore è sovrastato dall'icona della Madonna di Francesco Schiaffino. Ai lati del presbiterio sono poste due tele raffiguranti Gesù sale al Calvario e Gesù incoronato di spine, attribuite ad Antonio Lexerna. Il Crocifisso ligneo presente è un'opera dello scultore Anton Maria Maragliano del XVIII secolo. La pala della cappella della navata destra raffigura la Sacra Famiglia di Francesco Grandi, databile al 1882.

Secondo alcune fonti storiche la fondazione o la prima citazione della Basilica di Santo Stefano potrebbe essere risalente al VI secolo, precisamente nel 568, o ancor prima nel V secolo. Alcuni documenti e ritrovamenti testimoniano che sul luogo dove oggi sorge l'odierna chiesa vi era la presenza un'antica torre di segnalazione, utile ai naviganti e marinai per l'ingresso al porto, dove a fianco fu poi eretta la prima chiesa, orientata verso ponente con campanile a levante e a tre navate interne. Tracce del precedente edificio sono ancora oggi ben visibili all'interno della canonica, specie gli archi e i pilastri formanti il vecchio coro.
Sarà dall'VIII secolo per opera dei monaci dell'Ordine di San Colombano, presenti in liguria fin dall'epoca longobarda, che, divenuta importante pieve nel territorio, assunse un'ampia giurisdizione di controllo delle altre cappelle e chiese locali, tra le quali la chiesa di San Giovanni Battista di Chiavari, oggi facenti parte dell'odierno territorio diocesano chiavarese.
Una delle prime citazioni ufficiali è risalente ad un lodo del 994 del conte Oberto di Lavagna.
Divenuta collegiata dal 1060 fu sottoposta alla protezione della Santa Sede di Roma da papa Celestino III e occupò negli anni a seguire una notevole importanza ecclesiale nei territori dell'arcidiocesi di Genova; la sua collegiata fu infatti la prima extra urbem al di fuori di Genova.
Nei secoli successivi la nobile famiglia locale dei Fieschi ebbe sempre uno speciale riguardo verso la chiesa, considerandola infine il punto saldo religioso del loro dominio nelle terre del Tigullio e della Repubblica di Genova. Proprio per meglio esercitare il controllo feudale fu costruito vicino alla chiesa e all'antica torre di segnalazione un castello che, per alcuni storici, furono demoliti, il castello e la torre, forse dai soldati genovesi nel 1100 o più probabilmente nel 1200 dall'imperatore Federico II del Sacro Romano Impero per vendetta alla scomunica inflitta da papa Innocenzo IV della famiglia dei Fieschi.
Gli ultimi interventi di restauro, prima della conseguente riedificazione, furono eseguiti nel 1611. L'elevazione a basilica romana fu voluta dal pontefice genovese Benedetto XV con bolla pontificia del 16 maggio 1921.
L'odierna struttura, voluta dalla popolazione e sostenuta dall'arcivescovo di Genova cardinal Stefano Durazzo, sorge sulle rovine del preesistente castello fliscano e dell'edificio religioso ed è opera di Giovanni Battista o Gio Battista Ghiso, celebre architetto della Repubblica di Genova, che seguì o s'ispirò ad un progetto del più noto Gian Lorenzo Bernini. Una successiva ricerca dello storico Federico Alizieri attribuisce invece la paternità del progetto all'architetto Francesco da Novi, quest'ultimo camerale dei Padri del Comune di Genova.
Grazie ad un'apposita tassa sulla vendita del grano, imposta dalla municipalità lavagnese, si diede ufficialmente l'avvio ai lavori posando la prima pietra il 15 agosto del 1650.
Così come si apprende da diverse fonti dell'epoca, i lavori procedettero abbastanza alacremente poiché durante l'edificazione si assistette al crollo del campanile, il 1 novembre dello stesso anno, della precedente chiesa oramai in disuso. I due campanili, posti vicino alla marmorea facciata, furono ultimati nel 1657. L'edificazione, alla quale parteciparono numerosi e volontari abitanti di Lavagna, terminò nel 1668 e la consacrazione solenne avvenne il 18 ottobre del 1703.
Così come la precedente struttura anche l'odierno edificio è diviso in tre navate scandite da colonne in parte binate e sorreggenti le arcate a tutto sesto. Sulla navata centrale si imposta una volta a botte con plastici costoloni, mentre nelle due restanti campate minori si elevano volte a cupola.
La parte destra della chiesa vede il primo altare, detto "dei Pescatori", intitolato ai santi Pietro e Andrea il quale conserva una tela del pittore Sebastiano Galeotti raffigurante il Primato di san Pietro del XVIII secolo; il secondo, dedicato a san Giuseppe, presenta una tela ritraente la Sacra Famiglia di un probabile pittore di origine francese. Collocato nel 1855 l'altare presenta nella volta superiore l'affresco ritraente il Papa che proclama san Giuseppe patrono della Chiesa Universale.
Il terzo altare è intitolato all'Assunta e ai santi Antonio da Padova, Caterina da Genova e Francesco Saverio; restaurato nel 1896 presenta nella volta la rappresentazione del Miracolo di sant'Antonio. Il successivo altare, considerato il più pregevole per le sue caratteristiche artistiche e architettoniche, è dedicato a san Nicola di Bari e conserva un dipinto raffigurante il Cristo risorto, san Nicola e santo Stefano del pittore Domenico Piola; l'affresco della volta raffigura San Carlo Borromeo che dà la prima comunione a san Luigi Gonzaga.
L'ultimo altare della navata destra è dedicato alla Madonna del Rosario e l'ultimo restauro, così come si apprende da una lapide, è risalente al 1882, la stessa datazione dei due dipinti del pittore chiavarese Gian Battista Pianello; è lo stesso Pianello ad affrescare la cupola interna nel 1881 con la raffigurazione della Madonna che porge il rosario a san Domenico ed a santa Caterina. I due laterali affreschi rappresentano invece Papa Pio V che annuncia la vittoria di Lepanto e dall'altra parte una rievocazione pittorica dell'annuale processione della popolazione lavagnese durante la festività.
La parte sinistra della chiesa vede invece nel primo altare, partendo dall'ingresso principale, l'ubicazione del battistero risalente al XIX secolo; nella piccola cupola interna è affrescato l'evento biblico del Battesimo con la raffigurazione di Giovanni Battista, posto di schiena, e di Gesù. Il secondo altare è intitolato alla Madonna della Guardia e comunemente detto "dei Contadini"; qui si conserva il dipinto del pittore Sebastiano Galeotti raffigurante la Madonna della Guardia con san Martino e nella volta l'affresco ritraente l'apparizione mariana sul monte Figogna tra Genova e Ceranesi dove oggi sorge l'omonimo santuario.
Il terzo altare, il più antico e restaurato nel 1880, è intitolato all'Immacolata Concezione con l'omonima raffigurazione nella volta. Alla Santissima Trinità è dedicato il successivo altare laterale con la presenza della tela ritraente la Santissima Trinità, san Bernardo e san Rocco; nella volta l'affresco riprende il Sacro Cuore che appare a santa Maria. Il quinto è dedicato al Crocifisso di Gesù con l'omonima tela del Piola; il tema della crocifissione viene ripresa negli affreschi laterali del pittore chiavarese Pianello con l'Invenzione della croce e il Trasporto delle reliquie.
Il maggiore, dedicato a santo Stefano, è stato scolpito dai fratelli Bocciardi con statua marmorea, raffigurante il santo, dello scultore genovese Pasquale Bocciardo del XVIII secolo. I due quadri de Il Martirio e il Rinvenimento del corpo di santo Stefano sono opera del pittore Carlo Fontana; gli affreschi raffiguranti l'Ordinazione e la Predicazione di santo Stefano sono invece opera di Francesco Chiarella.

L'ampia e panoramica Piazza Guglielmo Marconi sottostante la Basilica di Santo Stefano, dedicata a Guglielmo Marconi, è frutto di un intervento ampliativo attuato nel 1673 alla quale si aggiunse un maggiore effetto scenografico, così come volle il progettista, con la demolizione nel 1749 delle adiacenti abitazioni antistanti la facciata in marmo. La demolizione consentì di rivedere così l'accesso alla chiesa con una nuova scalinata in ardesia, successivamente sostituita nel 1870 da una nuova pavimentazione in marmo bianco e con l'aggiunta nelle parti finali di essa di due leoni sorreggenti lo stemma comunale di Lavagna. Nel 1897 gli ultimi interventi decorativi della piazza videro la costruzione della loggia marmorea - detto porticato Bignardello - che permise così di accedere, senza passare davanti alla chiesa, al monumentale cimitero posto dietro la struttura religiosa. Recenti lavori hanno nuovamente rivisto le scalinate della loggia e una corretta conservazione degli elementi strutturali. Il campanile di sinistra ospita il concerto di campane della chiesa, mentre quello di destra alloggia la campana civica.

La chiesa parrocchiale di Santa Giulia di Centaura è situata nella frazione omonima e secondo alcune fonti conserva le reliquie di santa Giulia portate nel 1724.

Chiesa di Santa Maria Assunta è situata nella frazione di Sorlana fu inizialmente sottoposta ai territori diocesani della diocesi di Brugnato e in seguito aggregata alla comunità parrocchiale di Santa Giulia. Nel 1909 acquisì una propria autonomia e fu creata rettoria con decreto vescovile di monsignor Fortunato Vinelli della diocesi di Chiavari datato al 31 agosto.

La chiesa di Santa Maria Madre della Chiesa, dedicata l'8 settembre del 1977, fu smembrata dalla parrocchia di Santo Stefano nel 1967 e creata parrocchia autonoma il 22 agosto del 1968.

L'oratorio della Santissima Trinità è ubicato in prossimità del centro storico lavagnese e risalente al XV secolo, l'oratorio fu nei secoli sede della locale confraternita della Santissima Trinità operante nell'assistenza ai poveri, alla riscossione degli schiavi e alle funzioni liturgiche dei defunti; ancora oggi sono conservati gli scranni lungo le pareti dove si sedevano i confratelli durante le riunioni. All'interno sono custoditi una decina di cristi processionali, tra cui uno dello scultore Anton Maria Maragliano, diversi dipinti del pittore Luca Cambiaso e un organo del XVIII secolo.

Torre Ravenna o più comunemente conosciuta come Torre del Borgo. Secondo alcune fonti la sua edificazione, forse ad opera della famiglia nobiliare dei Fieschi, è risalente al XVI secolo come torre di avvistamento o di difesa. Dopo vari secoli in servizio per il borgo, dove fu persino adibita ad abitazione con cappella gentilizia, è ora sede della "Galleria artistica dell'ardesia" e della "Collezione Alloiso".
Qui si possono ammirare, oltre a oggetti in ardesia, ricche opere in ceramica e reperti archeologici provenienti da ogni parte del Tigullio. Nel sottostante giardino alla genovese vengono inoltre organizzate mostre culturali e concerti musicali.

Palazzo Franzoni è stato eretto nel 1696 e oggi sede del municipio, è considerato uno dei più importanti e celebri nel panorama lavagnese subendo nei secoli differenti usi. Originariamente appartenente ai marchesi Franzoni, da cui deriverebbe la denominazione, fu dapprima occupato nel periodo francese di Napoleone Bonaparte dalle truppe d'oltralpe (1797) e in seguito convertito ad uso ospedaliero per le violente epidemie.
Successivamente abbandonato fu acquistato da un locale contadino emigrato in Argentina, Lazzaro Repetto, e dal 1907 adibito per la ricezione alberghiera. Nel 1931, grazie ad una sottoscrizione della popolazione, fu acquistato dal Comune di Lavagna divenendo così sede attuale della municipalità lavagnese.

Palazzo Ravenna già convento dei Frati Carmelitani fu, dopo alcuni lavori di modifica alla struttura, sede originaria del municipio. Dopo il trasferimento di quest'ultimo nel 1931 nell'attuale palazzo Franzoni, è sede odierna della Biblioteca Civica "Giovanni Serbandini" trasferita nei locali del palazzo dal 1994. All'interno dell'edificio vi si svolgono durante l'anno manifestazioni e mostre culturali.

In città è presente il muse della Collezione Alloisio.

Cavi di Lavagna

La frazione è situata sulla costa del golfo del Tigullio tra i comuni di Lavagna e Sestri Levante. Originariamente storico piccolo borgo di pescatori è oggi un'importante e conosciuta località turistica - balneare del comprensorio, soprattutto nel periodo estivo. Il litorale è tipicamente basso e sabbioso.

Secondo alcune fonti storiche l'origine del toponimo "Cavi" sarebbe da ricercare nella storpiatura dal dialetto genovese della parola Capo o dalla più semplice "Cave", queste ultime richiamanti le antiche cave di ardesia nell'immediato entroterra.

La chiesa della Immacolata Concezione è stata costruita nel 1757 e decorata da marmi lavorati, fu anticamente succursale della vicina parrocchia di Santa Giulia di Centaura, anch'essa frazione di Lavagna, e sarà nel 1797 che verrà resa indipendente dall'arcivescovo di Genova monsignor Giovanni Lercari.